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Non potevo crederci, la mia sorellona Claudia, il mio punto di riferimento, la ragazza per me solida e impassibile alle varie situazioni, era caduta nel tunnel buio dell'anoressia. Non dimenticherò mai quel giorno, quel maledetto giorno in cui tornai a casa, per le vacanze di Natale dal mio noiosissimo collegio. Ero felicissima, davanti a me si presentavano giorni frenetici, pieni di vita. Quante cose avremo fatto io e Claudia.
Salii in camera velocemente facendo le scale a due a due aprii la porta e... quale spettacolo spaventosamente schifoso.
Mia sorella davanti allo specchio con indosso solo il reggiseno e mutande sembrava la larva di se stessa. La pelle ormai tirata, le ossa si distinguevano una per una. La forma del corpo, per cui tutti invidiavano mia sorella era svanita. Uno scheletro vivente era dinnanzi ai miei occhi. Gli occhi di un blu profondo, sempre accesi di una vitalità infinita, ora erano spenti. Erano diventati degli occhi comunissimi, d'un blu indefinibile, quasi
grigio.
Qualcosa, che era sempre stato prezioso e unico, che caratterizzavano la mia sorellona, ora era svanito, non esisteva più. Due sentimenti contrastanti mi percorsero. Da una parte quasi godevo, nessuno più mi avrebbe detto: "Guarda tua sorella". Ora c'era ben poco da guardare. Dall'altra un nodo di tristezza mi stringeva la gola. Tuttavia la commiserazione dei miei genitori, che non reagivano ma stavano là seduti sul divano continuando a pensare e a ripercorrere la loro vita, il loro modo di educare la figlia maggiore, mi infastidiva.
Nessuno reagiva, tutti avevano gli occhi spenti, nessuno riusciva a guardare in faccia l'altro. Ogni volta che la mia sorellona camminava e barcollava per la casa, i miei genitori o guardavano in due parti opposte o non si parlavano, io non vedevo alcuna speranza di felicità, avrei voluto essere in
collegio...
Era ormai Natale e nessun sentimento natalizio era vivo nella nostra dimora. Sembrava che per noi il tempo si fosse fermato, un alone scuro avvolgeva la nostra casa mentre le luci, gli alberi di Natale illuminavano le altre parti di città. La vita trascorreva velocemente per le altre persone, la nostra sembrava essersi fermata: noi non l'avremmo, forse, mai più conosciuta. Ero incavolata nera con Claudia, il periodo per me preferito era stato rovinato da lei... la mia più cara amica, sempre vicina a me. Perciò mi decisi: le avrei parlato a quattr'occhi. Quella tristezza presente nella casa era spaventosa e ormai insopportabile. Continuavo a pensare che la responsabile di tutto questo era lei!!!
La affrontai, le dissi cose che mai e poi mai avrei pensato di dirle. Le sputai in faccia la cruda e nuda verità... che la responsabile di quella tristezza, di quell'infelicità era... lei!!! Che ancora una volta era riuscita a primeggiare, che la... odiavo. Quella parola così spaventosa l'avevo pronunciata con una tale naturalezza che ne fui
atterrita e, anziché sentirmi sollevata, mi pentii, corsi in camera e piansi. Non era possibile, la mia sorellona sempre impassibile e pronta a consolarmi ora non c'era. Era spenta... come i suoi occhi.
Qualche ora dopo mi calmai un po', scesi in cucina e là la incontrai, stava preparando un dolce, mi vide, alzò lo sguardo e mi sorrise. Il suo primo sorriso, da quando ero tornata, quello più bello, che mostrava un ritrovato senso della vita, e una luce si accese nei suoi occhi blu.
Quegli occhi ormai spenti erano ritornati, per un attimo, ad accendersi, sembravano rinati. Ecco, forse era solo un barlume di luce, ma io lessi in ciò una forte speranza e con complicità contraccambiai
il sorriso.
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