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TI RACCONTO ...

In Educare.it uno spazio dedicato al racconto.
Brani scritti dai grandi per i piccoli, da ragazzi per altri ragazzi e per tutti gli adulti che hanno voglia di ascoltarli.
Nei brevi racconti che pubblichiamo vogliamo leggervi lo sforzo di crescere e di trovare il proprio senso nel mondo, oppure il momento della memoria, ciò che unisce - nella trama delle esistenze - il presente al passato ed ai giorni a venire.

 

COME COLLA

di Pamela Grazzini

La colla vinilica colava a grandi gocce lungo la gamba della sedia; lacrime dense e appiccicose scivolavano sul liscio del legno formando una macchia pantanosa sulla pagina di giornale messa a protezione. Lei cercava di fermarle, si affannava a rincorrerle con le dita, con le dita cercava di arginare quella lava bianca, ma le dita non le bastavano e quell’ alluvione strabordante continuava a piovere inesorabile come sangue da cento ferite aperte. Le sue ferite.

C’era qualcosa di tragico e disperato nella corsa di quelle dita, qualcosa di drammatico nel tremolio della mano che indugiava sullo scheletro della sedia, qualcosa di triste nei suoi occhi lontani.
C’erano cento ferite aperte grondanti sangue e lacrime che imbrattavano come colla la sua vita e si appiccicavano alla sua anima. Le sue ferite, da un tempo che pareva sempre ormai.
Guardava quella sedia rotta come fosse se stessa; di nuovo un danno, un difetto, qualcosa che si rompeva, qualcosa da rattoppare, da far tornare come prima. Un’altra imperfezione nella sua esistenza imperfetta.

Rincorreva le gocce di colla come da sempre rincorreva il sogno di qualcosa che non era come avrebbe dovuto essere, come avrebbe voluto che fosse.
Le rincorreva come quella volta aveva rincorso lui, partito su quel treno lontano, partito da lei, da tutto il resto.

Lottava contro di loro come per anni aveva lottato contro di lui per quel matrimonio rotto, da rattoppare, da far somigliare a come avrebbe dovuto essere, a come avrebbe voluto che fosse.
Rincorreva e lottava come da tempo lottava e rincorreva per ritrovare quella se stessa che una volta era, almeno così le sembrava di ricordare.

C’erano, in quella sedia rotta, più di trent’anni della sua vita, della sua storia.
C’erano, negli occhi di sua figlia che la guardava da dietro la finestra,più di vent’anni di perchè.
C’erano, in quella casa, separate da un doppio vetro, due donne troppo distanti rese troppo simili dalla paura di avvicinarsi e riconoscersi l’una negli occhi dell’altra.
C’erano questi pensieri e mille altri ancora nella sua testa mentre finiva di riempire lo zaino.

“Parto, mamma”. Parole dense come colla.
Sentì bruciare la sua voce nelle orecchie, in testa, nel petto, mentre lei chiudeva la porta dietro di sè.
“E’ così che voglio cercare di non essere”, pensò chiudendosi la porta alle spalle.
Sentì bruciare questo pensiero nella testa, nel petto.

Questo e mille altri ancora, come colla.


Autore: Pamela Grazzini, Educatrice e Psicopedagogista. Laureata in Scienze dell'Educazione con una tesi di Psicologia Generale e Dinamica dal titolo "Etnopsichiatria e migrazione. Il sostegno psico-sociale a soggetti migranti", attualmente specializzanda in Pedagogia Clinica.
Opera da anni nel sociale, in particolare nel settore minori, famiglie, migranti.

copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 5, Aprile 2005


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