HOME

TI RACCONTO ...

In Educare.it uno spazio dedicato al racconto.
Brani scritti dai grandi per i piccoli, da ragazzi per altri ragazzi e per tutti gli adulti che hanno voglia di ascoltarli.
Nei brevi racconti che pubblichiamo vogliamo leggervi lo sforzo di crescere e di trovare il proprio senso nel mondo, oppure il momento della memoria, ciò che unisce - nella trama delle esistenze - il presente al passato ed ai giorni a venire.

 

LUCI NELLA VALLE

di Marco Bugnola

Nel 1886 nella contrada Croce, a poca distanza da Velo Veronese, nasceva un bambino: il suo nome era Vittorio Branzi. Ad aspettarlo in casa c'erano già otto fratelli, tutti maschi. Erano tutti contenti ma la gioia per la sua nascita durò poco: la proprietà era troppo piccola e il frumento dei "campetti" non bastava. Anche perché a mille metri di altitudine il raccolto era sempre incerto.

Giovanissimo, come tanti altri, partì per l'America affrontando per la prima volta l'oceano. I suoi fratelli dopo un po' ricevettero una lettera: il viaggio era andato bene e Vittorio aveva trovato lavoro in miniera. Era rimasto impressionato dalle onde, durante il viaggio... però ce l'aveva fatta. Aveva conosciuto cose nuove, persone di tutte le razze, storie di ricchezza e povertà. Aveva sentito anche una parola nuova: la droga.

Tornò dopo qualche tempo per una breve visita alla famiglia e dopo un paio d'anni tornò definitivamente: la miniera non dava più lavoro. Anche le miniere si esaurivano e lui cominciò a pensare a qualcosa che durasse sempre e gli venne in mente il torrente che dal monte Purga scendeva giù a Selva di Progno: non l'aveva mai visto asciutto.

Il suo progetto era sempre più chiaro: una centrale idroelettrica nella contrada Dosso di Selva di Progno e in alto, nel bosco Perchiof, una vasca di raccolta dell'acqua. In America aveva visto come funzionava una centrale: non si sarebbe scoraggiato per la difficoltà. I suoi fratelli lo vedevano sempre più spesso assorto nei suoi pensieri, mentre fumava una sigaretta, vicino al torrente che parlava alla sua fantasia. A Velo l'acqua c'era ed era gratis. Mancavano ancora i soldi e trovò lavoro in Francia. Era sempre minatore ma questa volta aveva uno scopo preciso.

Tornò dopo qualche mese e questa volta non perché il carbone fosse esaurito. Aveva guadagnato abbastanza per mettere su famiglia e aggiungere qualche altro terreno alla proprietà. Quelle erano le cose più urgenti, ma il pensiero andava sempre alla centrale. Sorrideva già all'idea di vedere in ogni casa una lampadina accesa, ad illuminare la meraviglia dei bambini, l'incredulità dei vecchi.

La ditta costruttrice fece un preventivo: centoventimila lire. Anche alcuni amici, sentita la notizia, vollero aiutarlo: il suo sorriso e il suo entusiasmo lo colpivano. Vittorio pensava di vendere alcune mucche appena fossero tornate dall'alpeggio sui monti Lessini. Ma due brutte sorprese lo colpirono: il costo del lavoro sarebbe stato il doppio del preventivo e le mucche all'alpeggio erano state colpite dal carbonchio. Di settanta ne tornarono tre e per giunta zoppe.

I lavori alla centrale erano già iniziati ma mancavano i soldi per portare a termine il progetto. Le luci nelle case di Selva a Vittorio ora parevano sempre più lontane. La famiglia era nella disperazione, il cibo scarseggiava.

Giravano voci in paese che qualcuno aveva fatto affari d'oro col contrabbando. Il confine con l'Austria era abbastanza vicino ma si dovevano affrontare le tempeste di neve, le valanghe per portare in Italia da Ala una "carica" di zucchero o di tabacco. E poi si dovevano evitare i controlli delle guardie a Passo Pertica, a Revolto, a Giazza e ai Longhini. Quattro caserme nei punti strategici dell'alta Val d'Illasi.

Vittorio aveva già sentito parlare del contrabbandiere soffocato dalla bufera nei fondi di Parparo e dei sei finanzieri uccisi dalla valanga nell'alta Val Fraselle nel 1896. Ma Vittorio ci provò: ancora una volta superò il confine, questa volta non da onesto lavoratore ma da brigante. Alcuni viaggi andarono bene. Ad Ala in territorio austriaco conobbe tanta gente. Contrabbandieri veronesi e vicentini, emigrati che sostavano lì prima del viaggio in Austria, in Germania, in Belgio.

A casa di Vittorio aspettavano con trepidazione la sera: era quello il tempo del ritorno. Ma una sera bussarono alla porta: erano due guardie con Vittorio nel mezzo. L'avevano trovato con trenta chili di zucchero in pani. Lo aspettava il processo in tribunale.

La famiglia non era in grado di pagare la multa e scattò il pignoramento. Il padre rivolgendosi alla famiglia disse: "Se questa finisce bene vi compro un paio di scarpe nuove e poi vivremo nella povertà, come siamo sempre vissuti". In famiglia i mobili da pignorare erano pochi e il padre di Vittorio stava per pagare la prima rata della multa quando un finanziere gli disse sotto voce: "Non pagate, sta per nascere il figlio del re". Il padre non capì la seconda parte del messaggio ma la prima sì e non pagò.

Pochi giorni dopo venne a sapere che era nata la figlia del re e c'era un'amnistia. Voleva dire che il delitto di Vittorio era cancellato. Vittorio non capiva come mai il suo delitto era cancellato dalla nascita di una bambina che neanche conosceva. Non capiva ma era contento.

Passarono molti anni e la costruzione della centrale terminò nel 1922. Finalmente la ruota cominciò a girare e il motore faceva un gran fracasso. Vittorio cominciò a stringere le mani dei suoi amici, la sua faccia era rossa come una mela. Nelle case i giovani guardavano stupefatti le lampadine accese. I vecchi invece guardavano con diffidenza come se si trattasse di un sortilegio.

A Selva quel giorno ci fu festa: corsa coi sacchi, cuccagna. I pellegrini che da Velo scendevano ogni anno a venerare ad agosto la Madonna delle Grazie videro per la prima volta la chiesa illuminata in modo speciale: sembrava che il sole ne illuminasse anche l'interno. Ogni sera Vittorio andava a ripulire dalle foglie il filtro della vasca perché il flusso dell'acqua fosse costante. Quello ormai era il suo unico lavoro perché cominciava a farsi vecchio.

Nel 1966 tutte le piccole centrali idroelettriche venivano nazionalizzate. Il motore si fermò ma la corrente elettrica c'era ancora nelle case e veniva da chissà dove. Vittorio era dispiaciuto ma era troppo vecchio per protestare.

Morì nel giugno del 1976. In vita lo avevano sempre chiamato "Moro" e sulla tomba, perché tutti lo riconoscessero, i suoi fecero scrivere "Branzi Vittorio, detto Moro".

Se oggi ci fosse ancora
uscirebbe di casa verso sera,
aggirandosi fra i tubi e la vasca diroccata,
e ai turisti, che numerosi visitano la zona,
indicherebbe le prime luci che si accendono nelle case.
E i suoi occhi si illuminerebbero,
proprio come allora.


Marco Bugnola è uno studente della Scuola Media di Selva di Progno (VR)

Questo racconto si è classificato al 1° posto nella categoria "scuola media" del concorso "RacDisGiò 2002", promosso dal Distretto Scolastico n. 30, dal Comune e dall'Informagiovani di San Bonifacio (VR).
E' pubblicato su Educare.it per gentile concessione del Comitato Organizzatore.

 


Educare.it - Rivista on line - Registrazione n. 1418 Tribunale di Verona del 21.11.2000