HOME

TI RACCONTO ...

In Educare.it uno spazio dedicato al racconto.
Brani scritti dai grandi per i piccoli, da ragazzi per altri ragazzi e per tutti gli adulti che hanno voglia di ascoltarli.
Nei brevi racconti che pubblichiamo vogliamo leggervi lo sforzo di crescere e di trovare il proprio senso nel mondo, oppure il momento della memoria, ciò che unisce - nella trama delle esistenze - il presente al passato ed ai giorni a venire.

 

IL VECCHIO E IL GABBIANO

di Laura Alberico

… Le lacrime non hanno età, sesso, religione, sono gocce salate rubate al mare che conserva i suoi segreti e mostra sempre un colore diverso come un giorno, un anno, una vita…


Avevo trascorso anni interi a cercare di catturare e distendere sulla tela le sfumature, i contrasti, mescolando colori e toni per ottenere una rappresentazione il più possibile reale e viva. Ma non ero mai soddisfatto del mio lavoro, come non ero contento della mia vita passata a cercare, in modo ostinato e insistente un porto sicuro dove poter finalmente lasciare, senza rimpianti, un bagaglio di ricordi di cui volevo disfarmi. Anche se avevo girato il mondo a quell’ angolo di mare ero rimasto legato, come forse si può rimanere legati a una madre che non si è mai conosciuta. In quell’angolo, col tempo buono e cattivo, avevo montato il cavalletto e, ogni volta, anche se il paesaggio poteva apparire uguale agli occhi degli altri, ci riscoprivo immagini nuove, come se la stessa persona cambiasse, a momenti, l’espressione del viso al mutare dei suoi sentimenti più profondi. La mia ostinazione mi portava a voler descrivere nel modo più vero possibile questa realtà, questa immagine a cui volevo dare un nome o semplicemente una cornice. Adesso però i tentativi erano terminati perché le mie mani da qualche anno rivelavano un leggero tremore che non riuscivo a controllare e questo mi impediva di dipingere. Ero diventato uno spettatore, un solitario e timido amante che la lontananza dalla sua donna rende inquieto e triste. Gli anni passati erano diventati immagini sbiadite, pensieri che potevo aprire e chiudere come delle finestre sulla mia vita, ogni volta che l’aria che respiravo diventava viziata e pesante. Anche se con le mie mani non avrei potuto più dipingere, il mio angolo, la mia casa sarebbe stata sempre quella. Non più cavalletto, colori, occhi che bruciavano al sole, pioggia o vento che sbiadivano e seccavano i colori sulla tela. Nell’immobilità del mio angolo-osservatorio ero diventato uno scoglio, un sasso, un pezzo di legno trasportato a riva dalle onde. Anche i gabbiani che di solito si fermavano in fila sulla scogliera frangiflutti si erano avvicinati a me senza timore. Uno in particolare era più curioso degli altri e con il becco tentava di aprire la tasca dei miei pantaloni. Per paura di farlo volare via sono rimasto fermo e immobile, offrendomi senza riserve alla sua curiosità. Mi ha guardato fisso negli occhi muovendo aritmicamente il capo ed allora sono rimasto più immobile cercando di controllare i muscoli del mio corpo. Il colore bianco immacolato delle sue piume mi ha abbagliato gli occhi e il tremore abituale delle mie mani si è improvvisamente fermato mentre dai miei occhi è uscita una lacrima. Non ho mai pianto durante la mia vita e sono sempre sfuggito di fronte alle lacrime degli altri ma credo, anzi sono sicuro, di aver visto scendere anche dagli occhi del gabbiano una lacrima.


Autore: Laura Alberico, insegnante di scuola media di I grado
 

copyright © Educare.it - Anno VII, Numero 6, Maggio 2007


Educare.it - Rivista on line - Registrazione n. 1418 Tribunale di Verona del 21.11.2000