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In un reparto
per malati cronici dell'ospedale di una città vicina alla nostra
c'era una stanza a due letti. Uno era occupato da un anziano signore
che attraversava, senza saperlo, la fase terminale della malattia
che lo aveva colpito, mentre l'altro letto era occupato da un
uomo di mezz'età che sapeva di essere nella stessa condizione
e, pur senza soffrire, si lamentava in continuazione del suo stato.
Non passava giorno senza che chiedesse a se stesso e agli altri,
almeno sette volte, perché era stato così duramente punito, e
cosa aveva mai potuto fare di tanto grave da giustificare il destino
con lui tanto crudele. Non pensava mai ad altro e, quando apriva
bocca per parlare, nessun'altra parola gli usciva se non per lamentarsi
e lamentarsi, anche, per il fatto che il vecchio accanto a lui,
pur soffrendo dolori atroci, non si lamentava mai. Il suo comportamento
era così esasperante da spingere persino sua moglie e sua figlia
a diradare il più possibile le visite per evitare di doverlo sopportare
a lungo. Non aveva più voglia di fare nulla, e questo gli dava
ancor più tempo per lamentarsi.
Una notte, dopo una serata durante la quale era stato particolarmente
insofferente e ripetitivo nel suo commiserarsi, si sentiva completamente
senza forze quando, all'improvviso, l'anziano signore al suo fianco
fu colto da spasmi così acuti e lancinanti da costringerlo ad
alzarsi dal suo letto per offrirgli il suo aiuto. Più il vecchio
torceva i muscoli del volto per il dolore, più lui si sforzava
per aiutarlo a superare la crisi. Per un lungo tempo, prima dell'intervento
del personale sanitario, gli era sembrato che la vita dell'anziano
paziente fosse legata solo al suo intervento; sentì fortemente
il valore del suo aiuto e, quando il vecchio si riprese, provò
una sensazione di sollievo per lui molto strana. Il mattino successivo
il suo umore era completamente rinnovato, e a tutti coloro che
gli facevano visita ripeteva di non essersi mai sentito così in
vita sua e che, anzi, l'episodio della notte precedente era stato
uno dei pochi momenti della vita per cui poteva dire che era valsa
la pena l'aver vissuto.
Finalmente anche la moglie e la figlia si sentirono sollevate
e, tutti, ebbero la speranza che dall'indomani la vita sarebbe
cambiata. La sera, prima di addormentarsi, si volse verso l'anziano
al suo fianco e gli disse: "Grazie tante. Buona notte".
Il mattino dopo l'infermiera lo trovò immobile nel suo letto:
il male incurabile aveva avuto il suo esito durante la notte.
Mario aveva il sorriso sulle labbra, ma molti si chiesero a lungo
il perché.
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