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Dallo scarabocchio alla scrittura
Originariamente
l’attività grafica si risolve nell’espressione di un atto
organico: il segno è la conseguenza del gesto che descrive
la traiettoria su una superficie capace di registrarla.
Alla
casualità iniziale si sostituisce la scoperta dell’esistenza
di una correlazione specifica tra il movimento e il segno ottenuto:
in un meccanismo di feedback la traccia diventa il motivo del gesto.
Ai
primi segni lasciati sulle superfici viene comunemente dato il nome
di scarabocchio con il quale si accomunano una variabilità
di manifestazioni grafiche differenti per forma e significato e
dipendenti da fattori evolutivi e soggettivi. Allo scarabocchio
si attribuisce una potenzialità prefigurativa che secondo
l’orientamento interpretativo grafologico (Crotti, 1983) permette
di comprendere, le modalità relazionali del bambino con la
realtà esterna.
La
pressione, l’occupazione dello spazio, il tratto curvo o angoloso
riflettono le caratteristiche comportamentali ed immaginative che
il piccolo autore non è ancora in grado di esprimere appieno
con il proprio linguaggio.
Il
disegno acquista il valore informativo del racconto con un’efficacia
pratica più semplice e duratura della verbalizzazione: la
traccia sonora svanisce nell’immediato, quella grafica rimane nel
tempo.
Riassumendo
l’evoluzione del gesto grafico nei primi cinque anni di vita del
bambino possiamo definire in un quadro d’insieme il passaggio dallo
scarabocchio alla scrittura secondo lo schema che segue partendo
dal presupposto che tracciati, diagrammi, combinazioni, aggregati,
immagini rispecchiano una progressione logico-cronologica in cui
ogni fase è la combinazione di nuovi segni e avvenute conquiste.
Età |
Caratteristiche
e competenze |
| |
All’anno
d’età il bambino cerca di usare la matita ma solo
verso i diciotto mesi riesce a lasciare delle tracce, sostitutive
dei colpi precedentemente inferti al foglio, imparando a
far scivolare la matita sulle superfici. Il bambino nei
primi stadi dello scarabocchio fa segni in diverse direzioni
sia verticali sia radiali orizzontali
|
| Ventiquattro
mesi |
A
due anni compaiono i segni circolari e ad angolo
|
| Trenta
mesi |
A
due anni e mezzo il bambino riesce a contenere i suoi gesti
entro il margine del foglio guidando, con gli sguardi, i movimenti
di scivolamento della matita: dai riccioli alla spirale e
ai cerchi multipli |
Trentasei
mesi |
A tre anni lo scarabocchio non è più un semplice
piacere motorio ma diventa l’espressione di emozioni e sensazioni
interne vissute intensamente. Le stimolazioni ambientali possono,
a volte, favorire l’evento dando inizio a questa fase alcuni
mesi prima dei tre anni di età. E’ di questo periodo
un incremento dei tracciati verticali associabile con il comportamento
assertivo: “il suo aumento starebbe ad indicare un avanzamento
verso la presa di coscienza di sé” (A. Oliverio Ferrarsi,
1973, p. 22) |
Trentasei-quarantotto
mesi |
Verso
la fine dei tre anni gli scarabocchi acquistano organicità
e un significato ora comprensibile anche all’adulto: compaiono
le prime figure umane. Il bambino esce così dalla fase
dello scarabocchio per entrare in quella figurativa la cui
intenzionalità, orientandosi verso fini più
precisi, dà vita da un lato al disegno e dall’altro
alla scrittura |
Sessanta-settantadue
mesi |
A
cinque-sei anni l’evolversi del comportamento infantile verso
un momento in cui il bambino inizia a fare le cose che gli
altri approvano o si aspettano da lui controllando i propri
impulsi, rende possibile l’acquisizione della scrittura. Il
disegno, più libero da regole formali e più
immediato nel suo potenziale espressivo, rimarrà ancora
per qualche tempo la via preferita per la rappresentazione
proiettiva di emozioni, sofferenze, confitti. |
...continua...
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