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Berta, l’originale, bella ed elegante locomotiva, amica del simpatico trenino Tommaso, quel mese soggiornava a Vicenza, poiché era stata richiesta dalla direzione didattica dell’istituto comprensivo più creativo della città.
Per gli allievi della seconda media, l’anno scolastico in corso era particolare, perché arricchito da un evento straordinario:la partecipazione ad un progetto scolastico europeo chiamato Comenius. Con la collaborazione di alcuni enti era stata favorita un’iniziativa che vedeva interessati ragazzi di quattro stati europei: Italia, Germania, Repubblica Ceca e Spagna; pertanto, gruppi di studenti stranieri erano giunti nell’antica città, in gita di istruzione, ospiti nelle case di alunni vicentini.
Vicenza è una graziosa, piccola e preziosa città, elevata fra i beni culturali d’interesse mondiale e quindi patrimonio dell’UNESCO. La bella cittadina della pianura veneta, non lontana dai piedi delle Piccole Dolomiti, ha il centro storico e i dintorni arricchiti da innumerevoli opere artistiche di valore come la Basilica Palladiana, il teatro Olimpico, La Rotonda e le numerose ville, opere del famoso architetto Andrea Palladio.
Berta coinvolse anche il trenino Tommaso, il quale la seguì incuriosito in questa nuova avventura.
Quel mattino, al sorgere del sole, i ragazzi si svegliarono contenti perché li attendeva una giornata all’aria aperta con meta il lago di Fimon, situato non lontano da Vicenza.
S’incamminarono allegramente con gli zaini in spalla, comode scarpe, cappellini in testa, macchinette fotografiche alla mano, verso la stazione ferroviaria, dove li attendevano Berta e Tommaso, i quali erano ben felici di poterli trasportare.
I giovani, parlando tra loro in inglese, si divisero in due gruppi. I più bricconcelli e scanzonati preferirono viaggiare con Tommaso, gli altri più posati e attenti alle esigenze di tutti, salirono da Berta.
Lungo il tragitto, i ragazzi erano molto gioiosi, cantavano, si scambiavano opinioni sui percorsi di studio, si raccontavano le curiosità dei loro paesi di origine e ammiravano il paesaggio della Riviera Berica.
Giunti a destinazione formarono un semicerchio sotto ad una vecchia tettoia attorno ad un esperto falegname del paese, il quale, per mantenere vivi gli usi e i costumi della zona, stava costruendo una tradizionale barca del luogo. Egli spiegò che quella forma d’imbarcazione era utilizzata negli anni Trenta dalle donne del piccolo borgo per portare a sciacquare i panni in mezzo al lago o per accompagnare i turisti in gita di piacere nei giorni di festa. Terminata la costruzione ci sarebbe stata la giornata del varo e successivamente la barca sarebbe stata attraccata al piccolo pontile, alla vista di tutti i passanti.
I giovani si avviarono poi per il consueto percorso attorno al lago. I ragazzi amanti del laboratorio storico-ambientale, furono ben felici di trasmettere agli amici stranieri, le conoscenze acquisite relative alla storia della zona, al pesce siluro, alla gallinella d’acqua, ad un uccellino chiamato pendolino che nidifica sui rami dei salici, alle castagne d’acqua, ai pioppi cipressini e a tutte le altre piante ed animali.
A mattino inoltrato i fanciulli mentre gustavano una ghiotta merenda con il tipico dolce vicentino, udirono uno strano suono: una specie di trombetta. Incuriositi volsero lo sguardo verso lo specchio d’acqua, dove avvistarono un bellissimo cigno trombettiere che molto elegantemente stava nuotando tra le ninfee. Anche Tommaso e Berta fermi sull’altra sponda lo videro e in segno di saluto l’uno fischiettò e l’altra suonò la sua originale campanella e dalla vaporiera uscì un enorme getto di caldo vapore che riscaldò gli animi della valle. In quel momento si unirono a loro i ragazzi e gli insegnanti, che esultarono in coro tutto festoso. Allora anche i Lucci balzarono fuori dall’acqua, schizzando getti cristallini verso l’alto e le anatre in coro starnazzarono e agitarono le ali in segno di saluto. Tutto ciò che l’occhio umano poteva vedere e l’orecchio poteva sentire era diventato magico, nel gruppo tutti erano in sintonia tra loro e con la natura. Il sole alto nel cielo collaborava con i suoi caldi e dorati raggi. Di tanto in tanto nuvolette di passaggio lo offuscavano e, incuriosite, osservavano i giovani ascoltando le loro voci divertite e accorgendosi che i ragazzi parlavano in una strana lingua. Si guardarono e dopo brevi commenti decisero di riunirsi per organizzare un corso d’inglese. Per loro era importante poter capire tutti i ragazzi ascoltandoli con attenzione.
Nel primo pomeriggio la comitiva si avviò sulla via del ritorno. A scuola li attendeva un pranzo speciale, preparato da mamme e papà volonterosi, liberi da impegni di lavoro.
I ragazzi si divisero nuovamente in due gruppi. Berta partì seguendo al contrario il percorso del mattino. Tommaso invece andò nella direzione sbagliata, arrivando in fondo alla valle dove le rotaie terminavano. Povero Tommaso!Con la testa “tra le nuvole” a rincorrere con lo sguardo il volo degli uccellini! Non si era accorto del cartello che indicava la fine della ferrovia e quando capì di non poter proseguire aveva già deragliato ed era finito addosso alla fangosa montagna, trovandosi di fronte allo sguardo sbigottito di due struzzi. I ragazzi in subbuglio ed accesi per questa nuova situazione si ricordarono dell’avventura olandese del trenino, quando Tommaso, in un giorno d’inverno, finì dentro un lago ghiacciato.
Il giovane ed inesperto treno, collegato a Berta con dei radio trasmettitori, le chiese aiuto. La locomotiva stava sostando davanti alla famosissima villa “La Rotonda” del Palladio, che s’innalzava maestosa su un verde colle della Riviera Berica, poiché, Alice, una ragazza vicentina amante la storia dell’arte, stava descrivendo la famosissima opera ai compagni di viaggio.
Berta, brava e saggia andò subito in soccorso di Tommaso e lo trainò per un breve tratto. Poi, tutti insieme, ritornarono a scuola, dove li aspettava il dirigente scolastico. Come ogni giorno li accolse personalmente e come sempre, ben vigile, si premurò che all’interno dell’istituto non girovagassero estranei e che tutto procedesse nel migliore dei modi.
Arrivati nella sala mensa, affamatissimi anche a causa del ritardo, i ragazzi divorarono il gustosissimo pranzo. Infine, per trascorrere in allegria anche il pomeriggio, cantarono tutti in coro delle canzoni e commentarono animatamente la giornata e parlarono soprattutto dell’imprevisto causato dallo spensierato e giovane trenino Tommaso.
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