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Le
lacrime non hanno età, sesso, religione, sono gocce salate
rubate al mare che conserva i suoi segreti e mostra sempre un
colore diverso come un giorno, un anno, una vita…
Avevo trascorso anni interi a cercare di catturare e distendere
sulla tela le sfumature, i contrasti, mescolando colori e toni
per ottenere una rappresentazione il più possibile reale
e viva. Ma non ero mai soddisfatto del mio lavoro, come non ero
contento della mia vita passata a cercare, in modo ostinato e
insistente un porto sicuro dove poter finalmente lasciare, senza
rimpianti, un bagaglio di ricordi di cui volevo disfarmi. Anche
se avevo girato il mondo a quell’ angolo di mare ero rimasto legato,
come forse si può rimanere legati a una madre che non si
è mai conosciuta. In quell’angolo, col tempo buono e cattivo,
avevo montato il cavalletto e, ogni volta, anche se il paesaggio
poteva apparire uguale agli occhi degli altri, ci riscoprivo immagini
nuove, come se la stessa persona cambiasse, a momenti, l’espressione
del viso al mutare dei suoi sentimenti più profondi. La
mia ostinazione mi portava a voler descrivere nel modo più
vero possibile questa realtà, questa immagine a cui volevo
dare un nome o semplicemente una cornice. Adesso però i
tentativi erano terminati perché le mie mani da qualche
anno rivelavano un leggero tremore che non riuscivo a controllare
e questo mi impediva di dipingere. Ero diventato uno spettatore,
un solitario e timido amante che la lontananza dalla sua donna
rende inquieto e triste. Gli anni passati erano diventati immagini
sbiadite, pensieri che potevo aprire e chiudere come delle finestre
sulla mia vita, ogni volta che l’aria che respiravo diventava
viziata e pesante. Anche se con le mie mani non avrei potuto più
dipingere, il mio angolo, la mia casa sarebbe stata sempre quella.
Non più cavalletto, colori, occhi che bruciavano al sole,
pioggia o vento che sbiadivano e seccavano i colori sulla tela.
Nell’immobilità del mio angolo-osservatorio ero diventato
uno scoglio, un sasso, un pezzo di legno trasportato a riva dalle
onde. Anche i gabbiani che di solito si fermavano in fila sulla
scogliera frangiflutti si erano avvicinati a me senza timore.
Uno in particolare era più curioso degli altri e con il
becco tentava di aprire la tasca dei miei pantaloni. Per paura
di farlo volare via sono rimasto fermo e immobile, offrendomi
senza riserve alla sua curiosità. Mi ha guardato fisso
negli occhi muovendo aritmicamente il capo ed allora sono rimasto
più immobile cercando di controllare i muscoli del mio
corpo. Il colore bianco immacolato delle sue piume mi ha abbagliato
gli occhi e il tremore abituale delle mie mani si è improvvisamente
fermato mentre dai miei occhi è uscita una lacrima. Non
ho mai pianto durante la mia vita e sono sempre sfuggito di fronte
alle lacrime degli altri ma credo, anzi sono sicuro, di aver visto
scendere anche dagli occhi del gabbiano una lacrima.
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