HOME

TI RACCONTO ...

In Educare.it uno spazio dedicato al racconto.
Brani scritti dai grandi per i piccoli, da ragazzi per altri ragazzi e per tutti gli adulti che hanno voglia di ascoltarli.
Nei brevi racconti che pubblichiamo vogliamo leggervi lo sforzo di crescere e di trovare il proprio senso nel mondo, oppure il momento della memoria, ciò che unisce - nella trama delle esistenze - il presente al passato ed ai giorni a venire.

 

PER CASO UN GIORNO

di Daniela Boccanera

Una storia tracciata a linee imperfette che non seguono le leggi piane o solide di geometria, parole e pensieri appuntati su un piano infinito dove a tratti si ha la possibilità di intravedere la forma di qualcosa, un’ ombra che si sta definendo per la sua sostanza. Passo dopo passo, la forma preda la materia, lentamente, senza fretta, sfila la corporeità dalle parole e le lettere danzavano ormai fluenti a modulazioni ecoiche intorno ai contorni dell’ombra.

Era un gioco di movimento a ellisse, con pause, ritmi veloci, a volte lenti, a volte sospesi su questo piano infinito, …si attardavano nello spazio per il vuoto assoluto che c’era, fino a riprendere movenze tutte intorno.

Erano punti, punti infiniti di quella linea che non cercava nessuna definizione di sé perché non voleva appartenere nient’altro che all’infinito, solo traiettorie di punti in moto, noncuranti di intersezioni nello spazio, moderatamente curiosi della direzione che avrebbero preso. Poi, da questo movimento avrebbe preso corpo la rete d’oro.

Di un materiale speciale sarebbero nati incroci, nodi, intrecci laschi a momenti, tesi in altri, creando un gioco frenetico di movimenti avvolgenti, che fasciavano lo spazio a poco a poco.
Diffondeva la sua luce a lunghezza d’onda diverse, passando dall’oro all’argento in meno di un secondo, per ritornare oro, argento subito dopo, nello spazio infinito che per questo si concedeva più nero che mai: i nodi assorbivano la luce, puntellavano il piano infinito scenario immobile all’ aggregazione di materia interstellare che dava vita ad un’anima: è così che nascono le anime.
Lo spazio diventò per questo compiuto, l’anima accolta ne delimitava i confini fino all’ultimo cielo delle stelle fisse.

L’anima estendeva il suo spirito, uno spettacolo itinerante nello sfondo infinito, fino a quando non scelse di fermarsi.
Prese, senza chiedere permesso, i suoi occhi, il suo volto, la sua bocca, la sua voce, i suoi pensieri e li fece suoi.
Cominciò a vivere, ……… il suo tempo ormai definito era scandito dagli opposti: la notte e il giorno, l’amore e il dolore, la gioia e la tristezza, la passione e il tormento, il silenzio e il tumulto, l’ inquietudine e la pace, l’angoscia e la speranza.
Come ombre dei sentimenti accanto le passavano a volte, mentre in altre si facevano sentire fin dentro la carne, perché ormai era sostanza, era storia fissata in un nastro che sarebbe stato infinito,ricordo del suo essere rete d’oro.
Per questo le persone sono uniche, finite e infinite.

Senza sapere perché, del mistero l’imprevisto fa parte, cominciò a dialogare in silenzio, da sola.
Fino a quando le sue parole non raggiunsero un’altra anima che aveva preso possesso di un altro viso, di altri occhi, di un’altra bocca, di un’altra voce, di altri pensieri e come sempre, senza chieder permesso, li aveva fatti suoi.

Cominciarono a parlare senza conoscersi: parole che incrociavano pensieri, pensieri che si annodavano ai sentimenti, sentimenti che si legavano a immagini.
Non importava se era l’usignolo ad accompagnare il loro tempo, l’allodola avrebbe aspettato, il suo canto goffo e sgraziato annunciava solo un giorno che non reggeva al confronto dell’attesa delle notti.
Si parlavano adesso e questa era la cosa più importante: succedeva poi che nel corso di una giornata qualsiasi i pensieri dell’una inciampassero per caso in quelli dell’altra, una sorta di alchimia del desiderio, senza sapere perché e non avevano voglia di chiedersi perché era così e tanto bastava.

Sottili giochi d’ansia accompagnavano l’arrivo della notte fino a quando la chiacchierata ricominciava su un piano accordato per loro, solo per loro.
Il resto del mondo in sala d’attesa……. iniziava l’abbraccio tra parole e immagini: sorrisi, ammiccamenti, celie che nascondevano pudori non falsi,…. tutti tentativi di toccarsi, di prendersi per mano, di vedersi: gli occhi per ora si riempivano di immagini che lasciavano segni, impronte, tracce nella mente, e ogni anima le conservava per sé in un angolo speciale, segreto a volte anche per loro stesse.

Immagini in movimento che erano non-immagini ma una specie di simbiosi tra sensazioni, emozioni, apparizioni e dissolvenze che in movimento lento di armonie, in un silenzio siderale, e pur tuttavia prodigo di comunicazioni e di dissolvenze, che si legano e si annodano solo in apparenza casualmente. Un legame che esprimeva il lento e ampio planare di anime in azzurre estensioni speculari rispetto a sé, senza per questo concedersi all’autocontemplazione, ma alla semplice esplorazione del loro incontro in un volo libero.

Tanto tempo dopo sarebbe stato il posto dove avrebbero pescato i pensieri più dolci nei momenti di nostalgia, ma adesso non lo sapevano, non potevano sapere.
L’arte dei giochi delle sembianze fu spezzata dall’incontro: adesso gli occhi dovevano fare i conti non più con le immagini del posto segreto, ma con quello che avevano davanti e le due anime si guardarono, si scrutavano, cercavano le forme, le parole, le tracce, le impronte che si erano lasciate.
In questa ricerca muta, solitaria, riconobbero segni, sagome di corpi, di mani di colore diverso, contorni di occhi, parole che adesso avevano un suono,

Una voce fuori campo sussurrava qualcosa, ma era appena un soffio di voce, l’orecchio non voleva sentire, non voleva ascoltare.
Camminarono a fianco a fianco, si prestavano attenzione di nascosto: pensieri mutarono forma in teneri balbettii e cominciarono a parlarsi simultaneamente per fermarsi subito dopo e…… cedere il passo.
Sotto un banco speciale, di nascosto cominciarono a raccontarsi la loro storia, e cominciarono sorrisi, spruzzate di ricordi come giochi d’acqua, boccacce come passatempi, capriole per girarsi intorno. Si allontanavano per riprendersi poco dopo, a volte a capelli, altre con gli indici delle mani uniti oppure incrociati e soffiati sulla bocca.
Stavano imparando a conoscersi….., altri come loro, rintanati sotto i banchi, stavano scoprendo, esplorando il mondo dell’altro…. la voce fuori campo continuava a parlare, senza essere ascoltata…………..

I pensieri dell’uomo sono raggomitolati nella mente, aspettano la luce del caminetto quando, seduto, stanco, l’uomo è davanti alla sua fiamma e la fissa intensamente.
Ad occhi chiusi, la fiamma continua a tremolare, i pensieri allora galleggiano seducenti nella mente come esche alle quali altri pensieri abboccheranno.
Il monologo interiore ha inizio.

Pensaci bene, non è forse così che iniziano tutte le notti, allorché si appresti ad avvicinarsi la tua sera?
Non ci sono sere a che vengono per tutti ma c’è la sera che si coniuga ai pronomi … la mia, la tua, la sua, la loro, e che poi ignari individui si esprimono dicendo che “ è arrivata sera” è tutt’altra storia.

Ma tu sei diverso: scenari misteriosi aprono i tuoi dialoghi dove come in un morbido e confortevole acquario nuotano le tue speranze i tuoi sogni.
Ma tu sei diverso: apri la tua anima a che gli altri se ne possano servire, sveli il suo contenuto a che gli altri possano capire gli eventi inspiegabili della nostra vita, come questi si nascondano pericolosi dietro ad una domanda, ingenua, spontanea.
Le domande per essere buone devono avere risposte e tu le hai: la prospettiva della mente, a ben vedere, deriva dall’altitudine dell’anima e la sua voce arriva dritta dritta alla sensibilità dello spirito.

Graziose messaggere le risposte arrivano e mettono in ginocchio le coscienze, che dietro uno sguardo senza parole chiedono aiuto alla ragione.
Linguaggio forbito, la forma è anche sostanza, ti appresti a prendere mani sconosciute nella tua e in mezza riga, in poche parole condensi il midollo di una realtà a loro sconosciuta che vivifica e nutre.
La perfezione formale si accompagna all’impeto della passione che contiene in misura di sublime equilibrio.

Ma non è forse questo il cammino dello scienziato di spiegare il noto attraverso l’ignoto?
Non è forse questo il cammino dello scienziato di render conto dei fatti studiati invece di far loro violenza tentando di imporli nelle teorie o di accomodarli ad esse?
Sgangherati tentativi di risposte riecheggiano nell’etere, verità distorte, trappole per stolti che se ne appropriano inconsapevoli dell’inganno.

La voce fuori campo smise di parlare.


Autore: Daniela Boccanera, laureata in Pedagogia e Sociologia, opera come docente di Filosofia e Storia, nonché come formatrice in corsi per Insegnanti. Ha frequentato il Master di Psicologia della comunicazione e tecniche dialogiche. Attualmente sta conseguendo il Dottorato di Ricerca in Psicologia della comunicazione e tecniche dialogiche presso l’Università degli Studi di Macerata.

 

Educare.it - Rivista on line - Registrazione n. 1418 Tribunale di Verona del 21.11.2000