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STUDI E RIFLESSIONI

 

 

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L’arte narrativa del disegno infantile
SECONDa parte

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di Elisabetta Galuppi

 

3. Dallo scarabocchio alla scrittura

Originariamente l’attività grafica si risolve nell’espressione di un atto organico: il segno è la conseguenza del gesto che descrive la traiettoria su una superficie capace di registrarla.

Alla casualità iniziale si sostituisce la scoperta dell’esistenza di una correlazione specifica tra il movimento e il segno ottenuto: in un meccanismo di feedback la traccia diventa il motivo del gesto.

Ai primi segni lasciati sulle superfici viene comunemente dato il nome di scarabocchio con il quale si accomunano una variabilità di manifestazioni grafiche differenti per forma e significato e dipendenti da fattori evolutivi e soggettivi. Allo scarabocchio si attribuisce una potenzialità prefigurativa che secondo l’orientamento interpretativo grafologico (Crotti, 1983) permette di comprendere, le modalità relazionali del bambino con la realtà esterna.

La pressione, l’occupazione dello spazio, il tratto curvo o angoloso riflettono le caratteristiche comportamentali ed immaginative che il piccolo autore non è ancora in grado di esprimere appieno con il proprio linguaggio.

Il disegno acquista il valore informativo del racconto con un’efficacia pratica più semplice e duratura della verbalizzazione: la traccia sonora svanisce nell’immediato, quella grafica rimane nel tempo.

Riassumendo l’evoluzione del gesto grafico nei primi cinque anni di vita del bambino possiamo definire in un quadro d’insieme il passaggio dallo scarabocchio alla scrittura secondo lo schema che segue partendo dal presupposto che tracciati, diagrammi, combinazioni, aggregati, immagini rispecchiano una progressione logico-cronologica in cui ogni fase è la combinazione di nuovi segni e avvenute conquiste.

Età
Caratteristiche e competenze

Dodici-diciotto mesi

All’anno d’età il bambino cerca di usare la matita ma solo verso i diciotto mesi riesce a lasciare delle tracce, sostitutive dei colpi precedentemente inferti al foglio, imparando a far scivolare la matita sulle superfici. Il bambino nei primi stadi dello scarabocchio fa segni in diverse direzioni sia verticali sia radiali orizzontali

Ventiquattro mesi
A due anni compaiono i segni circolari e ad angolo
Trenta mesi
A due anni e mezzo il bambino riesce a contenere i suoi gesti entro il margine del foglio guidando, con gli sguardi, i movimenti di scivolamento della matita: dai riccioli alla spirale e ai cerchi multipli
Trentasei mesi
A tre anni lo scarabocchio non è più un semplice piacere motorio ma diventa l’espressione di emozioni e sensazioni interne vissute intensamente. Le stimolazioni ambientali possono, a volte, favorire l’evento dando inizio a questa fase alcuni mesi prima dei tre anni di età. E’ di questo periodo un incremento dei tracciati verticali associabile con il comportamento assertivo: “il suo aumento starebbe ad indicare un avanzamento verso la presa di coscienza di sé” (A. Oliverio Ferrarsi, 1973, p. 22)
Trentasei-quarantotto mesi
Verso la fine dei tre anni gli scarabocchi acquistano organicità e un significato ora comprensibile anche all’adulto: compaiono le prime figure umane. Il bambino esce così dalla fase dello scarabocchio per entrare in quella figurativa la cui intenzionalità, orientandosi verso fini più precisi, dà vita da un lato al disegno e dall’altro alla scrittura
Sessanta-settantadue mesi
A cinque-sei anni l’evolversi del comportamento infantile verso un momento in cui il bambino inizia a fare le cose che gli altri approvano o si aspettano da lui controllando i propri impulsi, rende possibile l’acquisizione della scrittura. Il disegno, più libero da regole formali e più immediato nel suo potenziale espressivo, rimarrà ancora per qualche tempo la via preferita per la rappresentazione proiettiva di emozioni, sofferenze, confitti.


...continua...

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copyright © Educare.it - Anno V, Numero 7, Giugno 2005


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