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C’era
una volta nel bosco in un luogo lontano, una zingara che viveva
sola perché si era innamorata di un liquido molto famoso
di nome vino. Per lui aveva fatto di tutto, aveva lasciato il
marito e i figli. Non che non volesse loro bene, anzi, ma il vino
era tutto, poteva sostituire chiunque, senza eccezioni per nessuno!
Era una donna che si mostrava sempre allegra, anche se non lo
era perché viveva per il bere. Le persone accanto stavano
male nel vederla così e a lei questo pesava molto. Le dispiaceva
dare sofferenza agli altri oltre che a se stessa. Così
un giorno prese una decisione: riunì la famiglia e se ne
andò in un paesino di montagna lontano da loro. - Qui posso
ricominciare, - diceva tra sé, - fare quello che ho sempre
sognato. Lei aveva sempre avuto la passione per la magia. Fin
da piccola si divertiva a leggere le carte, e quando se la sentiva,
leggeva anche la mano, che non era per niente una cosa semplice
perché lì, diceva lei, si poteva leggere il futuro.
A volte, nella mano degli altri, vi leggeva cose belle, passi
importanti, figli, amore, salute e lunga vita; altre volte, vi
leggeva disgrazie che sarebbero potute accadere. E ci stava male,
perché di fronte a certe cose, lei diceva, - non si può
far nulla, si può solo stare in silenzio e prendere ciò
che viene. Era anche un po’ strega. Lassù per i monti aveva
conosciuto delle piante che non aveva mai visto, e per giorni
e giorni stava a fare intrugli. Faceva bollire foglie e fiori
come le aveva insegnato una vecchia zia, creando così delle
pozioni di colore verde, dal sapore amarognolo. Cominciò
a bere quella bevanda ogni volta che sentiva il bisogno del vino.
Più passavano i giorni, più lei stava meglio. Dopo
alcuni mesi, riuscì finalmente a farne a meno, riprese
le sue forze e la voglia di vivere e un bel giorno se ne tornò
dalla sua famiglia che la amava ancora. La vita era ricominciata.
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storia estratta da “Lungo la ferrovia - racconto di un ragazzo
rom -” dello stesso autore.
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