BILLO
E PAOLA
Il bruco Billo
sorride perché anche oggi sarà una bella giornata:
Si trova, è vero, in una situazione un po’ particolare: anziché
sul suo bel gelso, qualcuno l’ha trasportato lì, in una scatola
strana, sul davanzale della finestra di una cameretta, con un
sacco di foglie dentro, però sempre in una scatola: non è certo
come stare all’aperto, sul suo bell’albero!
“Pazienza,” bisbiglia Billo “non si sta poi tanto male!”
Poi aggiunge convinto:
“Foglie in gran quantità e luce… Ah, che vita beata!”
Parla con se stesso, lentamente, senza fretta, proprio come la
natura, che non ha fretta e segue le sue belle regole senza spingere
per arrivare prima…
Billo sa che presto arriverà la sua nuova amica. Amica? Lui la
chiama così, però questa sua “amica” lo guarda qualche volta un
po’ disgustata… E dice: che schifo!
“Ci vuole pazienza con gli uomini, loro vogliono tutto e subito!
E lei fa parte del mondo degli uomini, mi pare!”
Eccola, arriva, è una bambina. La mamma la chiama Paola. Billo
lo sente spesso quel nome:
“Paola, vieni a fare i compiti!”
Oppure: “Paola, è pronta la merenda!”
O ancora: “Paola, cosa combini lì in camera? Lascia stare il buchetto.
Ti sto aspettando, vieni!”
ALLA
FINE DELLA PRIMAVERA
E anche oggi Paola
fissa Billo con interesse. Guarda il bruco che si arrotola sulla
foglia larga, appoggiata nella sua scatola vicino alla finestra
e dice:
“Non sei per niente bello…”
Billo rimane di sasso, poi però sussulta perché sta ridendo, come
solo i bruchi sanno fare.
La scatola vibra un po’ sotto i suoi movimenti; Paola continua
a guardare sconsolata e ripete:
“Sembri un verme cicciotello… Non mi piaci…”
Ma non c’è disprezzo nella sua voce di bambina, c’è solo un sincero
dispiacere.
“E’ vero, non sono bello” ammette il bruco lentamente, con un
soffio di voce. “Però…”
“Però…?”
“Però vedrai alla fine della primavera… Non crederai ai tuoi occhi!”
“Anche tu parli della fine della primavera! UFFA! Anche la mamma
mi dice sempre che non devo scoraggiarmi perché alla fine della
primavera anch’io saprò scrivere e leggere bene.”
“Leggere? E’ come mangiare?” chiede un po’ stupito Billo.
“No, leggere è saper capire una cosa scritta… Le consonanti corrono
appresso alle vocali e, corri tu che corro anch’io, si costruiscono
le parole. Se le sai leggere sei grande e hai fatto la prima elementare.”
“Oh, oh…” l’interrompe il bruco. “E se non le sai leggere?”
Paola guarda lontano e pensa.
Con la bocca fa una smorfia, senza però diventare bruttina.
“Beh, se non sai leggere, stai lì a guardare fuori dalla finestra
della scuola e ti senti poco bene. Qualche volta poi ti senti
anche un problema.”
Billo si fa serio, serio:
“Come succede a me che sono proprio bruttino… E qualche volta
penso che forse dovrei essere un problema…”
Poi però sobbalza e ride:
“ Io però…oh, oh, oh non mi sento per niente male. Anzi mi trovo
divertente e simpatico perfino un po’. Eh, sì. Ci vuole tempo
in tutte le cose! Io lo so.”
“Ma tu non fai altro che mangiare…” protesta Paola.
“Mangio sì, mangio perché deve succedere quella “cosa”. Vedrai
alla fine della primavera, bellissima Paola!”
“Sai cosa ti dico? Sei un bruttino simpatico. Come ti chiami?”
“Billo! Oh, oh, oh… Bruttissimo Billo!”
Paola si precipita fuori dalla stanza e grida:
“ Aspetta Billo, ti porto altre foglie, con la fame che ti ritrovi!”
“Lo sapevo che ci saremmo capiti io e lei…” pensa forte Billo.
BILLO
NON C’E’ PIU’
Passano i giorni.
Oggi Paola è triste.
A scuola non ha saputo leggere bene, le lettere si incrociavano,
si sovrapponevano e non volevano stare al loro posto. Così la
storia che stava leggendo non aveva né capo, né coda!
Paola si voleva arrabbiare, ma non poteva darlo a vedere. Sentiva
su di lei gli occhi ansiosi della maestra e quelli impazienti
di qualche compagno di classe!
Poi la maestra preoccupata ha sospirato:
“E’ meglio, ma non va ancora bene, cara Paola!”
Paola torna a casa mogia mogia, anche se la maestra ha cercato
di non farle sentire il peso della sconfitta.
“Insisti, non ti scoraggiare” dice la mamma “ti aiuto io a leggere
e a scrivere bene… riuscirai, stai sicura!”
Paola tira un sospiro di sollievo: se lo dice la mamma!
Poi va a trovare Billo e gli racconterà il suo dispiacere.
Ma Billo non c’è.
Al suo posto, attaccata a un filo lucente, c’è una strana casetta,
una roulotte senza ruote.
“Billo dove sei?”
Nessuno risponde e Paola pensa: Billo dorme.
Per alcuni giorni Paola torna e pensa: quanto tempo dorme il mio
amico Billo!
Si preoccupa anche un po’.
Poi però vede vicino alla casa di Billo un foglio di quaderno.
C’è scritto qualcosa.
MESSAGGI
Paola legge ed
ecco che le consonanti rincorrono le vocali proprio come si deve:
CIAO, BEL-LIS-SI-MA PAOLA.
STO DOR-MEN-DO PER-CHE’ DE-VE SUC-CE-DE-RE LA CO-SA.
FIRMATO: BRUTTISSIMO BILLO
Paola si guarda attorno e osserva soddisfatta:
“Ho letto! Ho letto il messaggio di Billo! Un bruco che sa scrivere,
questa sì è una novità”
La mamma ha sentito e dice: “Brava Paola!”
Paola ha già preso carta e matita.
“Adesso scrivo io a Billo :
CARO BILLO,
ASPETTAMI, PERCHE’ VOGLIO ESSERCI ANCH’IO QUANDO SUCCEDERA’ LA
COSA.
FIRMATO: BELLISSIMA PAOLA.
UNA
MACCHIA BLU-VELLUTO.
Oggi la maestra
ha regalato una stellina d’oro a Paola, che ora non si sente più
un problema e non guarda più fuori dalla finestra dell’aula, infatti
oggi ha saputo leggere una storia corta, corta, ma importante:
la storia di un bruco che si trasforma in farfalla.
E Paola all’improvviso ha capito tutto del suo amico: Billo è
un bruco, ma diventerà una farfalla colorata.
Quando torna a casa, corre in camera e vede il bozzolo rotto.
Un po’ spaventata cerca con gli occhi.
“Billo dove sei?”
“Ehilà, eccomi qui, bellissima Paola!”
Billo è una macchia blu-velluto sui vetri della finestra. Bellissima!
Lieve si stacca e volando si posa sulla mano che Paola ha teso
verso la farfalla: trema la manina, vibrano le ali della farfalla,
mentre si sussurrano qualcosa di importante e di segreto.
Certo, ne succedono di cose meravigliose, alla fine della primavera!
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