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Io ero una spia dell’anima;
amavo diventare "invisibile" e vedere le persone dal di dentro senza
quel velo che le avvolge spesso quando si mescolano con gli altri, quando non
sono più quello che sono.
Attraverso gli spiragli vedevo le loro labbra sorridere, le lacrime scendere
lucenti dai loro occhi e i pensieri fluttuare nelle loro menti.
Ognuno di loro era diverso, complesso e appariva talvolta strano ai miei
sguardi curiosi.
Era nato tutto così, per
gioco, ma ormai era un privilegio quello di farmi piccolo tra le pieghe del
cuore degli uomini per guardarci dentro e scoprire cose sorprendenti e
particolarissime.
Forse aveva ragione la "saggia del paese" quando sentenziava:
- Ci sono tanti modi di essere quante sono le persone che pestano la terra -.
Proprio così, ci sono tanti
modi di abbracciare il mondo quanti sono i cuori che battono dall'alba al
tramonto nel tempo che scorre.
Forse dietro il chiaro-scuro delle persone pulsa la voglia di scoprire il
significato delle cose, il perché del loro andare a volte così misterioso e
inafferrabile.
Questo VECCHIO MONDO
custodiva un SENSO che sembrava non voler svelare a nessuno, neanche a chi lo
cercava con ostinazione e tenacia.
Questo senso forse era nato con il mondo e portava con sé l'energia, la
vitalità e la spinta di quella primordiale esplosione.
Questo bisogno di significato traspariva nelle persone che io riuscivo a
vedere oltre i passi di ogni giorno, oltre ciò che le copriva e le
appesantiva, oltre il loro vagare muto e senza espressione.
Quando giravano nelle piazze e nelle strade, avvolte in mantelli di
indifferenza, perdevano il fascino di quel richiamo.
Eppure, quando rientravano in se stessi e il silenzio sgombrava l'anima dai
frastuoni quotidiani, cercavano quel qualcosa che avrebbe dipinto la foro vita
con colori accesi.
E allora li vedevo intraprendere mille percorsi diversi, formulare tanti
interrogativi per strappare una risposta al MONDO che sembra va non volerla
concedere.
Qualcuno la cercava in alto dove la voce degli uomini si fa quasi
impercettibile, qualcun altro in basso tra le sicurezze della terra e altri
ancora nella solennità dei grandi ideali alla fine così lontani.
E io "piccolo
eletto" seguitavo a spiarli nei loro tentativi senza però capire fino in
fondo perché solo il MONDO capiva, serbava, custodiva e forse amava.
Desideravo fortemente che il MONDO nella sua saggezza sapesse anche amare
perché l'amore ti ravviva, ti accomuna e ti mette in testa grandi progetti.
E forse proprio quando il mondo regalava amore gli uomini arrivavano in alto,
gioivano perché credevano di aver colto il senso delle cose e danzavano,
mettevano le ali della festa perché tutto intorno era musica.
E anche dopo, quando tutto ciò spariva, continuava l'illusione che riempiva
il cuore per molto tempo ancora.
In questi momenti io,
"spia invisibile", ero felice perché gli uomini credevano di
toccare il cielo e non mi davo affanno anche se forse era solo il mare
capovolto.
Forse ai "mortali" non è dato strappare il segreto custodito
gelosamente dal MONDO ma è concesso molto di più: la libertà di inventare
mille sensi per la nostra vita e di godere di queste nostre creature.
Anch'io, spia invisibile dell'anima altrui, ho cercato i miei sensi: li ho
cercati da bambino nei suoni del mare racchiusi in una conchiglia, nella mano
di mio padre che affidava i miei sogni ad un aquilone, nei racconti di un
vecchio che chiudeva il mondo in un confine e poi, più grande, nell'amicizia
di chi, con me, contestava le stranezze di questa realtà.
Sono andato poi un po' più
avanti nel tempo e ho cercato i miei sensi nell'affetto di chi sceglieva di
dividere insieme a me i suoi giorni e ancora ancora nel mistero di ... una
stella cadente la notte di S. Lorenzo.
E la stella cadente è un dono del cielo per noi che ... stiamo a guardare
stupiti pur senza capire!
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