HOME

STUDI E RIFLESSIONI

 

 

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

L’arte narrativa del disegno infantile
QUinta parte

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

di Elisabetta Galuppi

 

6. Il disegno della Famiglia

Comprovata la positività complessiva del Drow-a-Person test e confermata la validità proiettiva della tecnica grafica, altre prove psicometriche (ne sono esempio l’HTP di Buck, 1948-1949; il Test dell’Albero di Koch, 1959) hanno arricchito il quadro delle conoscenze evolutive.

Particolare attenzione è stata rivolta al Disegno della famiglia (Corman, 1967) per il suo efficace apporto allo studio della dinamica familiare e per l’interesse d’ambito sociologico-antropologico in cui si evidenziano sia gli aspetti della personalità del bambino in interazione con gli altri componenti della famiglia, sia l’esistenza del modo di intendere i rapporti familiari nelle differenti culture.

Se il test Disegna una persona è più vicino alle misurazioni psicometriche cognitive (Goodenough, 1926) Il disegno della famiglia si presenta come un reattivo principalmente qualitativo: i dati ricavabili dalla sua somministrazione non rientrano primariamente nell’ambito cognitivo ma coinvolgono prevalentemente la dimensione emotivo-affettiva. “Questa messa in gioco di sentimenti, se da un lato rende il disegno della famiglia meno valido come indice di intelligenza, dall’altro gli conferisce un importante significato come espressione della vita emotiva del bambino” (Di Leo, 1973, p.116).

I disegni della famiglia assumono particolare rilevanza durante il periodo di latenza tra i sei e dieci anni in cui l’attività grafica sembra ancora poco condizionata dalle influenze culturali che in seguito tenderanno a farne un atto creativo più conformista e meno soggettivo.

In generale la richiesta di disegnare la propria famiglia viene accettata dal bambino senza particolari esitazioni (se ciò non accade è un dato sintomatico di possibili vissuti problematici da tenere presente nell’interpretazione finale) e i risultati ottenuti hanno permesso di individuare alcune modalità tecniche spesso utilizzate nelle rappresentazioni: i bambini più piccoli disegnano ogni componente in posizione frontale e tutti i personaggi, nell’insieme, allineati su uno o due livelli; quelli più grandi aggiungono particolarità stilistiche: la raffigurazione di profili e il movimento e, per entrambi, la posizione e la proporzione di ogni soggetto è espressione simbolica dei propri legami affettivo-emotivi.

La validità del test è stata comprovata dall’integrazione della somministrazione del reattivo con il colloquio diretto: in un semplice dialogo, il bambino non riesce ad esprimere con chiarezza i propri sentimenti verso i famigliari sia, a volte, per la difficoltà di verbalizzarli sia perché, sospettoso dell’intenzionalità indagatrice dell’adulto, si difende utilizzando il silenzio od occultando la verità con frasi evasive; disegnando, al contrario, distratto dall’intento rappresentativo e meno controllato, il bambino riesce a comunicare le proprie paure, i sentimenti che realmente prova ed il proprio modo di vivere all’interno della famiglia.
La correlazione test-dialogo risulta sinergicamente positiva per la ricchezza del materiale osservabile acquisito attraverso la performance grafica, il contenimento dei possibili stati di difficoltà espressiva e le conferme verbali offerte da un colloquio più rilassato e sereno.

A questo proposito si è prestata particolare cura alla formulazione della consegna iniziale affinché mantenesse l’identità di momento importante ed efficace per facilitare la proiezione delle tendenze personali distraendo l’attenzione del bambino dall’eventuale ansia di dover rispondere senza errori con l’esatta rappresentazione della propria famiglia.
Accanto all’iniziale “Disegna una Famiglia” si sono collocate le richieste: “Disegna una Famiglia di tua invenzione” e “Disegna una Famiglia mentre i personaggi stanno facendo qualcosa” rilevando che di fatto il valore proiettivo della prova rimandava sempre al disegno della propria famiglia perché l’unica di cui il bambino possieda un’esperienza vissuta.

La notevole variabilità delle scelte rappresentative ha condizionato il metodo interpretativo all’osservazione congiunta dei fattori grafici e contenutistici nonché, come ormai consueto, alle modalità esecutive, ai tempi, alle personalizzazioni soggettive e ai commenti verbali degli autori. La pressione del tratto, la collocazione spaziale, le proporzioni, le valorizzazioni o le omissioni dei personaggi assumono significati personali così caratteristici da richiedere un’analisi tecnico-simbolica che non può ritenersi completa senza l’aggiunta di dati forniti da un colloquio esplicativo in cui il bambino è invitato a spiegare le sue intenzionalità rappresentative, le sue simpatie o avversioni verso i protagonisti del disegno e gli eventuali motivi delle scelte compiute.

Drowing-a-person e Drowing-a-family in forme rivisitate o fedeli all’impostazione originale si collocano ancora tra i test per l’infanzia più diffusi e attendibili confermando la validità proiettiva delle prove grafiche sia in ambito cognitivo sia emotivo-affettivo.


Conclusioni

L’adulto ha di fronte un mondo assolutamente sconosciuto, nuovo, inesplorato: un bambino, quel bambino, di fatto un enigma.
(Munari Poda, 2003)

Il disegno un’arte infantile. E può già essere polemica. Quante volte fogli disegnati con cura e fogli con tracce affrettate sono stati accolti con lo stesso svogliato stupore: “Oh!. Cos’hai disegnato?....Ah!” e il gioco finiva così.
Si sa che i tempi dell’adulto difficilmente coincidono con quelli del bambino e il quotidiano seleziona di per sé la disponibilità all’ascolto reciproco ma forse vale la pena soffermarsi a pensare che più frequentemente del previsto quei fogli sono stati dei messaggi, hanno voluto essere dei tentativi di comunicazione a “misura di bambino”, hanno rappresentato un impegno comunicativo che, altre volte richiesto, ha scelto il percorso possibile per esprimere il proprio sentire.
Un atto magico, una formula in codice, una logica ormai lontana dal mondo adulto? Forse è proprio questo che ci mantiene distanti dal coinvolgimento che il bambino prova a sperimentare quando ci parla attraverso le immagini.
Nello scritto attuale si è voluto proporre un breve viaggio nella panoramica storica dell’evoluzione interpretativa del disegno infantile in ambito psicologico e psicodinamico portando ad esempio la sintesi di due reattivi proiettivi per l’infanzia (Il disegno della persona e il disegno della famiglia), ma in questo spazio conclusivo il desiderio è quello di ricondurre il tema centrale alla magia del possibile, all’altro e oltre che l’apparenza talvolta nasconde.
“I disegni dei bambini significano tutto e il contrario di tutto se tentiamo di leggerli con la violenza interpretativa carica di buone intenzioni di chi incasella copioni e persone” (Munari Poda, 2003, p.25).
Osservare i bambini quando disegnano, la loro serietà, il loro impegno, le loro esitazioni acquista senso quando diventa un ascolto, quell’ascolto d’insieme che avvicina e costruisce una dimensione nuova e importante dal significato talvolta inaspettato.
Costruzione di metafore, spazio transizionale, luogo dell’attenzione il disegno diventa arte espressiva quando il gioco delle parti trova complicità nell’interesse della comunicazione e dell’ascolto partecipato.
Senza nulla togliere all’essenza proiettiva e alle potenzialità psicometriche dell’attività grafica forse è il fascino dell’insondabile a coinvolgere le fantasie interpretative e il dialogo con il bambino e, forse è proprio nell’atmosfera di delicata armonia che si crea ascoltando i racconti nascosti e svelati dalle immagini che la costruzione di senso prende forma.
“Nei bambini che disegnano e raccontano si integrano creativamente due linguaggi. Vi sono nelle storie che narrano e colorano avventure straordinarie, tempi sospesi, la tensione di un universo in progettazione.
Vi deve essere nella maniera di ascoltare la capacità di custodire, accudire, rispettare e (forse) trasformare, costruendo insieme. Con gentilezza. Con grazia. Perché ne resti viva la traccia e protetta la testimonianza (Munari Poda, 2003, p.17).
Per tutto questo occorre tempo. Tempo per essere scelti come interlocutori e per imparare a cogliere sensazioni e sfumature che trascendono l’immediato, tempo per imparare a conoscere e decidere di potersi raccontare nel rispetto delle libertà reciproche, tempo per interiorizzare ciò che si può vedere e che si sta vivendo.

torna su

copyright © Educare.it - Anno V, Numero 8, Luglio 2005


Educare.it - Rivista on line - Registrazione n. 1418 Tribunale di Verona del 21.11.2000