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TI RACCONTO ...

In Educare.it uno spazio dedicato al racconto.
Brani scritti dai grandi per i piccoli, da ragazzi per altri ragazzi e per tutti gli adulti che hanno voglia di ascoltarli.
Nei brevi racconti che pubblichiamo vogliamo leggervi lo sforzo di crescere e di trovare il proprio senso nel mondo, oppure il momento della memoria, ciò che unisce - nella trama delle esistenze - il presente al passato ed ai giorni a venire.

 

IL PROCESSO

di Fabio Fracas

Si appoggia alla sbarra della porta blindata. Non ha un nome. Anzi, si; ma è stanco di dirlo. Di sentirsi chiamare con un suono o un grugnito. Di dire: mi chiamo… e non finire la frase perché l'altro è già andato, sparito, senza starlo a ascoltare. Mi chiamo… ci pensa… non lo sa neanche lui. Quanti nomi ha già avuto? Quanti altri ne avrà? Forse uno. Se finisce il processo.

Mi chiamo. Ricordi lontani di un sole più caldo, di un cielo più terso, di un nome innalzato come un alto stendardo. Inciso, scolpito, ai lati del volto come un solco del suolo scavato dal vento. Di spazi infiniti. Di spazi ora angusti in cui non sa stare, parlare, spiegarsi. Di vie di città stupende ma chiuse; chiuse come la gente che non vuole il suo nome ma gliene da un altro: un epiteto, un ghigno - non tutti però, qualcuno un sorriso - mentre passano accanto e camminano svelti e non sentono il suono che esce dalla sua bocca che assomiglia a un saluto ma che invece è un richiamo. Un farsi notare per non scomparire, nascosto, ingoiato da un anonimo nome che nessuno gli ha dato.

La fronte è imperlata come resti di ghiaia stretti dentro l'asfalto: ha paura. Paura del mondo ormai noto, chiuso dietro la porta e di quello, ora ignoto, spalancato davanti. Ma ancora non suo. Quelle stanze, quei muri che non gli appartengono, che gli sono estranei come i volti meschini che non vuole guardare ma che sente vicini: ingombranti presenze per il proprio futuro. E quel peso, che ha sulla coscienza e che preme nascosto, chiuso nella sua tasca. Quel peso, da cui era scappato con la rabbia nel cuore e la morte negli occhi che imploravano vita.

La vita, non sua, ma della sua gente. Di tutto il suo popolo, scappato con lui, dagli orrori di un mondo perfetto, di un mondo basato sul finto rispetto che nasconde altri orrori che appartengono al mondo da sempre e da sempre evitiamo o fingiamo di farlo; oppure lasciamo che affrontino gli altri per pura pigrizia o paura. Paura di perdere il mondo perfetto nel quale viviamo che non è solo nostro e neanche perfetto ma, in fondo è anche l'unico. Che stiamo perdendo. Gli orrori che noi tutti sappiamo.

Scappato, trama di un vecchio film, per rifarsi una vita, quasi come in un film, per ricominciare e tornare qualcuno, proprio come nei film, che esige rispetto e si sente arrivato. Ma, in realtà, è solo un film. Già visto e rivisto, ormai senza storia, che continua a passare solo per ingannare chi ancora ci crede. Chi ancora continua incurante a sognare perché è l'unica cosa che gli resta da fare.

Scappato, animale braccato, sedotto, ingannato da un miraggio lontano portato dal mare. Quel mare impetuoso che ha dovuto affrontare su barche o gommoni o navi fantasma che sfuggono ai radar quel tanto che basta per poi ritornare, per un ultimo giro. Quel mare che chiede, che esige un tributo, e che spesso è beffardo e sancisce un confine che puoi attraversare una volta soltanto.

Cammina lungo il corridoio. Non solleva la testa: ciò che cerca è distante, nell'ultima stanza. Le voci, il brusio, il tanfo opprimente che gli cresce accanto e gli pesa di più ogni passo che compie, ogni passo che segna la strada del poi; di quello che è stato e che mai più sarà.

Se finisce il processo.


Fabio Fracas

si occupa per lavoro e per passione di vari aspetti della cultura. In campo letterario, inizialmente, ha lavorato come creatore, sviluppatore ed editor di avventure e giochi di ruolo per le maggiori case italiane del settore: Nexus, Rune e Stratelibri. Ha scritto articoli per le riviste nazionali Excalibur, Joker, Kaos, Rune e X. Ha sviluppato, fra le altre, l'espansione BASIC: The X-Files e, come co-autore, il modulo BASIC: Egitto con il quale ha vinto nel marzo 1999 la XII edizione del premio "Lucca Games" per il "miglior gioco dell'anno". Nel 1996 ha inventato un nuovo motore per Libri-Gioco che ha originato la "Collana Doppiogioco". Il primo volume della collana, dal titolo "L'Ultimo Drago", è stato pubblicato come inserto sul numero 47 della rivista Kaos. Sempre nel 1996 ha creato il "Progetto Culture in Gioco" che si propone la diffusione di tecniche mutuate dal gioco di ruolo per l'insegnamento all'interno della scuola. Nel 1997 ha fondato l'associazione culturale "The Andromeda Society" (www.theandromedasociety.org). Dal 1996 è entrato a far parte della squadra di insegnanti della Piccola Scuola di Scrittura Creativa diretta da Giulio Mozzi. Nel 1999 ha pubblicato il suo primo racconto di narrativa all'interno del volume collettivo "Viaggi su mezzi pubblici di trasporto", ed. Il Poligrafo, Padova. Attualmente, al suo attivo ha una serie di racconti di narrativa, di avventure e di sistemi di gioco e di saggi sulla letteratura e i giochi di ruolo pubblicati sia su riviste cartacee che in Internet. Tiene diversi corsi sulle tecniche di scrittura creativa e sul rapporto gioco/letteratura per enti, scuole e associazioni.

 


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