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Il disegno della Famiglia
Comprovata la positività
complessiva del Drow-a-Person test e confermata la validità
proiettiva della tecnica grafica, altre prove psicometriche (ne
sono esempio l’HTP di Buck, 1948-1949; il Test dell’Albero di Koch,
1959) hanno arricchito il quadro delle conoscenze evolutive.
Particolare attenzione
è stata rivolta al Disegno della famiglia (Corman, 1967)
per il suo efficace apporto allo studio della dinamica familiare
e per l’interesse d’ambito sociologico-antropologico in cui si evidenziano
sia gli aspetti della personalità del bambino in interazione
con gli altri componenti della famiglia, sia l’esistenza del modo
di intendere i rapporti familiari nelle differenti culture.
Se il test Disegna
una persona è più vicino alle misurazioni psicometriche
cognitive (Goodenough, 1926) Il disegno della famiglia si presenta
come un reattivo principalmente qualitativo: i dati ricavabili dalla
sua somministrazione non rientrano primariamente nell’ambito cognitivo
ma coinvolgono prevalentemente la dimensione emotivo-affettiva.
“Questa messa in gioco di sentimenti, se da un lato rende il disegno
della famiglia meno valido come indice di intelligenza, dall’altro
gli conferisce un importante significato come espressione della
vita emotiva del bambino” (Di Leo, 1973, p.116).
I disegni della famiglia
assumono particolare rilevanza durante il periodo di latenza tra
i sei e dieci anni in cui l’attività grafica sembra ancora
poco condizionata dalle influenze culturali che in seguito tenderanno
a farne un atto creativo più conformista e meno soggettivo.
In generale la richiesta
di disegnare la propria famiglia viene accettata dal bambino senza
particolari esitazioni (se ciò non accade è un dato
sintomatico di possibili vissuti problematici da tenere presente
nell’interpretazione finale) e i risultati ottenuti hanno permesso
di individuare alcune modalità tecniche spesso utilizzate
nelle rappresentazioni: i bambini più piccoli disegnano ogni
componente in posizione frontale e tutti i personaggi, nell’insieme,
allineati su uno o due livelli; quelli più grandi aggiungono
particolarità stilistiche: la raffigurazione di profili e
il movimento e, per entrambi, la posizione e la proporzione di ogni
soggetto è espressione simbolica dei propri legami affettivo-emotivi.
La validità
del test è stata comprovata dall’integrazione della somministrazione
del reattivo con il colloquio diretto: in un semplice dialogo, il
bambino non riesce ad esprimere con chiarezza i propri sentimenti
verso i famigliari sia, a volte, per la difficoltà di verbalizzarli
sia perché, sospettoso dell’intenzionalità indagatrice
dell’adulto, si difende utilizzando il silenzio od occultando la
verità con frasi evasive; disegnando, al contrario, distratto
dall’intento rappresentativo e meno controllato, il bambino riesce
a comunicare le proprie paure, i sentimenti che realmente prova
ed il proprio modo di vivere all’interno della famiglia.
La correlazione test-dialogo risulta sinergicamente positiva per
la ricchezza del materiale osservabile acquisito attraverso la performance
grafica, il contenimento dei possibili stati di difficoltà
espressiva e le conferme verbali offerte da un colloquio più
rilassato e sereno.
A questo proposito
si è prestata particolare cura alla formulazione della consegna
iniziale affinché mantenesse l’identità di momento
importante ed efficace per facilitare la proiezione delle tendenze
personali distraendo l’attenzione del bambino dall’eventuale ansia
di dover rispondere senza errori con l’esatta rappresentazione della
propria famiglia.
Accanto all’iniziale “Disegna una Famiglia” si sono collocate le
richieste: “Disegna una Famiglia di tua invenzione” e “Disegna una
Famiglia mentre i personaggi stanno facendo qualcosa” rilevando
che di fatto il valore proiettivo della prova rimandava sempre al
disegno della propria famiglia perché l’unica di cui il bambino
possieda un’esperienza vissuta.
La notevole variabilità
delle scelte rappresentative ha condizionato il metodo interpretativo
all’osservazione congiunta dei fattori grafici e contenutistici
nonché, come ormai consueto, alle modalità esecutive,
ai tempi, alle personalizzazioni soggettive e ai commenti verbali
degli autori. La pressione del tratto, la collocazione spaziale,
le proporzioni, le valorizzazioni o le omissioni dei personaggi
assumono significati personali così caratteristici da richiedere
un’analisi tecnico-simbolica che non può ritenersi completa
senza l’aggiunta di dati forniti da un colloquio esplicativo in
cui il bambino è invitato a spiegare le sue intenzionalità
rappresentative, le sue simpatie o avversioni verso i protagonisti
del disegno e gli eventuali motivi delle scelte compiute.
Drowing-a-person
e Drowing-a-family in forme rivisitate o fedeli all’impostazione
originale si collocano ancora tra i test per l’infanzia più
diffusi e attendibili confermando la validità proiettiva
delle prove grafiche sia in ambito cognitivo sia emotivo-affettivo.
Conclusioni
L’adulto ha di
fronte un mondo assolutamente sconosciuto, nuovo, inesplorato: un
bambino, quel bambino, di fatto un enigma.
(Munari Poda, 2003)
Il disegno un’arte
infantile. E può già essere polemica. Quante volte
fogli disegnati con cura e fogli con tracce affrettate sono stati
accolti con lo stesso svogliato stupore: “Oh!. Cos’hai disegnato?....Ah!”
e il gioco finiva così.
Si sa che i tempi dell’adulto difficilmente coincidono con quelli
del bambino e il quotidiano seleziona di per sé la disponibilità
all’ascolto reciproco ma forse vale la pena soffermarsi a pensare
che più frequentemente del previsto quei fogli sono stati
dei messaggi, hanno voluto essere dei tentativi di comunicazione
a “misura di bambino”, hanno rappresentato un impegno comunicativo
che, altre volte richiesto, ha scelto il percorso possibile per
esprimere il proprio sentire.
Un atto magico, una formula in codice, una logica ormai lontana
dal mondo adulto? Forse è proprio questo che ci mantiene
distanti dal coinvolgimento che il bambino prova a sperimentare
quando ci parla attraverso le immagini.
Nello scritto attuale si è voluto proporre un breve viaggio
nella panoramica storica dell’evoluzione interpretativa del disegno
infantile in ambito psicologico e psicodinamico portando ad esempio
la sintesi di due reattivi proiettivi per l’infanzia (Il disegno
della persona e il disegno della famiglia), ma in questo spazio
conclusivo il desiderio è quello di ricondurre il tema centrale
alla magia del possibile, all’altro e oltre che l’apparenza talvolta
nasconde.
“I disegni dei bambini significano tutto e il contrario di tutto
se tentiamo di leggerli con la violenza interpretativa carica di
buone intenzioni di chi incasella copioni e persone” (Munari Poda,
2003, p.25).
Osservare i bambini quando disegnano, la loro serietà, il
loro impegno, le loro esitazioni acquista senso quando diventa un
ascolto, quell’ascolto d’insieme che avvicina e costruisce una dimensione
nuova e importante dal significato talvolta inaspettato.
Costruzione di metafore, spazio transizionale, luogo dell’attenzione
il disegno diventa arte espressiva quando il gioco delle parti trova
complicità nell’interesse della comunicazione e dell’ascolto
partecipato.
Senza nulla togliere all’essenza proiettiva e alle potenzialità
psicometriche dell’attività grafica forse è il fascino
dell’insondabile a coinvolgere le fantasie interpretative e il dialogo
con il bambino e, forse è proprio nell’atmosfera di delicata
armonia che si crea ascoltando i racconti nascosti e svelati dalle
immagini che la costruzione di senso prende forma.
“Nei bambini che disegnano e raccontano si integrano creativamente
due linguaggi. Vi sono nelle storie che narrano e colorano avventure
straordinarie, tempi sospesi, la tensione di un universo in progettazione.
Vi deve essere nella maniera di ascoltare la capacità di
custodire, accudire, rispettare e (forse) trasformare, costruendo
insieme. Con gentilezza. Con grazia. Perché ne resti viva
la traccia e protetta la testimonianza (Munari Poda, 2003, p.17).
Per tutto questo occorre tempo. Tempo per essere scelti come interlocutori
e per imparare a cogliere sensazioni e sfumature che trascendono
l’immediato, tempo per imparare a conoscere e decidere di potersi
raccontare nel rispetto delle libertà reciproche, tempo per
interiorizzare ciò che si può vedere e che si sta
vivendo.
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