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STUDI E RIFLESSIONI

 

 

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L’AUTOSTIMA E L’ESEMPIO DEGLI EDUCATORI
prima parte

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di Marisa Nicolini

 


La famiglia, pilastro dell’autostima
La famiglia, insieme alla scuola, è la principale agenzia di formazione e di socializzazione dell’individuo, uno dei perni su cui far leva per promuovere il benessere integrale (fisico, psicologico, relazionale) dei nostri ragazzi.
La famiglia per un bambino è il “luogo” più importante per la sua sicurezza, serenità, autonomia, il fondamento su cui va a costruirsi la sua personalità.
I genitori sono, infatti, un basilare elemento di riferimento che permette al bambino, nel bene e nel “male”, di imparare a ricercare le soluzioni ai problemi che si presentano; di verificare se una sua azione è efficace o meno; di ascoltare ed esprimere le proprie emozioni, nel rispetto di quelle altrui.
E tanto altro ancora.
La famiglia, dunque, è il crogiuolo in cui si fondono, in modo adeguato o disfunzionale, temperamento, apprendimento, atteggiamenti, comportamenti, emozioni, pensieri, azioni.
E i genitori costituiscono, che ne siano consapevoli o no, l’esempio a cui i bambini si riferiscono e con cui dovranno comunque confrontarsi, vuoi per confermarsi nel modello familiare, vuoi per discostarsene.
Purtroppo, però, a volte i genitori non costituiscono un simile modello per i figli in modo consapevole, ed instaurano un sistema educativo rigido, autoritario, ovvero permissivo e tollerante, sulla base dei propri bisogni e non sulle reali necessità, affettive prim’ancora che materiali e sociali, dei bambini.
Possono così instaurarsi fin dalla prima infanzia insicurezze e sentimenti di inadeguatezza, le basi delle successive carenze nel senso di fiducia in se stessi.

Le basi psicologiche della disistima

Gli psicologi sono concordi nell’affermare che l’insicurezza nasce nel bambino soprattutto a causa di un inadeguato ambiente familiare.
La solita solfa, si dirà, con cui si colpevolizzano i genitori di tutti i mali del mondo!
Al contrario: possiamo rilevare indicazioni preziose per fornire alla coppia genitoriale, ciascuno con le sue caratteristiche di personalità e di genere, strumenti utili ad irrobustirne il ruolo di esempio per i processi di crescita della prole.
Forniamo una serie di esempi per illustrare come l’atteggiamento del genitore deve sempre essere improntato a sostenere, stimare, apprezzare il bambino nel suo essere un individuo degno e amabile: solo dopo possono essere accettate dal figlio correzioni o punizioni senza mettere a repentaglio il proprio senso di sicurezza e di autostima!

Il genitore decisionista
Un genitore che abbia l’inclinazione o il bisogno di decidere per tutti, magari proprio per necessità pratiche della vita di tutti i giorni, o per “deformazione professionale”, può far ricadere anche involontariamente questo atteggiamento sui figli, deresponsabilizzandoli o semplicemente non ascoltandoli, non insegnando loro a prendere gradualmente le proprie decisioni. Un simile genitore sa sempre quello che è giusto per sé e per i figli, non tollera i tempi lunghi di apprendimento di questi che necessariamente devono passare per le piccole esperienze che fin dalle prime fasi di crescita sono indispensabili per misurarsi con la frustrazione e il conflitto senza demotivarsi e deprimersi.

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Autore: Marisa Nicolini, psicologa – psicoterapeuta, psicologa scolastica, CTU del Tribunale di Viterbo, Centro Visana

copyright © Educare.it - Anno IX, Numero 2, Gennaio 2009


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