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BAMBINI E
PREGIUDIZIO ETNICO ipotesi
di lavoro per educare a superare le barriere
terza
parte |
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di Marialuisa
Damini |
prima
parte seconda
parte bibliografia |
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Un'ipotesi
di percorso
In
quest'epoca storica in cui sempre più urgente è la spinta a pensare
ad attività che insegnino ai bambini il dialogo e il rispetto si
stanno certamente moltiplicando pubblicazioni e testi che aiutano
gli insegnanti a costruire dei percorsi interculturali. Certamente
la strada da fare è ancora molto lunga. Molto c'è ancora da investire
nella formazione dei docenti che difficilmente hanno, a tutt'oggi,
capacità di elaborare da soli dei progetti a lunga scadenza. Molto
si confida in una scuola rinnovata dall'Autonomia, grazie alla quale
potranno aprirsi sempre più al territorio e all'aiuto di esperti
esterni. Vero è che in alcuni casi sono state compiute delle esperienze
significative che vale la pena ricordare (15),
anche per creare quelle "buone prassi" da ripetere, riadattandole
alla propria realtà locale, dal momento che è proprio il rapporto
forte con il territorio che rappresenta - o dovrebbe rappresentare
- la forza e la prerogativa della scuola "autonoma".
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Una
conclusione che non è una conclusione
Quando
si discute di qualche argomento, la conclusione è ciò che aiuta
a "tirare le fila" del discorso,
sintetizzando ed armonizzando i diversi punti di vista.
Esattamente
ciò che in questo caso non si vuole fare.
Il
compito della presente breve riflessione è stato quello di porre
delle domande, degli interrogativi che, nella loro cogenza, chiedono
di intentare un lavoro prima di tutto personale e poi un impegno
professionale - per chi svolge una professione educativa - per
tentare una risposta. Quali siano infatti le configurazioni degli
stereotipi e dei pregiudizi in età infantile ci chiedono di pensare
in maniera strategica alla questione etnica. Sicuramente, anche
nel mondo della scuola, molto va ripensato. In una società sempre
più al plurale si chiede moltissimo agli insegnanti: non solo
di farsi "mediatori" in tante situazioni concrete della
vita di tutti i giorni, ma anche di formarsi per diventarlo, di
trovare nella loro vita professionale e quotidiana degli spazi
di riflessione e autoriflessione critica. Si tratta perciò di
recuperare dai bambini la dimensione del "problema"
per insegnare loro a mettere in discussione gli aspetti della
vita. Questo, si badi bene, non significa togliere ai bambini
le certezze a loro necessarie per crescere, ma ha il significato
di insegnare a non dare tutto per scontato: così, la televisione
non dice sempre e solo la verità, le notizie dei giornali non
si fanno da sole ma vengono filtrate dal punto di vista del giornalista,
il "si dice" non sempre rispecchia come stanno in realtà
le cose, e così via. Allora non si tratta di aggiungere altre
"ricette di vita" a tante altre già preconfezionate:
le occasioni per mettere i bambini e le bambine in situazione
sono tante e possono e devono diventare parte integrante della
programmazione educativa. Solo così sarà possibile non debellare
gli stereotipi e i pregiudizi - impresa, come già abbiamo detto,
titanica e peraltro valevole più come petizione di principi che
come realtà - ma far riflettere su di essi. E' necessario far
sperimentare la necessità della solidarietà.
Come
sottolinea Sira Serenella Macchietti, la solidarietà è la "prospettiva"
preferenziale in cui giova collocare l'azione pedagogica e l'azione
educativa. "Essa chiede di essere con (se stessi,
gli altri) e di essere per (la propria crescita e quella
comunitaria), di considerare il rapporto educativo come relazione
di aiuto reciproco e il rapporto tra colleghi come espressione
di disponibilità non solo al confronto ma anche all'impegno condiviso,
volto a far sì che ognuno possa realizzare se stesso e far crescere
il proprio sapere" (16).
Al di là, quindi, di ogni stereotipo e pregiudizio.
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L'autore: Marialuisa
Damini è laureata in lettere classiche e perfezionata in Processi
formativi, didattica e ricerca interculturale. Collabora con il Centro Studi
Interculturali dell’Università di Verona, con l’Associazione "Le
Fate", in qualità di coordinatrice di progetti, con il CESTIM (Centro
Studi sull’Immigrazione di Verona), in qualità di consulente
pedagogico-didattica e formatrice per insegnanti volontari di italiano a
bambini stranieri, nonché per progetti interculturali, e curatrice del
settore "Scuola e Intercultura" del sito web del Centro. E'
inoltre insegnante elementare di ruolo specialista di lingua inglese, presso
una scuola di Verona ed incaricata come Funzione Obiettivo dal medesimo
Circolo Didattico in qualità di referente responsabile per gli Scambi
Educativi con l'estero. torna indietro
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Riferimenti bibliografici:
-
Cfr.
Clara Silva, Un progetto di educazione interculturale per
la scuola: l'esperienza dell'area empolese, in Parole
per dire, parole per studiare (a cura di Clara Silva), Edizioni
del Cerro, Pisa 2001, pp. 49-66cfr. Sira Serenella Macchietti,
Prospettive della pedagogia interculturale, in AA.VV.,
Cultura , culture, dinamiche sociali, educazione interculturale,
Atti del Convegno Fondazione Nazionale "Vito Fazio-Allmayer"
(Palermo, 4-5-6 ottobre 1995), pp. 178-179
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indietro
Bibliografia:
-
Bruno M. Mazzara, Le radici del pregiudizio,
in "Psicologia contemporanea", n. 165/2001, pp. 30-37
-
M. Mezzini, T. Testigrosso, A. Zanini, La
fabbrica del pregiudizio. Per conoscere ed affrontare i pregiudizi
culturali nella scuola, Ed. Cultura della Pace, 1994
-
P. Scilligo, L'incontro tra persone e gruppi:
aperture e barriere, in C. Nanni, Intolleranze ed educazione
alla solidarietà, LAS, Roma 1992, p. 106, cit. in A. Nanni,
L'educazione interculturale oggi in Italia, EMI, Brescia
1998
-
Franco Di Maria, Gioacchino Lavanco, Cinzia
Novara, Barbaro e/o straniero. Una lettura psicosociodinamica
delle comunità multietniche, Franco Angeli, Milano 1999
-
Giuseppe Mantovani, L'elefante invisibile.
Tra negazione e affermazione delle diversità: scontri e incontri
multiculturali, Giunti 1998
-
Morin, E., Il paradigma perduto. Che cos'è
la natura umana?, Feltrinelli, Milano 1974
-
Agostino Portera, Educazione umanistica
interculturale nella famiglia, in L'educazione umanistica
interculturale nelle agenzie educative, a cura Di Luigi
Secco e Agostino Portera, CEDAM, Padova 1999
-
Paola Tabet, La pelle giusta, Einaudi, Torino
1997
-
Agostino Portera, L'educazione interculturale
nella teoria e nella pratica. Stereotipi, pregiudizi e pedagogia
interculturale nei libri di testo della scuola elementare,
CEDAM, Padova 2000
-
Clara Silva, Parole per dire, parole per
studiare (a cura di Clara Silva), Edizioni del Cerro, Pisa
2001
-
Sira Serenella Macchietti, Prospettive della
pedagogia interculturale, in AA.VV., Cultura, culture,
dinamiche sociali, educazione interculturale, Atti del Convegno
Fondazione Nazionale "Vito Fazio-Allmayer" (Palermo,
4-5-6 ottobre 1995)
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copyright © Educare.it - Anno
III, Numero 7, Giugno 2003
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