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TI RACCONTO ...

In Educare.it uno spazio dedicato al racconto.
Brani scritti dai grandi per i piccoli, da ragazzi per altri ragazzi e per tutti gli adulti che hanno voglia di ascoltarli.
Nei brevi racconti che pubblichiamo vogliamo leggervi lo sforzo di crescere e di trovare il proprio senso nel mondo, oppure il momento della memoria, ciò che unisce - nella trama delle esistenze - il presente al passato ed ai giorni a venire.

 

ALBERTO

di Paolo Monformoso

Alberto si svegliò una mattina di settembre ben deciso di andare in mare, da solo, con la barca a vela. Il cielo era semicoperto ma anche altre volte si presentava al mattino allo stesso modo e poi, con il passare delle ore, il sereno prendeva il sopravvento. La stagione balneare era ormai finita, per cui bastava allontanarsi di poco dalla riva per essere immersi nella solitudine del mare. Tanta pace; nessun rumore; silenzio.

All'improvviso un furioso temporale si abbatté sulla zona: poiché Alberto stava sonnecchiando non si era accorto dell'arrivo delle nubi così, la sorpresa di vedersele sulla testa e il mare agitato, fecero in modo che avvertì il pericolo ancor più grave del reale.
Eccolo allora agitarsi, ammainare le vele e, per paura dei tuoni, coricarsi sul fondo della barca con le dita sulle orecchie e gli occhi chiusi.
Più il vento soffiava impetuoso e faceva ondeggiare fortemente l'imbarcazione, più lui si rannicchiava e stringeva le palpebre: provava quasi dolore alle orecchie per la pressione che esercitava nel chiuderle!

Ma non era lontano dal porto e non si accorse che la corrente e il vento lo avevano spinto nel suo interno, proteggendolo.
Siccome però continuava a sentire la barca ondeggiare, standovi coricato sul fondo con gli occhi chiusi, non si accorse che il movimento era dovuto all'acqua mossa dai traghetti che gli passavano vicino. Solo al fischio di una sirena si decise a sollevarsi e aprire gli occhi e, vergognandosi nel vedere quante persone intorno lo stavano osservando incuriosite, si rese conto dell'assurdità di essersi arreso di fronte a quell'ostacolo. Minimo, per giunta.

A volte, per non avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, i pericoli sono più grandi dentro che fuori di noi.

 


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