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Anche quella
sera ci trovammo col nonno, come tante altre volte prima di quella,
e tutti noi, standogli intorno, sentivamo che ciò che stava per
raccontarci non sarebbero più state le solite storie che avevamo
ascoltato fino ad allora. Ci piacevano, certo, perché è sempre
avvincente sentir narrare della vita delle persone e di tutte
le storie che una vita può suggerire; spesso, tuttavia, ci chiedevamo
"cosa", veramente, il nonno volesse trasmetterci in quel modo.
Forse l'avremmo scoperto presto.
E lui incominciò.
- C'era una volta un bambino ebreo che fin da piccolo voleva fare
il medico. In famiglia non fu contrastato visto che già suo padre
aveva iniziato gli studi in Medicina, ma in quegli anni di inizio
secolo la vita non era molto facile; il denaro non bastava mai
e non si poteva sapere che cosa il domani avrebbe portato, o tolto
ancor di più. Il piccolo Viktor, così si chiamava, dovette a volte
rubare ed elemosinare il pane per sopravvivere, ma nonostante
questi tristi episodi la sua infanzia fu molto lieta.
Era un bambino attento, sveglio, perspicace, studente scrupoloso
e precoce scienziato in piccoli esperimenti che divertivano i
suoi compagni. Tuttavia, pur nell'esuberanza della sua giovane
età, era spesso attento, come un adulto, ai problemi dell'esistenza
e talvolta meditava sull'atroce verità per cui ogni vita, per
quanto bella sia, è irrimediabilmente fugace. Si diceva, riflettendo,
che proprio perché è così fugace la vita va riempita di momenti
preziosi e, per farlo nel modo giusto, bisogna darle uno scopo
per cui valga la pena andare avanti.
- Possibile, nonno, che un ragazzino abbia questi pensieri?
- È possibile, mio caro, soprattutto quando, come capitò a Viktor,
un tuo giovane amico si toglie la vita dopo aver letto le pagine
di un filosofo - un certo Friederick Nietzsche - in cui si afferma
che la realtà, tutta o in parte, non può che essere o portare
al NIENTE.
- Come dire che la vita è niente?
- Proprio così; ma per Viktor era esattamente l'opposto e più
avanti negli anni arriverà a scrivere che se anche vivere è soffrire,
è comunque sempre "possibile riunire i fragili fili di una vita
spezzata in unico significato…" e giungere alla realizzazione
di sé. La sua vita, insomma, è stata fin da giovane dominata e
guidata da un pensiero fondamentale: l'esistenza dell'uomo non
può essere NIENT'ALTRO CHE NIENTE, o solo un processo d'ossidazione
fisico e chimico, o la sola soddisfazione di istinti e bisogni,
o la sola ricerca di potere e affermazione sociale. Queste cose
sono tutte vere e importanti, certo, ma la vera vita è il mondo
creato di fatti personali, è l'insieme dei momenti che ci fanno
sentire di essere nel mondo, parte del creato e attirati da una
meta: questa era la vita per lui… Anche per me è così.
- Ce ne rendiamo conto, nonno; sappiamo e abbiamo visto tante
volte che questo tuo modo di pensare ti ha permesso di avere sempre
il sorriso sulle labbra, anche durante, o subito dopo, gravi difficoltà
o perdite. A volte ci turbava vederti sereno in certi momenti,
ma ora sappiamo che la tua non era freddezza o superficialità,
piuttosto…
- … il frutto della ricerca di un motivo in ciò che accadeva e
poi, anche se non lo trovavo perché non sempre la vita dà le risposte
alle nostre domande, mi sforzavo di dare IO nuove risposte alla
vita che in quelle occasioni era come se mi stesse chiedendo:
"Ehi, tu, e adesso cosa fai?". La risposta, come mi ha suggerito
la lettura di Frankl, l'ho sempre cercata…
- E l'hai sempre trovata?
- Non importa che io risponda a questa tua domanda. A volte ci
aspettiamo che la vita ci permetta di fare grandi imprese o ci
chieda di compiere gesti incredibili, ma credo che se ci aspettassimo
solo questo resteremmo talmente delusi da non volerne sapere,
tante volte. Ho scoperto, invece, che sono i piccoli momenti,
le piccole imprese, le risposte agli attimi fuggenti quelle che
contano: se andando in autostrada pensassi solo al luogo dove
devo arrivare e non mi preoccupassi di prestare attenzione alla
strada che devo percorrere, forse non arriverei neppure alla mia
meta, e magari per aver inciampato in qualche ostacolo, o non
gioirei per qualche bella immagine lungo la strada…
- Come dire che non si può costruire il tetto della casa se prima
non si costruiscono le fondamenta?
- Direi che è proprio così; è questo modo di oppormi ai momenti
brutti che mi ha permesso di essere qui con voi quasi ogni sera.
- Anche Frankl ha vissuto momenti brutti?
- Dire solo "brutto" delle atrocità che ha superato sarebbe poca
cosa, ma è meglio che vi racconti per bene.
Pur essendogli ben chiaro il proposito di essere un medico curatore
d'anime, egli era convinto che per poter comprendere gli altri
non poteva limitarsi a studiare, da medico, solo la componente
biologica dell'essere umano, ma era necessario conoscerne anche
la parte nascosta: la parte nascosta della mente, e la parte spirituale.
Sì, perché qui sta la novità che Frankl ha portato al modo di
pensare, in quel campo, nel suo tempo; diceva che l'uomo non è
solo fatto di un corpo ma è anche fatto di un'anima, uno spirito;
e questa parte è altrettanto importante quanto il corpo, se non
di più.
Se da un lato la medicina gli permetteva di conoscere la parte
corporea, per conoscere la parte spirituale dell'uomo non poteva
che studiare la filosofia.
- Adesso mica ci parlerai di filosofia?
- Abbi pazienza; se non mi lasci almeno farne un cenno non potrai
comprendere la risposta che darò alla domanda che mi avete posto
prima, e cioè se Frankl ha sofferto!
Di tutta la filosofia, l'argomento che più lo coinvolgeva era
quello riguardante il rapporto tra i limiti e la libertà nell'uomo
e da Scheler apprese che la caratteristica decisiva dell'essere
umano è "un principio che è contrapposto a ogni vita solamente
organica, compresa quella umana": lo spirito. Solo perché l'uomo
ha lo spirito, diceva, assume la dignità di persona. Anche quando
è malato…
- Ma nonno, la malattia è quella che sta nel corpo. Se ci mettiamo
anche la parte spirituale, nell'uomo, cosa ne è di quello che
sappiamo sulla malattia?
- Brava! Capisci, dunque, che da allora in poi non sarà più possibile
dire che la malattia esiste solo quando è il corpo a non funzionare
bene, ma che anche quando lo spirito ha problemi la persona può
soffrire; una cosa è il disturbo fisico e altra è la sofferenza
spirituale.
- Ma che cos'è questo SPIRITO?
- Se potessi rispondere alla tua domanda avrei forse in mano la
possibilità di guarire tutti gli uomini che soffrono per colpa
dello spirito stesso; purtroppo, però, lo spirito è una qualità
propria dell'uomo che non può avere una risposta da un esperimento
scientifico; è una caratteristica umana che non appartiene alle
scienze naturali, non è spiegabile; la si può capire, diceva Frankl,
solo con la via di comprensione che è tipica della sfera spirituale:
l'AMORE. È questa la via che ci permette di "sentire" cos'è lo
spirito, ciò che permette all'uomo di vivere la sua vita comprendendo
il senso delle cose che fa!
- Se è così, lo spirito può avere a che fare con il nostro essere
qui?
- Sì, lo spirito, come lo intende Frankl, è ciò che ti permette
di sentire che rimanere qui stasera ha un suo senso.
- Infatti ci sto volentieri.
- Certo, perché è il senso e il motivo che tu senti nello star
qui che ti trattiene. Non è il nostro stare insieme a costruire
il senso e lo scopo della serata, ma è il significato e il valore
che sentiamo in ciò che facciamo che ci tengono qui.
- Se questo fosse vero, ci sarebbe da sentirsi importanti ad essere
qui stasera!
- E non è bello sentirsi bene per avere risposto "SI'" a
qualcosa che ci sembra avere valore?
- Ma tutto questo cos'ha a che fare con i momenti brutti di Frankl?
- Tutto ciò di cui vi ho parlato aveva portato Viktor ad affermare
che la vita dell'uomo ha senso in virtù della possibilità di realizzare
quelle cose che, grazie alla sua mente e al suo spirito, sente
hanno valore per lui.
Ebbene, ad un certo punto della sua vita durante la Seconda Guerra
mondiale, l'ebreo Frankl fu catturato e rinchiuso in Campo di
Concentramento ad Auschwitz.
Quel dolore, quei brutti momenti, chi può capirli? Nessuno di
noi può immaginare cosa possa provare un uomo di fronte a certe
atrocità se non le ha vissute. Nulla gli fu risparmiato: nel Lager
perse il padre, la moglie, il fratello e vide personalmente la
madre entrare nella camera a gas. Chiunque, in preda alla depressione
più nera e alla paura portate all'esasperazione avrebbe potuto
desistere… noi lo facciamo, a volte, per molto meno… ma lui non
si depresse totalmente. Avvertì che ciò che stava vivendo era
la sua "esperienza della croce", e guardando all'esistenza di
molti altri nella sua condizione, riuscì a comprendere che ciò
che più deprime l'uomo non è tanto l'insieme dei fatti brutti
che accadono, ma il non vedere più un senso nella vita e nelle
cose che restano; sentirsi frustrato per non avere più la possibilità
di realizzare qualcosa, e qualcosa che prima desiderava.
Ci fu, verso la fine di quel periodo, un episodio fondamentale
nell'esperienza di Frankl e fu quando, anch'egli distrutto, si
trovò a dover parlare ai suoi compagni di Lager che erano come
lui a digiuno, avviliti e prostrati, e sentivano venire meno la
voglia di vivere. Con la voglia e la speranza, se ne andavano
anche il coraggio e la forza per continuare.
Frankl non rifiutò di aiutarli per quel che poteva, e cominciò
a parlare a loro di speranza facendoli meditare sulla… fortuna
di essere ancora vivi. Un paradosso, vero? Li invitò a guardare
al passato come a una fonte di gioia: "Ciò che abbiamo realizzato…
nessun può sottrarcelo. Ciò che abbiamo vissuto… tutto ciò l'abbiamo
salvato, rendendolo reale una volta per sempre. E se pur si tratta
di un passato è assicurato per l'eternità! Perché essere passato
è ancora un modo di essere, forse, anzi, il più sicuro". Poi li
invitò a pensare al fatto che anche in quelle ore difficili qualcuno
li guardava dall'alto: "un amico o una donna, un vivo o un morto
- oppure Dio -. E questo qualcuno si attendeva di non essere deluso…".
Parlò ancora di quanto per lui fosse importante il valore del
sacrificio e di quanta forza aveva trovato, per andare avanti,
nell'offrire a Dio la sua sofferenza in cambio della speranza
della salvezza della moglie: aveva scoperto che quello era il
suo senso, lo scopo della sua vita in quel momenti. E quello scopo,
quella speranza, gli davano il coraggio e la forza per andare
avanti, nonostante tutto…
- E i suoi compagni?
- Furono molto sollevati da quel suo discorso… perché era stato
fatto con…
- Amore?
- Si, proprio con amore; perché solo mediante l'amore aveva potuto
andare oltre sé stesso e i suoi limiti: andando incontro agli
altri. E solo mediante l'amore aveva potuto anche distanziarsi
dal suo dolore, andando oltre il suo dolore di singolo uomo per
offrire agli altri il suo aiuto. Senza quell'amore di cui si parlava
anche prima, come avrebbe potuto farlo?
- Nonno, non so come sia possibile, ma questa storia, pur così
patetica, mi lascia in fondo all'animo un senso di serenità. È
una storia vera, nonno?
- Ogni storia di vita, bella o brutta che sia, per chi l'ha vissuta
è sempre una storia vera. Il fatto che ti senti serena, secondo
me, è perché in fondo a tutto ciò avvertiamo che è avvenuta la
realizzazione di un senso vitale, lo scopo esistenziale di una
persona. Di fronte alla realizzazione di tale dovere che ci chiama
non ha più senso utilizzare gli aggettivi bello o brutto, perché
le qualità dei fatti vengono assorbite nell'intima gioia che si
prova per aver detto "SI'" alla chiamata della vita.
- Se questa è una storia vera, allora anche Frankl è un uomo vero?
- Si, è un uomo vero e tante cose ha fatto dopo quell'esperienza
tragica e in seguito alla sua "esperienza della croce".
Ha insegnato, ha aperto Centri di Consulenza per aiutare i giovani
e tutti coloro che soffrono per il venir meno del senso e dello
scopo della loro esistenza, ha scritto libri e cercato di divulgare
in tutti i modi il suo pensiero.
Quando anch'io ho scoperto Frankl mi sono sentito attratto dalle
sue idee e ho scoperto di aver motivazioni che neppure sospettavo,
come quella di conoscere gli altri per aiutarli.
- E noi cosa c'entriamo in tutto questo?
- Con voi, nipoti miei, ho voluto fare il vecchio nonno che racconta
le storie ai suoi bambini prima del sonno.
- Per questo le altre sere ci raccontavi storie sulla vita delle
persone, piccoli fatti, aneddoti e avventure degli altri?
- Si, perché cercavo di farvi capire quanto può valere ogni singolo
fatto e che va accettato così com'è perché ognuno di noi è diverso
dagli altri; ho cercato di farvi capire che il motivo di ogni
azione è tipico di una persona in un certo momento della sua vita
e non è detto che vada bene né per altri, né per lui stesso in
altre occasioni. Ho cercato di farvi capire insomma, attraverso
gli episodi della vita delle persone, che cercare il senso del
vivere significa cercare in una situazione concreta, da parte
di una persona concreta, il modo concreto per vivere nella maniera
più sensata, senza buttare via il tempo e le occasioni. Perché
ogni uomo è diverso dall'altro e per ogni uomo le singole situazioni
della vita sono sempre uniche, perché unico è il senso della sua
vita in quel momento.
- E noi che giudichiamo e condanniamo così facilmente!
- Il senso di ogni attimo di vita è unico, come unico è l'uomo
che lavorando, amando, soffrendo, deve sempre trovare e vivere
un atteggiamento ricco di senso e adeguato alla sua situazione.
Volevo, attraverso storie, parlarvi dell'uomo che cerca i suoi
perché. Ora è chiaro che in seguito alla ricerca delle sue motivazioni,
l'uomo si troverà ad agire sulla base di esse, e siccome siamo
essere imperfetti, nel fare scelte o nel passare dalle scelte
all'azione possiamo anche sbagliare; non è forse vero? Giudicare,
allora, può avere senso, specie non conoscendo cosa sta dietro
quell'azione?
- Oh, nonno, se avessimo saputo queste cose prima, avremmo forse
capito i tuoi racconti fin dal principio… invece chissà quanti
significati non abbiamo afferrato!
- Perché dici questo?
- Perché non potevamo comprendere cose che non conoscevamo!
- Io non credo sia così. Pascal ha scritto che il cuore ha delle
motivazioni che la ragione non riesce a cogliere; questo per me
vuol dire che, di certo, alcune cose dette hanno trovato in voi,
nel vostro cuore, una risonanza che neppure avete immaginato.
- Forse hai ragione. Senti, nonno, perché non ci racconti adesso
qualche altra storia; credo che ora potremmo, ancor più di prima,
trarne buoni vantaggi.
- Lo farei volentieri, ma sono stanco. Perché non ci troviamo
domani sera, e continuiamo il nostro stare insieme?
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