| Fast
era un pesciolino che, senza sapere come, si ritrovò dentro
un acquario di un negozio di pesci. Nuotava, nuotava, ma inevitabilmente
finiva per sbattere il muso contro una superficie che non riusciva
a vedere. Così certe volte finiva per innervosirsi e iniziava
a muoversi velocemente cambiando spesso direzione a destra e a
sinistra con scatti nervosi. Non aveva compagni nel suo acquario
quando un giorno… io entrai nel negozio. Avevo deciso di comprare
un bel pesciolino. Iniziai a girare e a guardarmi intorno, ma
non ero per niente affascinato; erano tutti perfetti erano fermi
erano tutti dello stesso colore; ma ad un certo punto mi girai
ed in un angolo buio mai spolverato, vidi un pesciolino dentro
un acquario con il vetro sporco e appannato .
Sembrava che un muro lo rinchiudesse. Però attraverso quella
fitta barriera, mi accorsi che mi guardava con occhi che ti penetravano
dentro. Mi faceva le boccacce, cercava di parlarmi.
Aveva qualcosa di strano che mi piaceva; aveva una coda gialla
e per finire rossa e delle sfumature arancioni. Era bello, ma
allo stesso tempo capì che era triste e solo. Avevo paura,
avere avuto sempre intorno a me pesci perfetti e non di tutti
i colori, ma quel pesce mi affascinava. Era allo stesso tempo
grande ma piccolo dentro.
“aiutami!” ecco cosa cercava di dirmi, ma sapevo che da solo io
non sarei mai riuscito; decisi di comprarlo e portarlo a scuola.
C’è voluto tanto per fare un piccolo oblò per vederlo
meglio. I primi giorni erano difficili; tutti
avevano paura del suo comportamento, come allo stesso tempo lui
aveva paura della nostra diversità, ma quegli occhi grandi
fecero cambiare idea a tutti, anzi bisticciavamo per chi doveva
stare con lui, per chi gli doveva dare da mangiare per chi lo
doveva accudire e per chi doveva giocare con lui.
Gli mancava per il nome e decidemmo di chiamarlo “FAST” che in
inglese significa veloce e lui lo è e perché le
iniziali ci ricordavano:
la F di felicita
la A di armonia
ma allo stesso tempo la S di solitudine
e la T di tristezza che il suo mondo racchiudeva.
Piano piano l’oblò si apriva sempre di più. Un giorno,
alla ricreazione ci siamo seduti vicino a lui e iniziammo ad imitarlo.
Tutti cominciavano a ridere e la sua faccina quasi quasi rideva
con noi!
Da quel giorno FAST non sbatteva più contro il vetro, ma
rimaneva tranquillo nuotando da una parte all’altra. Sembrava
quasi che seguisse la lezione con noi. Era sempre contento quando
gli davamo da mangiare. Ormai il vetro è pulito anche se
per il nostro pesciolino il vetro lo racchiude sempre, ma con
ogni minuto che passa si può dire che FAST certamente non
è più un pesce solitario e diverso ma è uno
di noi!
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