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STUDI E RIFLESSIONI

 

IL MALTRATTAMENTO E L’ABUSO SUI MINORI: 
IL RUOLO DELLA SCUOLA

di Manuela Astori Omacini

 

Il tema del maltrattamento dei minori è oggetto di grande attenzione da parte dell'opinione pubblica e del mondo politico. 
Si moltiplicano gli studi, i progetti di prevenzione e i soggetti istituzionali che se ne fanno cura.
Ma a scuola, gli insegnanti ancora stanno cercando di capire come agire di fronte a bambini che potrebbero esserne stati vittime, contrastati tra sentimenti di eccessivo allarmismo ed il timore di sottovalutare alcune situazioni.
Con questo articolo, redatto in forma schematica, l'autrice offre una serie di riferimenti per orientarsi all'interno di questo delicato problema.
Per una trattazione più esaustiva rimandiamo agli articoli di A. Gatti "Attenti al lupo! Prevenire gli abusi sui minori"

 

Mal-trattare o trattare male un bambino viene definito da indicatori di livello fra i quali riscontriamo un livello minimo, intermedio e massimo: in questo ultimo caso si evidenzia l’associazione di abuso di potere e intenzionalità.
Se i bisogni fondamentali del bambino sono quelli d’amore e conseguentemente di relazione, di nutrizione, protezione, attenzione, sicurezza, interesse, comprensione, conoscenza e gioco, si distingue una violenza omissiva, un maltrattamento per procura (con conseguente possibile sviluppo della Sindrome di Munchaisen) e infine una violenza psicologica.

Livelli di maltrattamento

Nel maltrattamenti dei minori, si possono distinguere indicatori di primo livello (di avvenuta violenza),  fra cui si annoverano segni fisici, comportamentali (apatia, aggressività, rivelazioni…) scolastici e infine conseguenze sull’autostima.
Tra gli indicatori di secondo livello (contestuali) si riscontrano fattori legati ai genitori, fattori familiari (es. conflitto di coppia), fattori ambientali e non per ultimo fattori legati al bambino.
In genere, a una situazione di rischio ne segue una di vulnerabilità da cui si diramano fattori di stress e protettivi.
Nel primo caso si assiste a una amplificazione e ad una probabilità maggiore di comparsa della violenza; nel caso di fattori protettivi si assiste a una riduzione e a un possibile superamento della crisi.

Le funzioni di un intervento precoce sono:

1)

contenimento del danno anche sul lungo periodo, che se non supportato può portare a una sofferenza psichiatrica (tentativi di suicidio, fobie, condotte bulimiche…)
Uno stress prolungato come un abuso o un maltrattamento sul lungo periodo comporta alterazioni neurofisiologiche (soprattutto a livello prefrontale sede delle funzione mnemoniche) e modificazioni dell’equilibrio attivazione – non attivazione

2) possibilità di apprendimento di nuove modalità adattive
3) obbligo per ragioni etiche
4) obbligo per ragioni di ordine legale

Il ruolo della scuola

L'ambiente scolastico rappresenta un luogo (ed un tempo) prezioso per la rilevazione di eventuali segnali di maltrattamento e di abuso:

  1. L’insegnante può cogliere variazioni nel tempo nel comportamento del bambino
  2. Nella scuola si possono confrontare i bambini di pari età nelle stesse condizioni (es : comportamento sessualizzato precoce)
  3. La scuola rappresenta il contesto in cui il bambino si confronta con gli altri e diventa consapevole di una situazione che poteva vivere come "normale"
  4. Spesso la richiesta d’aiuto rivolta all’insegnante può essere l’ultima occasione per il bambino dato l’atteggiamento di chiusura da parte di altri adulti

Di fronte ad un possibile caso di maltrattamento, l'insegnante può mettere in atto due azioni:

  1. Rilevazione: raccolta informazioni aggiuntive, per dare un senso al contenuto informativo offerto dal bambino
  2. Segnalazione -> contatto con la famiglia -> comunicazione scritta al Servizio Sociale

A quel punto si possono aprire due diverse direzioni d’intervento: da un lato una situazione di disagio e trascuratezza comporta la comunicazione alla famiglia tramite il principio della trasparenza a cui fanno seguito segnalazioni da parte della Scuola e convocazioni della famiglia dell’ASL; dall’altra si evidenzia una situazione d’abuso a cui fa seguito la segnalazione all’ASL secondo il principio della non trasparenza al fine di non inquinare le prove con le susseguenti segnalazioni rispettivamente al Tribunale dei Minori o al Tribunale Ordinario.

Aiutare a scuola i bambini maltrattati

Un bambino vittima di maltrattamento o di abuso - che viene allontanato dalla propria famiglia naturale - è un soggetto fragile, che non fruisce di attaccamenti positivi, ha stabilito una relazione distorta con i suoi genitori e, pertanto, necessita accanto a sé di adulti capaci di offrire protezione fisica e psicologica.
L'allontanamento, generalmente, comporta l'immediato inserimento in un contesto familiare alternativo che fornisca una base sicura, una comprensione empatica, una disponibilità affettiva atta a trasformare gli affetti negativi, specialmente quelli in relazione alla separazione e alla perdita.
Anche a scuola, per aiutare un bambino maltrattato, occorre intervenire sul sistema di attaccamento: lo ricordiamo, si tratta di quella condizione per cui un individuo è legato emotivamente ad un’altra persona percepita come più grande, forte, nei confronti della quale si attivano: la richiesta di vicinanza, il fenomeno della "base sicura" e la protesta per la separazione.
Ciò è fondamentale affinché il bambino maltrattato si rassereni ed impari un po' alla volta a vedere con occhi diversi se stesso, gli altri, e le aspettative verso chi entra in rapporto con lui.


L'autrice: Manuela Astori Omacini è laureata in psicologia clinica e di comunità

copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 10, Settembre 2004


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