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quando la noia della routine soffocava la sua giornata, appiattendola
fino a farla diventare apparentemente senza significato, Fiabolina
si ritrovava a riflettere, la sera, e c’ era sempre qualcosa di
buono da sistemare dentro il baule , magari una parola buona o
un gesto gentile: bastava raccontare dolcemente anche le più
semplici esperienze per tramutarle in un piacevole ricordo. Passavano
gli anni ed il baule era ormai pieno zeppo .Fiabolina pensava
che tutto quel materiale le sarebbe servito a rendere meno pesante
una vecchiaia che sentiva lontana, ma che presagiva triste e noiosa
e si immaginava, sdentata e rinsavita dal tempo, vivere frugando
soltanto fra i suoi ricordi. Passarono gli anni, perché
il tempo vola, specialmente se lo si spende bene, e Fiabolina,
figlia del vento e di una fata svagata, giunse alla senilità.
Era una vecchina simpatica, rugosa, un po’ curva, ma continuava
a sorridere,nonostante le mancassero tanti denti.Ora non doveva
più correre, non doveva fare la fila , pagare le tasse,
lavorare….finalmente poteva starsene chiusa in casa a meditare.
Non riusciva più a leggere bene, perché la vista
le si era annebbiata, non sentiva più le voci della strada…Solo
la tenue carezza di suo padre le sfiorava di tanto in tanto la
fronte e la vigile assenza di sua madre le faceva battere forte
il cuore.Fiabolina, creatura fantastica, si sedeva sulla sua poltrona
ed apriva il suo baule di ricordi…quanti! L e sua mani tremanti
sollevavano con reverenziale rispetto i veli del tempo e ne traevano
reliquie lontane, che le restituivano la passata felicità.
U n giorno, in quel suo frugare diventato ormai smanioso, le capitò
fra le mani n libro. Lesse a stento il titolo”Le gioie dell’ amicizia”
e lo aprì, avvertendo una strana sensazione. Ne uscì
un pulviscolo dorato che, complice sua madre, la fece tornare
indietro nel tempo . Si rivide allegra e spensierata in un prato
verde, con un aquilone in mano. Correva, Fiabolina, e a lei si
univano tanti amici, provenienti dai luoghi più lontani,
anche loro con un aquiolone in mano, chegridavano al mondo la
loro gioia di vivere e guardavano in alto, verso il cielo, presi
dalla voglia di volare. Poi Fiabolina si trovava al centro di
quel prato irradiato dal sole, il cinguettio degli uccelli faceva
da sottofondo ad un momento di gioia sincera e i suoi amici la
circondavano.Il cerchio si trasformava, come per incanto, in una
spirale colorata di mani, di volti, di corpi felici e Fiabolina,
osservando il suo aquilone, sentiva esplodere dentro di sé
le gioie dell’ amicizia. Perciò lasciava che il suo aquilone
vagasse libero nel cielo e tutti i suoi amici la imitavano, conquistando
la loro libertà. Poi si regalavano una risata argentina,
che raggiungeva i posti più lontani. Lei non era più
Fiabolina, ma tutti quelli che le stavano intorno, perché”Non
è quello che io sono che conta, ma quello che noi siamo,
perché solo l’ amore libera dai limiti”Anche questo pensiero
era tratto da un libro letto molto temo prima… Il magico pulviscolo
dorato si disperdeva nell’ aria e il libro penzolava dalle mani
di Fiabolina, che si era addormentata serenamente, accarezzata
dal vento suo padre e cullata dalla madre, mentre una manciata
di apetali bianchi copriva la sua poltrona..I ricordi custoditi
con cura nel baule se n’ erano andati con lei, ma il libro no,
quello era rimasto; era la ricca eredità di una creatura
fantastica e tutti avrebbero potuto leggerlo, correggerlo e continuare
a scriverlo…Fiabolina vi aveva lasciato tante pagine bianche….
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