| Ieri
sono stato da Gigi a mettere il toppino alla mia bici perché
si era forata.
Gigi è un signore che accomoda le biciclette di tutti i
tipi, per le mamme, i babbi, e i bimbi come me.
Io e la mamma siamo usciti presto di casa, il sole era già
alto nel cielo e bruciava forte. Abbiamo fatto a piedi un bel
pezzo di strada. Io camminavo tenendo dritto il manubrio della
mia bici e stando attento a non darmi i pedali sugli stinchi,
perché quando mi distraggo, anche per un attimo, ci sbatto
forte e vedo le stelle! La mia mamma pedalava piano davanti e
mi aspettava sulle strisce per attraversare.
Dammi la mano, - mi dice sempre.
Come faccio? Non lo vedi che c’ho la bici! - le dico io.
Non lo sopporto di dare la mano per attraversare. E poi, ormai
sono grande, ho la mia bicicletta e ci vado senza le rotelle.
Tra un po’ ci andrò pure senza mani, come mio cugino, che
è più grande di me e fa tanto il furbo: mi passa
davanti sulla bici con il manubrio che gira da solo.
Insomma, io e la mamma, ieri, siamo arrivati da Gigi che eravamo
sudati fradici. Lui era dentro la sua officina che stava riparando
una bicicletta tutta smontata.
-
Bello Canarino! Come stai? - mi ha detto Gigi quando sono arrivato.
- Bene! - gli ho risposto.
Non so perché lui mi chiami così, forse perché
sono biondo e piccolino, e gli sembro un canarino, di quelli col
pelo giallo.
La mamma mi ha salutato per andare a far spesa e io sono rimasto
lì. Carla appena mi ha visto mi ha detto: - Ciao Filippo
bello! Cos’hai la bici rotta?
- Sì, è forata.
- Vieni, ci penso io.
Poi Gigi mi ha detto: - Vieni Canarino, ti racconto la barzelletta
di Pierino…
La maestra dà il tema in classe: DI MAMMA CE N’E’ UNA SOLA.
Pierino scrive:
IERI SONO STATO IN CUCINA. VOLEVO UNA MELA E HO DETTO ALLA MAMMA:
DI’ MAMMA! CE N’E’ UNA SOLA?
Lì per lì non l’avevo capita, ma c’ho riso lo stesso.
Gigi mi fa ridere solo a guardarlo. Poi quando sono rientrato
in casa, gliel’ho raccontata alla mamma; me l’ha spiegata, ed
è corsa dal babbo ridendoci.
Con Gigi ci lavora pure la moglie, Carla, e a me sembra che lavori
più di lui. Perché Gigi parla tanto, scherza, fa
le battute, racconta barzellette, e tra una parola e l’altra lavora.
Carla, invece, è di poche parole, lavora e basta. Sta seduta
su un panchetto di fronte alle bici, con le mani nere d’olio,
la sigaretta che non stacca mai di bocca, e gli occhi che tira
su solo se la chiami. E’ sempre arrabbiata, non ride mai, ma i
suoi occhi sono buoni, come quelli di mia nonna, che quando mi
parla luccicano e sembra che pianga.
A me Gigi e Carla stanno simpatici, e tutte le volte che mi si
rompe la bici, non vedo l’ora di portargliela, così vado
da loro e mi diverto, anche se i miei amici intanto giocano a
pallone e credono di divertirsi più di me. Ma non è
vero. Io glielo dico sempre a quei fissati del calcio, che mi
vado a divertire anch’io. E in più, imparo tante cose.
Carla mi spiega quello che fa e mi dice sempre che un giorno prenderò
il suo posto. Si vede che le piace il suo lavoro, ma a volte la
vedo tanto stanca.
Insomma, ci sto bene con loro. La mamma lo sa, e anche se non
ho la bicicletta rotta, mi lascia lì mentre lei va a fare
la spesa alla Coop davanti.
Gigi è troppo forte. Spero un giorno di diventare come
lui, che ha sempre voglia di scherzare e di far star bene la gente
e i bambini come me.
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