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STUDI E RIFLESSIONI

 

 

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BRAVE PERSONE E MOSTRI CATTIVI
prima parte

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di David Evangelisti

 

Sempre più frequentemente si sente parlare di violenze brutali messe in atto nei confronti di soggetti indifesi ed innocenti. Aggressioni orribili, comportamenti incredibilmente antisociali e sadici messi in atto senza nessuna pietà e senza alcun indugio. “Sono dei malati di mente”: è questa l’espressione che più spesso si sente pronunciare dalla maggior parte delle persone che vengono a conoscenza di questi orribili fatti. “Io non avrei mai compiuto un atto così sanguinario e orribile”: è questo che ognuno di noi è portato a pensare in simili casi. E’ infatti convinzione comune che i più atroci atti sadici e violenti siano eseguiti da “pazzi”, da “malati psichici”, da “persone violente geneticamente o biologicamente”.
Alla base di questo modo di pensare c’è una credenza abbastanza sviluppata, secondo cui il comportamento violento e sadico, sanguinario e malvagio, sarebbe dovuto a particolari disposizioni della personalità (la cosiddetta teoria della “personalità violenta”), oppure sarebbe causato da particolari problemi neurologici, biologici o genetici: tutte queste credenze vengono riassunte dalla psicologia sociale con il nome di “teorie disposizionali della violenza”. Conseguenza delle teorie disposizionali è la suddivisione dei cittadini in “buoni” e “cattivi”.
Il modo di pensare “disposizionale” (dispositional perspective) è ancora oggi assai frequente: è infatti molto più facile e rassicurante per l’animo umano pensare ad una distinzione netta tra “brave persone” e “persone violente”, piuttosto che dover ammettere la possibilità di una barriera permeabile tra il bene (good) ed il male (evil), e quindi l’assenza di una netta distinzione tra il “NOI - brave persone” (Us-Good) ed il “LORO - persone violente e sadiche” (Them-Evil). Anche Lei, gentile lettore che sta leggendo queste righe, quasi sicuramente penserà di non poter mai diventare l’autore di un atto malvagio e perverso, poiché “tali violenze sono concepibili solamente nella mente di un mostro”. Non è così.

Gli studi di psicologia sociale compiuti a partire dagli anni Settanta hanno infatti dimostrato che non esiste una differenza netta tra “brave persone” (Good People) e “cattive persone” (Bad People). Anche le cosiddette brave persone, rispettose generalmente delle norme sociali ed etiche, possono tramutarsi in determinate circostanze, in dei criminali violenti e sadici. Tutti noi, perciò, potremmo essere in futuro i responsabili di atti tremendamente sanguinari e orribili. Gli psicologi statunitensi Philip Zimbardo, Stanley Milgram, Albert Bandura ed Ervin Staub, all’interno di un filone di studi definito “psicologia del male” (the psychology of evil), sono infatti riusciti a dimostrare, grazie anche a numerosi esperimenti scientifici, come qualsiasi “bravo cittadino” possa rendersi protagonista di comportamenti estremamente violenti e duri, in relazione alla particolare situazione in cui egli si trova.

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Bibliografia:
Deindividuazione:
-Festinger L., Pepitone A. & Newcomb T., 1952, Some consequences of de-individuation in a group, Journal of Abnormal and Social Psychology, 47.
-Postmes T. & Spears R., 1998, Deindividuation and Antinormative Behavior: A Meta-Analysis, Psychological Bulletin, Vol.123, No.3.
-Zimbardo P., 1970, The human choice: Individuation, reason, and order versus deindividuation, impulse and chaos. In W.J. Arnold W.J. & D. Levine (Eds.), Nebraska Symposium on Motivation, Vol.17, University of Nebraska Press, Lincoln, NE.

The Stanford Prison Experiment:
-www.prisonexp.org

Deumanizzazione:
-Bandura A., Underwood B. & Fromson M., Disinhibition of Aggression through Diffusion of Responsibility and Dehumanization of Victims, Journal of Research in Personality, Vol.9.
-Kelman H.C., 1973, Violence without Moral Restraint: Reflections on the Dehumanization of Victims and Victimizers, Journal of Social Issues, Vol.29, No.4.

Moral Disengagement:
-
Bandura A., 1990, Mechanisms of moral disengagement. In Reich W. (Ed.), Origins of terrorism: Psychologies, ideologies, theologies, states of mind, Cambridge University Press, New York, www.des.emory.edu/mfp/BanTerrorism.pdf.

Obbedienza ad una autorità legittima:
-Milgram S., 2003, Obbedienza all’autorità, Einaudi, Torino [ed.orig. 1974]

Nazismo e psicologia del male:
-Bauman Z., 1989, Modernity and the Holocaust, Polity Press, Cambridge.
-Browning C.R., 2004, Uomini comuni: polizia tedesca e «soluzione finale» in Polonia, Einaudi, Torino [ed.orig.: 1992].
-Staub E., 1989, The roots of evil: The origins of genocide and other group violence, Cambridge University Press, New York.

Autore: Evangelisti David, laureato con 110 e lode in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Pisa, indirizzo politico-sociale. Appassionato e studioso di tutto ciò che riguarda la Psicologia Sociale, ed in particolar modo la Psicologia del male (The Psychology of Evil).
e-mail: evangelisti@hotmail.it

copyright © Educare.it - Anno VII, Numero 2, Gennaio 2007


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