HOME

TI RACCONTO ...

In Educare.it uno spazio dedicato al racconto.
Brani scritti dai grandi per i piccoli, da ragazzi per altri ragazzi e per tutti gli adulti che hanno voglia di ascoltarli.
Nei brevi racconti che pubblichiamo vogliamo leggervi lo sforzo di crescere e di trovare il proprio senso nel mondo, oppure il momento della memoria, ciò che unisce - nella trama delle esistenze - il presente al passato ed ai giorni a venire.

 

INSEGUI I TUOI SOGNI!
Racconto autobiografico sull’importanza dei desideri

di Mirella Scardaci

Insegui i tuoi sogni!
Questo è il motto con cui sono cresciuta, il pane quotidiano di cui mi sono cibata da che io ricordi.
Eppure questo pane che fino adesso aveva alimentato la mia esistenza improvvisamente sembrò non riuscire più ad assolvere quel compito.
Una mattina andai in bagno e nel passare davanti allo specchio non riconobbi più la mia immagine.
Mi vidi diversa! Quasi come fossi un’altra.
E’ ovvio che ciò che vedevo non era altro che il mio stato d’animo, ma il riuscire a dare una spiegazione a ciò che mi stava accadendo non mi faceva sentire meglio.
Razionalmente ero in grado di capire, emotivamente no!
Smisi di guardarmi perché più mi osservavo più avvertivo la sensazione di vuoto e di quello che io avevo definito un “non senso”.
Mi arrabbiai e tanto perché quelle sensazioni non mi appartenevano, non facevano parte del mio modo d’essere e mi coglievano impreparata. Che cosa dovevo fare? Che cosa potevo fare per riappropriarmi della mia immagine?
In realtà le sensazioni di quella mattina non vennero fuori solo in quell’occasione, qualche settimana prima, di notte mentre dormivo mi assalirono e mi svegliarono.
Da li in poi fu un ripetersi e un susseguirsi di episodi che non si manifestarono solo di notte ma anche di giorno.
Le “maledette” come le definivo io erano lì, sempre lì … in agguato.
Sembrava che mi aspettassero al passo e sembrava che mi dicessero : “non cantar vittoria, perché sappi che siamo li vicino a te decise a farti star male”. Era una situazione inaccettabile, intollerabile … e non volevo assolutamente che le cose continuassero ad andare avanti così.
Decisi che dovevo fare qualcosa!
Mi resi conto dopo aver pensato e ripensato, considerato e sfaccettato tutta la mia vita che la causa del mio malessere era li davanti a me.
Per sei lunghissimi mesi avevo dovuto accettare di svolgere un lavoro che non mi piaceva, un lavoro che più passava il tempo più detestavo. Prima che lo chiediate voi, dico subito che ho trent’anni e un affitto da pagare.
Quando mi venne proposto accettai (naturalmente), anche perché pensai che mi avrebbe offerto la possibilità di guadagnare e nello stesso tempo essendo un part-time consentirmi d’occuparmi del mio vero lavoro (ero stata assunta come segretaria presso uno studio medico, il mio vero lavoro è quello di pittrice).
Ma non fu così, non avevo più tempo d’occuparmi dei miei interessi, dei miei hobby e di ciò che più mi rendeva felice.
Felicità? Pura utopia! Avevo l’impressione che quella che stavo conducendo non fosse più la mia vita ma qualcos’altro.
Forse l’aver individuato il punto nodale del malessere poteva diventare la chiave attraverso la quale giungere alla soluzione del mio “non senso”. Forse il segreto di tutto consisteva nell’accettazione.
Dovevo accettare che quel lavoro non mi piaceva. Facile a parole! Ma quello che con il pensiero sembra facile da affrontare nel momento in cui lo si deve concretizzare inspiegabilmente si trasforma in una montagna invalicabile.
Possibile che non riuscissi a strapparmi dalla mente e dal cuore quella terribile sensazione?
Per giorni non riuscii a far più niente. Cominciai a trovare delle scuse per non andare a lavoro.
Gli imprevisti però in quanto tali non potevano essere usati come scusa all’infinito.
Forse se avessi lasciato il lavoro le cose sarebbero migliorate ed io sarei ritornata ad essere quella di prima. Non potevo continuare in quel modo, era giusto che risolvessi il problema.
Mi vennero in mente le parole che i miei genitori mi avevano sempre ripetuto: “Insegui i tuoi sogni”.
Ero stata educata sin da piccola a dar voce ai miei desideri, incoraggiata a credere che questi si potessero realizzare. Mia madre non faceva altro che dirmi che se volevo raggiungere un obbiettivo dovevo lottare per ottenerlo.
Era anche possibile che non riuscissi nel mio intento, ma almeno avevo provato a raggiungerlo.
La vita è un dono preziosissimo di cui bisogna far tesoro, non è facile da vivere perché non è come un film in cui ciò che non ti piace può essere cambiato come e quando vuoi, forse però proprio per questo è più entusiasmante di quanto non si pensi.
Quante volte avevo udito quelle parole e agito servendomi della forza che mi davano!
Possibile che quella forza non esistesse più? Perché avevo perso l’entusiasmo, la voglia di fare, la voglia di vivere?
Nel momento in cui finii di dire queste cose a me stessa ero in piedi nella mia camera da letto, con le mani che toccavano il viso quasi a voler allontanare o levare da esso i pensieri odiosi e distruttivi, quando, come una luce che si accende per la prima volta, mi resi conto che se ero arrivata a quel punto il motivo era da ricercare nella mia incapacità di sognare.
Ecco, avevo smesso di sognare!
Dov’era finito il mio desiderio? Davvero lasciando il lavoro avrei ritrovato me stessa?
Per avere la conferma d’aver imboccato la strada giusta dovevo lasciare quella sicurezza materiale ed economica (che al giorno d’oggi non è facile avere) per rituffarmi in un mare d’incertezza e d’insicurezza che però mi avrebbe restituito il sorriso.
Forse è insito nell’uomo non riuscire mai a godere delle cose che si hanno. Sì, forse è così …
Ma chi può dire o sapere ciò che è giusto e ciò che non lo è. E alla fine che importanza ha? Decisi di lasciare il lavoro e nel momento stesso in cui lo pensai avvertii una sensazione di sollievo.
Riuscivo a respirare meglio, quella maledettissima sensazione di oppressione al petto sembrava meno soffocante.
Era un primo passo … l’inizio di un cambiamento … sorrisi!
Non è incredibile ricominciare a sorridere? Un espressione facciale dietro la quale si celano un infinità di emozioni e stati d’animo.
Evidentemente quando ci si sente costretti a dover agire in un determinato modo opposto a quello che si desidera fare realmente si finisce con lo spegnere se stessi.
A cosa serve imporsi dei doveri se poi si rischia d’essere infelici? Ragione e desideri non vanno di pari passo e quando il senso del dovere si scontra con il desiderio si crea un disequilibrio, almeno credo!
Quante domande! Quanti perché, e se, e ma …
Avrei voluto ritornare ad essere la piccolina coccolata e protetta degli anni passati, quella a cui era stato insegnato che il sole c’è sempre e in ogni caso ed è capace di scaldare il nostro cuore anche se ci sentiamo di cattivo umore.
A poco a poco ricordai anche un’altra frase che mia madre ripeteva sempre e che io avevo completamente cancellato dalla mia mente: “coltiva i tuoi sogni figlia mia, perché essi rappresentano il motore della nostra vita”.
Se non li alimenterai finirai con il perderli, perché gli ostacoli della vita, la routine quotidiana prenderanno il sopravvento su di te impedendoti di fantasticare.
Chiusi gli occhi e mi abbandonai completamente a quei ricordi che man mano riaffioravano alla mente.
E perché no, pensai! E se ripartissi proprio dal mio desiderio accantonato?
Forse non riuscirò mai ad essere la pittrice famosa ed affermata che ho sempre desiderato diventare,
ma non permetterò a nessuno e in particolar modo a me stessa di distruggere un illusione.
Non voglio perdere più tempo, desidero poter dar libero sfogo alla creatività, alla fantasia, al mio cuore.
E’ come se negli ultimi mesi non fossi stata protagonista della mia vita ma spettatrice. Spero proprio d’ora in poi di non ripetere lo stesso errore.
Non voglio rimandare a domani: desidero ricominciare a sognare oggi.

copyright © Educare.it - Anno VII, Numero 10, Settembre 2007


Educare.it - Rivista on line - Registrazione n. 1418 Tribunale di Verona del 21.11.2000