| Un
vento burlone, soffiando delicatamente tra i rami di un mandorlo
fiorito, fece cadere una manciata di petali madreperlacei, dai
quali, per il magico intervento di una fata in vena di stravaganze,
nacque Fiabolina, una creatura davvero fantastica. Dal padre,
burlone, ma gentile come uno zefiro primaverile, ereditò
la possibilità di sfiorare con carezze delicate chiunque
le si avvicinasse e di sbriciolare la realtà in un pulviscolo
di raffinata allegria; dalla madre ereditò un cuore pieno
di dolcezza, che la rese amabile. Per Fiabolina, naturalmente,
era difficile adattarsi alla banalità della vita quotidiana,
perché nel suo patrimonio genetico predominava la fantasia
e il mondo, nel quale regnavano spesso l’egoismo, l’ invidia e
la cattiveria, le faceva un po’ paura. Eppure doveva viverci e
sforzarsi di dare il meglio di sé in ogni situazione, perché
questo aveva promesso, un giorno, a chi le aveva donato la vita.
Fiabolina era sola. Raramente suo padre la visitava dallo spiraglio
di una finestra e le accarezzava la fronte senza farsi vedere,
o la avvolgeva, per strada, in vorticosi mulinelli, dimostrandole
la sua voglia bambina di giocare. Sua madre vegliava su di lei,
ma i suoi numerosi impegni non le consentivano di dedicare un’
intera giornata al dialogo. Questo, per Fiabolina, era un piccolo
dramma, ma per fortuna riuscì presto a porvi rimedio.I
suoi primi amici furono i libri e lei ne lesse tanti per cercare
di scoprire un mondo che non conosceva e che non finiva mai di
stupirla. Tra le tante parole, dense di significato, le capitò
di leggere ,un giorno,che per gli uomini i ricordi sono molto
importanti e sono, in fondo, quelli che si meritano…
Dopo aver a lungo meditato, Fiabolina decise di costruire i suoi
ricordi, magari aiutata dalla fantasia. Trovò in soffitta
un grande baule di legno, intarsiato, ed incominciò a sistemarli
con cura. La sua pazienza certosina le permise di catalogarli:scartando
quelli brutti, che tuttavia appartengono alla vita di ognuno,
Fiabolina vi riponeva i sorrisi, le strette di mano, le cortesie,
le recite di Natale che la facevano commuovere , le note di un’
Ave Maria, le risate, i piccoli sotterfugi e persino qualche bonaria
parola di scherno…
Fiabolina custodiva gelosamente questo suo segreto, pensando di
essere un po’ strana, ma, grazie alle quotidiane letture, riusciva
a trovare una giustificazione autorevole alle sue inconsuete fantasie.”Non
si ha una vita se non la si racconta”, sosteneva uno dei più
autorevoli studiosi, che scrivevano libri “”importanti”, perciò
c’era un filo logico che univa quanto lei andava facendo: il racconto,
anche un po’ fantastico , della vita, il ricordo che lo immortalava,
il baule…
Bene!Anche se il suo rimaneva ancora un segreto, non le appariva
così fuori dall’ ordinario. Anche altri come me-pensava
Fiabolina-vivono intensamente la loro vita ed hanno magari un
baule più bello del mio, senz’ altro diverso….
Chissà-le balenò in testa una di quelle idee bislacche
ereditate dalla madre- chissà che non sia anch’io chiusa
in un vecchio baule…e un leggero rossore le colorò
il viso.A giocare con i ricordi si azzecca sempre perché,
anche se di per sé non sono belli, dentro un baule, coperti
dai veli trasparenti del tempo, si colorano delicatamente ed acquistano
un fascino particolare. Fiabolina era felice, ogni sera, quando
apriva il suo scrigno segreto e metteva ordine fra le sue cose…
le sembrava di accumulare un tesoro d’ inestimabile valore e di
vivere bene la sua vita, immersa nella realtà e capace
di appoggiarsi alla fantasia.
...continua...
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