La moderna tecnologia informatica ha ormai raggiunto, nel
nostro Paese, un livello di capillarità e diffusione davvero elevato: si
calcola che tra il 2004 e il 2005 saranno almeno 20 i milioni di italiani
collegati in rete dalla propria abitazione. Ciò significa che la famiglia
italiana, finora raccolta - o dispersa? - davanti alla tv, cambia strumento ma,
probabilmente, non prospettiva ed approccio. Queste stesse righe che state
leggendo sono la testimonianza del potere di Internet: alla ricerca di
informazioni su un certo argomento siede approdati a questo articolo,
comodamente seduti alla scrivania di casa vostra. Qualsiasi individuo nel mondo,
con un PC connesso in rete a disposizione, potrebbe arrivare al medesimo
articolo da voi selezionato passando per infiniti percorsi ipertestuali
differenti: l’estrema VARIABILITÀ è una delle caratteristiche strutturali
(e, quindi, ineliminabili) di Internet. Qualsiasi tipo di informazione è
raggiungibile da qualsiasi utente. Il che, se ci pensiamo, ha una doppia
valenza: è certamente eccezionale, una vera rivoluzione copernicana della
gestione dell’informazione nell’unità di spazio-tempo; ma ciò significa
anche che la Rete si pone come fonte multiforme (...sfuggente?) di ogni tipo di
informazione, dalla più educativa alla più condannabile.
Occuparsi oggi di bambini significa constatare come il
computer ed Internet costituiscano ormai parte integrante della loro vita: le
ricerche per la scuola, i giochi interattivi, i siti a loro dedicati, a volte
perfino l’account personale di posta elettronica sono pane quotidiano per le
loro giovani menti. Come fare per contribuire a rendere la loro navigazione on
line un’esperienza educativa e non un susseguirsi di "incontri"
sgraditi, quando non traumatici e violenti? Come per ogni questione di un certo
spessore le posizioni estremizzate ci sono e sono, ovviamente, contrapposte:
esistono, per così dire, i "no digital" e i "no
problem" (felice definizione del massmediologo Giuseppe Romano). I
"no digital" eliminano il "problema-Internet"
alla radice: basta impedire ai bambini l’accesso al Web ed ecco risolto ogni
dubbio ed evitato ogni "brutto incontro virtuale". In tutta sincerità
non riesco proprio a pensare che un tale accorgimento possa considerarsi una
soluzione... e per più di un motivo! Innanzi tutto non possiamo davvero pensare
di riuscire ad evitare completamente l’accesso dei bambini al Web: basterà il
computer di un amichetto con genitori più assenti, più lassisti, più
distratti... a vanificare tutti i nostri sforzi pregressi. Ma la motivazione
fondamentale che mi porta a dubitare di questa "soluzione" riguarda l’assoluta
a-pedagogicità di un tale provvedimento. Se voglio evitare che mio figlio possa
annegare gli devo permettere di imparare a nuotare, non impedirgli di mettere
piede in acqua (cosa che, in ogni caso, accadrà prima o poi... e non mi
riferisco solo alle acque marine o a quelle del Web, bensì a quelle ben più
vaste della Vita!). Allo steso modo in cui si impara a nuotare per gradi (all’inizio
dove si tocca, con i braccioli, con la tavoletta e poi sempre più in
autonomia), si dovrebbe poter imparare a navigare in Internet. All’inizio in
siti protetti e dal contenuto esclusivamente dedicato ai bambini - sempre con un
adulto a fianco che possa aiutare il bambino ad interpretare e capire cosa
accade - poi con ricerche a tema su siti di più ampio respiro, magari per
programmare una bella gita in famiglia o per scrivere una tesina per la scuola,
via via con sempre crescente autonomia (MENTALE in primis, per allenare e
fortificare la capacità di giudizio ed il pensiero critico).
Restano, all’angolo opposto del "ring", i
sostenitori del "no problem", quelli che pensano che il
problema non sussista e ritengono si possa permettere ai minori l’accesso al
Web senza particolari restrizioni e con un controllo minimo: ma ci sono o ci
fanno?! Per le ragioni che qualsiasi adulto di buon senso sa cogliere benissimo
da solo, anche questa posizione appare assolutamente a-pedagogica, nonché
incosciente e pericolosa. Già gli antichi avevano capito che "in media
stat virtus", principio di buon senso ed equilibrio che andrebbe
ricordato ed applicato molto più di quanto non sia. Certo è che la questione
della sicurezza dei minori in Internet è di pressante importanza ed attualità,
"faccenda da grandi" che esiste e persiste al di là di ogni tentativo
"tecnico" (e, quindi, limitato!) di soluzione. Perché l’unico
provvedimento utile e sensato da prendere riguarda l’EDUCAZIONE all’uso di
Internet, non la protezione intesa come divieto! Esistono in Italia realtà come
Davide.it
o E-Kids
Internet, fornitori di accesso al Web "protetti" e
adatti alla navigazione on line dei bambini, che sembrano poter placare buona
parte delle ansie di mamma e papà. Sicuramente si tratta di iniziative
meritevoli di plauso, che vanno però valutate tenendo conto delle limitazioni
strutturali che le caratterizzano. Chi decide di pubblicare on line contenuti
violenti o volgari non si fa certamente fermare dalle "liste nere" (Davide.it)
o dai server protetti (E-Kids Internet): il Mare Magnum di
Internet NON ha tempi e modi di evoluzione che possiamo pensare di gestire e
controllare efficacemente intervenendo esclusivamente sui software. Possiamo e
dobbiamo agire, invece, sulla MENTE e sulla VOLONTA’ del navigatore, sul suo
SENSO CRITICO, sulla sua capacità di DISCERNERE i contenuti buoni da quelli non
buoni, compatibilmente - e ragionevolmente - con le sue capacità e competenze,
nonché con il grado di maturità personale raggiunto. E’ proprio un ruolo da
genitore quello di cui sto parlando: è il ruolo di colui che funge da sostegno
ed aiuto per crescere. Il genitore funge da "Io ausiliario" per il
proprio figlio in molti modi differenti: interpreta la realtà per il bambino
quando questi è molto piccolo, lo aiuta a dare un nome alle cose - cioè a
giudicarle e valutarle, lo sostiene nell’esplorazione dell’ambiente e lo
incoraggia ad essere propositivo, assicurandogli la propria presenza amorevole e
partecipante. Il concetto del sostegno e del supporto è valido finché il
figlio diviene capace di pensare ed agire con criterio e consapevolezza VERA di
quanto dice e fa; ciò significa che il dovere di ogni buon genitore è quello
di EDUCARE il proprio figlio alla Vita. "Educare" deriva da "e -
ducere", che significa "condurre fuori, fare emergere, portare alla
luce"… le potenzialità, le idee, le capacità, le proposte, le domande,
i dubbi, i pensieri che il bambino possiede, parlandone insieme, discutendone
con attenzione e delicatezza, non dimenticando che si è genitori e non
"amici" (quella del "genitore amico" è una favola impropria
che causa molti problemi!) e che, quindi, si ha il dovere di far rispettare
REGOLE SENSATE e MOTIVATE.
Soltanto in questo modo il bambino cresce e diventa sempre
più maturo, autonomo ed indipendente: grazie ad un genitore che gli sta accanto
senza invadere i suoi spazi e senza caricarlo delle proprie ansie e paure, anche
- e non solo - davanti allo schermo di un PC connesso in rete.