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Nel 1886 nella contrada
Croce, a poca distanza da Velo Veronese, nasceva un bambino: il suo nome era
Vittorio Branzi. Ad aspettarlo in casa c'erano già otto fratelli, tutti
maschi. Erano tutti contenti ma la gioia per la sua nascita durò poco: la
proprietà era troppo piccola e il frumento dei "campetti" non
bastava. Anche perché a mille metri di altitudine il raccolto era sempre
incerto.
Giovanissimo, come tanti
altri, partì per l'America affrontando per la prima volta l'oceano. I suoi
fratelli dopo un po' ricevettero una lettera: il viaggio era andato bene e
Vittorio aveva trovato lavoro in miniera. Era rimasto impressionato dalle
onde, durante il viaggio... però ce l'aveva fatta. Aveva conosciuto cose
nuove, persone di tutte le razze, storie di ricchezza e povertà. Aveva
sentito anche una parola nuova: la droga.
Tornò dopo qualche tempo per
una breve visita alla famiglia e dopo un paio d'anni tornò definitivamente:
la miniera non dava più lavoro. Anche le miniere si esaurivano e lui
cominciò a pensare a qualcosa che durasse sempre e gli venne in mente il
torrente che dal monte Purga scendeva giù a Selva di Progno: non l'aveva mai
visto asciutto.
Il suo progetto era sempre
più chiaro: una centrale idroelettrica nella contrada Dosso di Selva di
Progno e in alto, nel bosco Perchiof, una vasca di raccolta dell'acqua. In
America aveva visto come funzionava una centrale: non si sarebbe scoraggiato
per la difficoltà. I suoi fratelli lo vedevano sempre più spesso assorto nei
suoi pensieri, mentre fumava una sigaretta, vicino al torrente che parlava
alla sua fantasia. A Velo l'acqua c'era ed era gratis. Mancavano ancora i
soldi e trovò lavoro in Francia. Era sempre minatore ma questa volta aveva
uno scopo preciso.
Tornò dopo qualche mese e
questa volta non perché il carbone fosse esaurito. Aveva guadagnato
abbastanza per mettere su famiglia e aggiungere qualche altro terreno alla
proprietà. Quelle erano le cose più urgenti, ma il pensiero andava sempre
alla centrale. Sorrideva già all'idea di vedere in
ogni casa una lampadina accesa, ad illuminare la meraviglia dei bambini,
l'incredulità dei vecchi.
La ditta costruttrice fece un
preventivo: centoventimila lire. Anche alcuni amici, sentita la notizia,
vollero aiutarlo: il suo sorriso e il suo entusiasmo lo colpivano. Vittorio
pensava di vendere alcune mucche appena fossero tornate dall'alpeggio sui
monti Lessini. Ma due brutte sorprese lo colpirono: il costo del lavoro
sarebbe stato il doppio del preventivo e le mucche all'alpeggio erano state
colpite dal carbonchio. Di settanta ne tornarono tre e per giunta zoppe.
I lavori alla centrale erano
già iniziati ma mancavano i soldi per portare a termine il progetto. Le luci
nelle case di Selva a Vittorio ora parevano sempre più lontane. La famiglia
era nella disperazione, il cibo scarseggiava.
Giravano voci in paese che
qualcuno aveva fatto affari d'oro col contrabbando. Il confine con l'Austria
era abbastanza vicino ma si dovevano affrontare le tempeste di neve, le
valanghe per portare in Italia da Ala una "carica" di zucchero o di
tabacco. E poi si dovevano evitare i controlli delle guardie a Passo Pertica,
a Revolto, a Giazza e ai Longhini. Quattro caserme nei punti strategici
dell'alta Val d'Illasi.
Vittorio aveva già sentito
parlare del contrabbandiere soffocato dalla bufera nei fondi di Parparo e dei
sei finanzieri uccisi dalla valanga nell'alta Val Fraselle nel 1896. Ma
Vittorio ci provò: ancora una volta superò il confine, questa volta non da
onesto lavoratore ma da brigante. Alcuni viaggi andarono bene. Ad Ala in
territorio austriaco conobbe tanta gente. Contrabbandieri veronesi e
vicentini, emigrati che sostavano lì prima del viaggio in Austria, in
Germania, in Belgio.
A casa di Vittorio
aspettavano con trepidazione la sera: era quello il tempo del ritorno. Ma una
sera bussarono alla porta: erano due guardie con Vittorio nel mezzo. L'avevano
trovato con trenta chili di zucchero in pani. Lo aspettava il processo in
tribunale.
La famiglia non era in grado
di pagare la multa e scattò il pignoramento. Il padre rivolgendosi alla
famiglia disse: "Se questa finisce bene vi compro un paio di scarpe nuove
e poi vivremo nella povertà, come siamo sempre vissuti". In famiglia i
mobili da pignorare erano pochi e il padre di Vittorio stava per pagare la
prima rata della multa quando un finanziere gli disse sotto voce: "Non
pagate, sta per nascere il figlio del re". Il padre non capì la seconda
parte del messaggio ma la prima sì e non pagò.
Pochi giorni dopo venne a
sapere che era nata la figlia del re e c'era un'amnistia. Voleva dire che il
delitto di Vittorio era cancellato. Vittorio non capiva come mai il suo
delitto era cancellato dalla nascita di una bambina che neanche conosceva. Non
capiva ma era contento.
Passarono molti anni e la
costruzione della centrale terminò nel 1922. Finalmente la ruota cominciò a
girare e il motore faceva un gran fracasso. Vittorio cominciò a stringere le
mani dei suoi amici, la sua faccia era rossa come una mela. Nelle case i
giovani guardavano stupefatti le lampadine accese. I vecchi invece guardavano
con diffidenza come se si trattasse di un sortilegio.
A Selva quel giorno ci fu
festa: corsa coi sacchi, cuccagna. I pellegrini che da Velo scendevano ogni
anno a venerare ad agosto la Madonna delle Grazie videro per la prima volta la
chiesa illuminata in modo speciale: sembrava che il sole ne illuminasse anche
l'interno. Ogni sera Vittorio andava a ripulire dalle foglie il filtro della
vasca perché il flusso dell'acqua fosse costante. Quello ormai era il suo
unico lavoro perché cominciava a farsi vecchio.
Nel 1966 tutte le piccole
centrali idroelettriche venivano nazionalizzate. Il motore si fermò ma la
corrente elettrica c'era ancora nelle case e veniva da chissà dove. Vittorio
era dispiaciuto ma era troppo vecchio per protestare.
Morì nel giugno del 1976. In
vita lo avevano sempre chiamato "Moro" e sulla tomba, perché tutti
lo riconoscessero, i suoi fecero scrivere "Branzi Vittorio, detto
Moro".
Se oggi ci fosse ancora
uscirebbe di casa verso sera,
aggirandosi fra i tubi e la vasca diroccata,
e ai turisti, che numerosi visitano la zona,
indicherebbe le prime luci che si accendono nelle case.
E i suoi occhi si illuminerebbero,
proprio come allora.
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