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TI RACCONTO ...

In Educare.it uno spazio dedicato al racconto.
Brani scritti dai grandi per i piccoli, da ragazzi per altri ragazzi e per tutti gli adulti che hanno voglia di ascoltarli.
Nei brevi racconti che pubblichiamo vogliamo leggervi lo sforzo di crescere e di trovare il proprio senso nel mondo, oppure il momento della memoria, ciò che unisce - nella trama delle esistenze - il presente al passato ed ai giorni a venire.

 

GIOVANI HELP!

Un momento difficile da superare insieme
prima parte

L'antico edificio scolastico si incuneava imponente nel quartiere centrale della città vecchia. Per confini quattro timide stradelle di acciottolato, su cui i passi veloci di Mauro scandivano ritmicamente la sua decisione di andarsene al più presto dal liceo, portandosi appresso il sapore amaro di un'assemblea di classe negativa. Il disimpegno di un gran numero studenti aveva condizionato il clima, scoraggiato i professori e svalorizzato l'impegno dei pochi sopravvissuti allo sfascio.

“Niente di grave e di irreparabile,” si consolava Mauro, nel suo ruolo di genitore, “ma comunque era un problema serio, di difficile soluzione, emerso duramente, e a sorpresa, in un gruppo che sembrava preparato e affiatato negli anni precedenti.”.
Salì sull'autobus, dove molti studenti dei turni pomeridiani si accalcavano fra i sedili. Mauro ascoltava, considerando ovvia e normale, la stessa scanzonata sicurezza che lo aveva caratterizzato a quell'età. Ma una frase lo colpì particolarmente: “...Tanto ai miei non interessa niente, posso portare a casa anche fiumi di note, mi liquidano in fretta, non hanno il tempo materiale per occuparsene”.
La solita contestazione, pensò Mauro, ma intanto non poté fare a meno di ascoltare una replica “ad hoc”.
“Ai miei interessa, sì, interessa... e trovano il tempo, ma non che lo impieghino ad ascoltarmi un po': devono solo pontificare, dirmi quello che devo o non devo fare. Sembra che a loro non interessi niente di me, ma che io, i voti e la scuola siamo la stessa cosa! Mai che ti chiedano degli amici o li vogliano conoscere, o delle cose che desidereresti fare”.
“Forse ne hanno paura” aggiunse.
“Fortunata te,” osservò una minuta ragazza, “mia madre farà di peggio, farà la scenata e urlerà, poi sfinita piangerà, e mi dirà che mio padre se la prenderà con lei, se non funziono a scuola. Sai, loro sono separati, ne fanno una questione di efficienza e di confronto. Che desolazione! Che razza di genitori mi ritrovo.”

Mauro poteva immaginare realtà analoghe, anche alle spalle delle assenze strategiche, dei risultati deludenti di compiti in classe insufficienti, o delle giustificazioni (capestro per i compagni) di chi si era invece prenotato per le interrogazioni, o dietro le chiacchiere indolenti, durante le interrogazioni.
Mauro sentiva gran pena per tutto questo e capiva di voler bene davvero a ciascuno di loro, oltre che a suo figlio, a quelli della classe e a quelli dell'autobus, a tutta quella generazione che si arrabattava faticosamente, talvolta fra deleghe e incoerenze, senza scelte culturali, avviata e diseducata alla deresponsabilizzazione e alla insensibilità, con le loro delusioni, le loro debolezze, i loro sogni infangati e le loro difficoltà scolastiche, che un serio rapporto di fiducia e autorevolezza avrebbe anche collaborato a risolvere.
Ne parlò in casa, al ritorno, con un misto di ansietà e di entusiasmo, deciso a non lasciar scorrere quel momento di difficoltà: ed ecco un dialogo profondo col figlio liceale, fra genitori, sul loro modo di vivere l'educazione, sugli obiettivi comuni, sulla fatica della coerenza.
“Ecco, papà, dovresti parlare così anche con i miei compagni, ci farebbe bene sapere che qualche genitore ci ascolta e ci stima, che capisce i problemi che viviamo e che ci dà punti fermi, nonostante le tue rigidità, comunque...”.

Il giovane non gli aveva risparmiato la “frecciatina” e lo aveva sfidato. E Mauro non avrebbe lasciato cadere così quell'occasione, perciò chiese alla famiglia qualche ora di “trasferta”, (“per piacere devo lavorare sodo, stasera, non ci sono per nessuno!”) e si mise al computer: ne uscì una lettera aperta alla classe, ai ragazzi:

...continua...

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L’articolo è stato pubblicato sulla rivista “Città nuova” (gennaio 2008) col titolo Stare con loro.
E’ pubblicato su Educare.it per gentile concessione dell’autrice


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