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Disturbi alimentari e difficoltà di separazione
Si è detto che ciò che è importante ai fini
dei disturbi alimentari è il momento della separazione del
bambino dalla madre; è il momento in cui il bambino elabora
quell'interazione precoce e comincia a piccoli passi a conquistare
la sua indipendenza. Ma questo non è sempre una conseguenza
naturale del rapporto madre-bambino. Infatti, se la madre , a sua
volta, non ha avuto la possibilità di costruire il proprio
Sé indipendente da sua madre, difficilmente permetterà
a sua figlia di farlo. Più facilmente proietterà in
lei la sua immagine narcisistica, tenendo in questo modo la figlia
legata a sé e creando un rapporto quasi persecutorio nel
momento in cui inconsciamente troverà in sua figlia un modo
per separarsi dalla madre, rendendola l'oggetto che colma la sua
mancanza, che la rende individuo a Sé stante.
In quest’ottica la patologia anoressica si manifesta laddove
la ragazza si rende conto di essere l'immagine riflessa della madre
e non riuscendo a liberarsi di questo ruolo utilizza il proprio
corpo per manifestare il disagio che in altro modo non riesce a
fare.
Il non mangiare è l'unico modo di rovesciare i ruoli esistenti
nella famiglia e di rendere la madre del tutto dipendente dalla
figlia; così facendo la ragazza vede l'impegno della madre
nel cercare di colmare il desiderio d'amore che lei ha invocato
fin da piccola attraverso il pianto; il soggetto anoressico pretende
dalla mamma un segno d'amore; vuole smettere di essere nutrita solo
di cibo, si aspetta che la madre riconosca il suo rifiuto, lo interroghi,
le dedichi del tempo, veda in lei qualcosa che va oltre la propria
immagine riflessa; pretende che la madre riconosca in lei un soggetto
a se stante, un individuo che si stacca dal continuum filiale in
cui la madre stessa è imprigionata.
La ragazza anoressica usa le funzioni corporee al posto di quelle
mentali; il linguaggio del corpo diventa l'unico possibile. Poiché
il mangiare rappresenta per il soggetto anoressico un modo per assumere
al proprio interno il mondo che la circonda, il digiuno è
l'unico modo possibile per rifiutare l'ambiente esterno. Quindi
il rifiuto del cibo coincide con il rifiuto della madre. Rifiutare
il cibo vuol dire non permettere alla madre di entrare dentro, perché
in realtà da quella madre ci si vuole separare. Perché
solo con la separazione potrà conquistare la sua autonomia
ed essere un individuo a se stante.
E’ emerso come il fenomeno anoressico sia un modo per fare
nascere nell'Altro la mancanza, per renderlo incapace di soddisfare
i bisogni del soggetto anoressico, per annullare il suo prendersi
cura del soggetto anoressico; la ragazza anoressica vuole tenere
separati la soddisfazione dei bisogni dalla domanda d'amore, perché
solo così riesce a mantenere vivo il proprio desiderio; se
i suoi bisogni fossero soddisfatti, se la sua domanda d'amore trovasse
una reazione esaustiva, il suo Ideale e il suo equilibrio verrebbero
meno. Non sarebbe in grado di affrontare la separazione dalla madre.
Per questo mantiene in equilibrio perfetto il gioco bisogno- desiderio.
Ciò che si vuole evidenziare è l’incapacità
e l’impossibilità di separarsi dal genitore con cui
si è instaurato il legame insano, senza possibilità
di incontrare un Altro diverso da quel genitore. Spesso il legame
simbiotico con il genitore è vissuto e raccontato dal bambino
come un rapporto non con un altro, ma con un’estensione di
sè; la stessa sensazione si ha parlando con i genitori che
descrivono il figlio come una propria estensione, un’appendice
e non come una entità separata, non come un altro differente
da sè.
Ovviamente è un discorso molto ampio che tocca vari aspetti
della vita del soggetto anoressico e della sua famiglia, e questo
vuole essere solo un primo approccio di un altro modo di considerare
l’anoressia.
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Note:
[1] In psicoanalisi
con il termine oggetto si intende una persona reale (madre o partner),
o si indicano le rappresentazioni che di tale persona sono state
stabilite nella nostra mente.
[2] Per oggetto libidico si intende
la persona sulla quale l’individuo riversa la prima forma
di affetto.
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