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TI RACCONTO ...

In Educare.it uno spazio dedicato al racconto.
Brani scritti dai grandi per i piccoli, da ragazzi per altri ragazzi e per tutti gli adulti che hanno voglia di ascoltarli.
Nei brevi racconti che pubblichiamo vogliamo leggervi lo sforzo di crescere e di trovare il proprio senso nel mondo, oppure il momento della memoria, ciò che unisce - nella trama delle esistenze - il presente al passato ed ai giorni a venire.

 

AMARE CHE FATICA !

di Daniela Busti

Stava nevicando, la gente passeggiava per la strada, stretta sotto l'ombrello.
Daniela, sdraiata sul letto, leggeva la lettera del suo ragazzo. Si chiamava Cristian, era alto, bello, biondo, con gli occhi verdi.

Lo aveva incontrato durante una gita scolastica l'anno prima, quando i professori si erano arrabbiati con gli alunni per il loro atteggiamento scorretto. Decisero così di assegnare ad ognuno un posto e, ad estrazione, accadde che Daniela si dovette sedere accanto a Cristian.
Non appartenevano alla stessa classe ma Daniela, che era estroversa, disse:
- Come ti chiami? Quanti anni hai? Quale classe frequenti? lo mi chiamo Daniela, ho quattordici anni e frequento la 1^ E -.
Cristian, anche se molto pensieroso, come se avesse qualche problema le rispose: - Cristian, anni quindici, 2^ E. Per favore lasciami in pace che ho da fare -.
- Non mi sembra, comunque se hai qualche problema possiamo parlarne, tanto non ho niente da fare, per cui sono disponibile -.
- Non ti preoccupare, non mi servi, e poi non mi capiresti, tanto sei una ragazza come le altre -.

Daniela, che già dalla scuola media veniva considerata ancora una bambina, non aveva affatto intenzione di lasciarsi considerare tale anche al liceo, perciò innervosita rispose:
- Ascolta, non so cosa tu abbia, comunque niente ti dà il diritto di considerarmi una bambina e poi... cosa vuoi da me? Lasciami in pace che ho da fare!-.
- lo non ti ho chiesto nulla, per cui pensa prima di parlare! Aspetta ...!
-.
- Guarda che non scappo, non posso!
- Antipatica, tu dovresti essere, se non sbaglio, la ragazza di 1^ E, così famosa nella mia classe per ... Ah, non posso dirtelo, non sarebbe corretto nei confronti dei miei compagni di classe -.
- Beh, ora me lo dici. Hai iniziato il discorso e adesso lo finisci. E poi antipatico sei tu, io non lo sono affatto -.
- Ecco, fai anche la scontrosa!-.
- Non me ne importa, faccio da baccalà fritto!
- Lasciamo perdere questo discorso, in fondo non mi capiresti -.
- Um, non ti sopporto, sei peggio dei miei vecchi compagni. Non sai che criticare e poi, poi ... Ah, sei antipaticissimo! -.

Arrabbiata, Daniela si alzò per andare un momento dalla profe, tanto per cambiare aria. Ad un tratto, però, il pullman si fermò all'improvviso e lei si sentì sbalzare in avanti. Cristian, vedendola cadere, la prese per la cintura e la sorresse, anche se con enorme fatica.
Lei vedendolo così rosso, se ne innamorò subito e lo ringraziò.
Lui, conservando ancora il suo stato di rossore, timidamente le chiese : - Ti sei fatta male? -.
- No, grazie - e ridendo continuò - Sei così buffo con quella faccia rossa, sembri non so cosa, forse un ... baccalà fritto! -.
- Grazie del complimento, sei molto gentile, ma almeno dovresti sapere cosa gira su di te -.
- Dai dimmelo! Ti odio quando fai così, e poi, poi ... non sai che è maleducazione tenere sulle spine una ragazza?

- Da quando?
- Da oggi! -.
- Ah, mi piace, comunque non te lo dico. In fondo non ti farebbe nemmeno piacere, dato che non sono cose affatto piacevoli !-.
- Voglio saperle, almeno spaccherò il muso a qualcuno, e chissà a chi! -.
- Guarda, siamo arrivati! Dai, forza scendi, non ti voglio più vedere tra i piedi! -.
E alzando la testa per guardarlo gli rinfacciò : - Ehi tu, piccoletto, modera il linguaggio, altrimenti ti abbasso di dieci centimetri! -.
Questa battuta fu seguita da una linguaccia osservata da tutti i profe, i quali scoppiarono in una risata.

Durante il trascorrere della gita, ogni volta che i loro sguardi si incrociavano, si voltavano, come se avessero vergogna di guardarsi in faccia.
Daniela confidò ad un'amica che Cristian le era antipatico, anche se non lo odiava.
Anche Cristian disse ad un amico la stessa cosa ed entrambi si misero a ridere.
Marco e Chiara, i due confidenti, attuarono un piano diabolico. Ci pensarono un po' su e poi decisero.
Cominciava a piovere e grazie a ciò la loro idea si sarebbe realizzata. Marco andò da Cristian e lo portò su uno stretto ponticello di legno e Chiara fece la stessa cosa con Daniela.
La pioggia cadeva sempre più fitta e sicuramente avrebbe rovinato loro la gita.
Marco disse: - Ascolta Cristian, potresti prestarci il tuo ombrello, perché io e Chiara ce lo siamo dimenticati sul pullman mentre tu e Daniela ne avete ben due? -.
- Secondo te, allora, dovrei stare sotto l'ombrello con quella? Ma ci pensi? - disse Cristian.
- Io sotto l'ombrello con lui non ci vado nemmeno dopo morta, e poi non andiamo per niente d'accordo! - continuò Daniela.
Daniela e Cristian si guardarono come se volessero uccidersi, mentre Marco, prendendosi l'ombrello disse: - Grazie per l'ombrello, Cristian! - e se ne andò con Chiara.
Daniela, intanto, anche se era molto contrariata, non voleva assolutamente lasciarlo sotto l'acqua, infondo le piaceva un pochino, perciò gentilmente disse: - Dai finiamola, sembriamo veramente dei bambini! -.
Cristian, lasciando finalmente liberi i suoi sentimenti, l'abbracciò e disse: -Ti voglio bene! -.
Lei arrossì e, prendendolo per mano, si sfiorarono in un tenero bacio, poi ricordando che Daniela gli aveva dato del bambino disse: -Guarda che bambina sei tu non io! -.
- Uffa, ricominciamo di nuovo? Sei proprio un ... non so che cosa!-.


Daniela Busti è una studentessa della Scuola Media di Illasi (VR)

Questo racconto è stato segnalato nella categoria "scuola media" del concorso "RacDisGiò 1996", promosso dal Distretto Scolastico n. 30, dal Comune e dall'Agesci di San Bonifacio (VR).
E' pubblicato su Educare.it per gentile concessione del Comitato Organizzatore.

 


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