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TI RACCONTO ...

In Educare.it uno spazio dedicato al racconto.
Brani scritti dai grandi per i piccoli, da ragazzi per altri ragazzi e per tutti gli adulti che hanno voglia di ascoltarli.
Nei brevi racconti che pubblichiamo vogliamo leggervi lo sforzo di crescere e di trovare il proprio senso nel mondo, oppure il momento della memoria, ciò che unisce - nella trama delle esistenze - il presente al passato ed ai giorni a venire.

 

STORIE DI LUNA

di Andrea Rizzi

Sdraiato su quel prato d'erba, fresca come solo l'erba in estate sa essere, una notte di malinconia. Non è la prima volta che ci vediamo, qui, così... ma questa volta è diverso, è come se fosse l'ultima e intanto la malinconia sale e sale fino alla gola, come acqua gelida.
Vigliacca assassina, luna, regina silente che vegli sulle mie notti, non rubarmi anche questo sogno. Non una lacrima. Si era visto passare davanti agli occhi l'universo intero e lui restava là, immobile, senza versare nemmeno una di quelle dannate lacrime.
Era da tanto tempo che non piangeva più. Uno, forse due anni, non lo ricordava. Seduto, al centro dell'universo, accerchiato da quel blu infinito, da stelle, da pianeti, dal tutto e dal nulla. Immobile come un bersaglio che aspetta inesorabilmente di essere trafitto da una freccia.
Era lì, fermo. Gli occhi sbarrati. Non riusciva a piangere. Eppure sarebbe bastata una sola lacrima, una di quelle gocce salate, sarebbe bastato che solo una rigasse il suo bianco volto, scavato, pallido. Tutto vorticava attorno a lui, tutto l'universo continuava nel suo moto perpetuo e questo lo innervosiva ancora di più.

Arrabbiato, nervoso, sentiva un urlo nascergli da dentro che pian plano dilaniava il suo corpo e cercava di uscire. Solo allora si accorse che attorno a lui c'era il silenzio. Solo, nel silenzio, con tutto l'universo attorno. Tentò di alzare la mano. Il suo corpo era troppo pesante. L'urlo si fece sempre più potente, sempre più lacerante.
Era giunto ovunque, gli catturò le gambe, paralizzandole, le braccia, le mani, le dita. Sentiva il suo cuore esplodere più e più volte. Lo sentiva, come si sente una carezza, come si sente il vorace calore del fuoco, lo sentiva, solido, una vibrazione dura dentro la sua gola e su fino alla bocca.
Sentì la bocca colma di quell'urlo che non voleva uscire, le labbra erano marmoree e sigillavano quel mattone che premeva ovunque per uscire. Percepiva pulsare tutti i neuroni del suo corpo, lo vedeva scintillare e lottare per spalancare quella dannata gabbia e liberare quell'urlo...

Chiuse gli occhi. Spingeva con tutto il corpo. Ecco. Stava cedendo, ora stava cedendo; c'era quasi ...un urlo quasi!
Una piccola fessura sarebbe bastata, poi la potenza dilaniante di quel suono avrebbe fatto il resto. Fu un istante, un secondo e si squarciò la bocca lanciando quell'urlo, con tutto il corpo, con tutta la voce, con tutta la rabbia.
Gli occhi erano chiusi, stretti in una morsa di dolore. Finì come era iniziato, quell'urlo finì, nel silenzio. Si chiuse la bocca senza esitare, senza volerlo, finì quell'urlo. Il profondo blu fu squarciato da quell'urlo e tutto ancora una volta morì nel silenzio.

Lui era seduto là, al centro dell'universo, immobile come una statua millenaria. Volto freddo, attorno il blu profondo, il tutto ed il nulla. Tremava come un bambino, avrebbe voluto essere un bambino per piangere fino ad avere il corpo stanco di lacrime, di sale e di urla.
Non una lacrima. Ancora una volta non versò una lacrima. Aprì gli occhi. Silenzio. Non una lacrima. Lui e il suo urlo, morto com'era nato, nell'universo. Silenzio. Non una lacrima.

Ladra d'argento, hai ascoltato la mia storia, anche questa notte, proteggila, falla ballare fino allo sfinimento e poi ancora fino alla morte, fino a domani, quando ancora, circondato dalle stelle, ti racconterò un altro sogno per farlo volare.
Ma te lo prometto, un giorno anch'io verrò, lassù, nel mio mondo e potremo ballare assieme, fino allo sfinimento e una dama dolce si avvicinerà con le mani d'argento e un pugnale di luna.
Poi inizierà un altro sogno.


Andrea Rizzi è uno studente della Scuola Superiore "G. Veronese" di San Bonifacio (VR)

Questo racconto è il 2° classificato nella categoria "scuola superiore" del concorso "RacDisGiò 2002", promosso dal Distretto Scolastico n. 30, dal Comune e con la collaborazione dell'Informagiovani di San Bonifacio (VR).
E' pubblicato su Educare.it per gentile concessione del Comitato Organizzatore.

 


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