| Insegui
i tuoi sogni!
Questo è il motto con cui sono cresciuta, il pane quotidiano
di cui mi sono cibata da che io ricordi.
Eppure questo pane che fino adesso aveva alimentato la mia esistenza
improvvisamente sembrò non riuscire più ad assolvere
quel compito.
Una mattina andai in bagno e nel passare davanti allo specchio
non riconobbi più la mia immagine.
Mi vidi diversa! Quasi come fossi un’altra.
E’ ovvio che ciò che vedevo non era altro che il mio stato
d’animo, ma il riuscire a dare una spiegazione a ciò che
mi stava accadendo non mi faceva sentire meglio.
Razionalmente ero in grado di capire, emotivamente no!
Smisi di guardarmi perché più mi osservavo più
avvertivo la sensazione di vuoto e di quello che io avevo definito
un “non senso”.
Mi arrabbiai e tanto perché quelle sensazioni non mi appartenevano,
non facevano parte del mio modo d’essere e mi coglievano impreparata.
Che cosa dovevo fare? Che cosa potevo fare per riappropriarmi
della mia immagine?
In realtà le sensazioni di quella mattina non vennero fuori
solo in quell’occasione, qualche settimana prima, di notte mentre
dormivo mi assalirono e mi svegliarono.
Da li in poi fu un ripetersi e un susseguirsi di episodi che non
si manifestarono solo di notte ma anche di giorno.
Le “maledette” come le definivo io erano lì, sempre lì
… in agguato.
Sembrava che mi aspettassero al passo e sembrava che mi dicessero
: “non cantar vittoria, perché sappi che siamo li vicino
a te decise a farti star male”. Era una situazione inaccettabile,
intollerabile … e non volevo assolutamente che le cose continuassero
ad andare avanti così.
Decisi che dovevo fare qualcosa!
Mi resi conto dopo aver pensato e ripensato, considerato e sfaccettato
tutta la mia vita che la causa del mio malessere era li davanti
a me.
Per sei lunghissimi mesi avevo dovuto accettare di svolgere un
lavoro che non mi piaceva, un lavoro che più passava il
tempo più detestavo. Prima che lo chiediate voi, dico subito
che ho trent’anni e un affitto da pagare.
Quando mi venne proposto accettai (naturalmente), anche perché
pensai che mi avrebbe offerto la possibilità di guadagnare
e nello stesso tempo essendo un part-time consentirmi d’occuparmi
del mio vero lavoro (ero stata assunta come segretaria presso
uno studio medico, il mio vero lavoro è quello di pittrice).
Ma non fu così, non avevo più tempo d’occuparmi
dei miei interessi, dei miei hobby e di ciò che più
mi rendeva felice.
Felicità? Pura utopia! Avevo l’impressione che quella che
stavo conducendo non fosse più la mia vita ma qualcos’altro.
Forse l’aver individuato il punto nodale del malessere poteva
diventare la chiave attraverso la quale giungere alla soluzione
del mio “non senso”. Forse il segreto di tutto consisteva nell’accettazione.
Dovevo accettare che quel lavoro non mi piaceva. Facile a parole!
Ma quello che con il pensiero sembra facile da affrontare nel
momento in cui lo si deve concretizzare inspiegabilmente si trasforma
in una montagna invalicabile.
Possibile che non riuscissi a strapparmi dalla mente e dal cuore
quella terribile sensazione?
Per giorni non riuscii a far più niente. Cominciai a trovare
delle scuse per non andare a lavoro.
Gli imprevisti però in quanto tali non potevano essere
usati come scusa all’infinito.
Forse se avessi lasciato il lavoro le cose sarebbero migliorate
ed io sarei ritornata ad essere quella di prima. Non potevo continuare
in quel modo, era giusto che risolvessi il problema.
Mi vennero in mente le parole che i miei genitori mi avevano sempre
ripetuto: “Insegui i tuoi sogni”.
Ero stata educata sin da piccola a dar voce ai miei desideri,
incoraggiata a credere che questi si potessero realizzare. Mia
madre non faceva altro che dirmi che se volevo raggiungere un
obbiettivo dovevo lottare per ottenerlo.
Era anche possibile che non riuscissi nel mio intento, ma almeno
avevo provato a raggiungerlo.
La vita è un dono preziosissimo di cui bisogna far tesoro,
non è facile da vivere perché non è come
un film in cui ciò che non ti piace può essere cambiato
come e quando vuoi, forse però proprio per questo è
più entusiasmante di quanto non si pensi.
Quante volte avevo udito quelle parole e agito servendomi della
forza che mi davano!
Possibile che quella forza non esistesse più? Perché
avevo perso l’entusiasmo, la voglia di fare, la voglia di vivere?
Nel momento in cui finii di dire queste cose a me stessa ero in
piedi nella mia camera da letto, con le mani che toccavano il
viso quasi a voler allontanare o levare da esso i pensieri odiosi
e distruttivi, quando, come una luce che si accende per la prima
volta, mi resi conto che se ero arrivata a quel punto il motivo
era da ricercare nella mia incapacità di sognare.
Ecco, avevo smesso di sognare!
Dov’era finito il mio desiderio? Davvero lasciando il lavoro avrei
ritrovato me stessa?
Per avere la conferma d’aver imboccato la strada giusta dovevo
lasciare quella sicurezza materiale ed economica (che al giorno
d’oggi non è facile avere) per rituffarmi in un mare d’incertezza
e d’insicurezza che però mi avrebbe restituito il sorriso.
Forse è insito nell’uomo non riuscire mai a godere delle
cose che si hanno. Sì, forse è così …
Ma chi può dire o sapere ciò che è giusto
e ciò che non lo è. E alla fine che importanza ha?
Decisi di lasciare il lavoro e nel momento stesso in cui lo pensai
avvertii una sensazione di sollievo.
Riuscivo a respirare meglio, quella maledettissima sensazione
di oppressione al petto sembrava meno soffocante.
Era un primo passo … l’inizio di un cambiamento … sorrisi!
Non è incredibile ricominciare a sorridere? Un espressione
facciale dietro la quale si celano un infinità di emozioni
e stati d’animo.
Evidentemente quando ci si sente costretti a dover agire in un
determinato modo opposto a quello che si desidera fare realmente
si finisce con lo spegnere se stessi.
A cosa serve imporsi dei doveri se poi si rischia d’essere infelici?
Ragione e desideri non vanno di pari passo e quando il senso del
dovere si scontra con il desiderio si crea un disequilibrio, almeno
credo!
Quante domande! Quanti perché, e se, e ma …
Avrei voluto ritornare ad essere la piccolina coccolata e protetta
degli anni passati, quella a cui era stato insegnato che il sole
c’è sempre e in ogni caso ed è capace di scaldare
il nostro cuore anche se ci sentiamo di cattivo umore.
A poco a poco ricordai anche un’altra frase che mia madre ripeteva
sempre e che io avevo completamente cancellato dalla mia mente:
“coltiva i tuoi sogni figlia mia, perché essi rappresentano
il motore della nostra vita”.
Se non li alimenterai finirai con il perderli, perché gli
ostacoli della vita, la routine quotidiana prenderanno il sopravvento
su di te impedendoti di fantasticare.
Chiusi gli occhi e mi abbandonai completamente a quei ricordi
che man mano riaffioravano alla mente.
E perché no, pensai! E se ripartissi proprio dal mio desiderio
accantonato?
Forse non riuscirò mai ad essere la pittrice famosa ed
affermata che ho sempre desiderato diventare,
ma non permetterò a nessuno e in particolar modo a me stessa
di distruggere un illusione.
Non voglio perdere più tempo, desidero poter dar libero
sfogo alla creatività, alla fantasia, al mio cuore.
E’ come se negli ultimi mesi non fossi stata protagonista della
mia vita ma spettatrice. Spero proprio d’ora in poi di non ripetere
lo stesso errore.
Non voglio rimandare a domani: desidero ricominciare a sognare
oggi.
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