Alcune
implicazione alla nozione di Test di intelligenza svincolati dalla
cultura
La nostra caratterizzazione di cosa una persona debba fare per
essere considerata abile nella cultura dei Kpelle e di ciò
che implica il “campionare l’intelligenza” possono essere argomentazioni
frustranti per chi assume che sia possibile costruire un test
di intelligenza libero dagli aspetti culturali. Si immagini, per
esempio, che per combinazione fosse stato il nostro immaginario
Binet liberiano ad aver costruito il nostro primo test QI e che
alcune tribù dell’Africa dell’Ovest lo abbiano poi adottato.
Persino item considerati troppo semplici per un bambino Kpelle
di otto anni avrebbero causato seri problemi ai nostri bambini.
Imparare i nomi delle foglie, per esempio, si è dimostrato
un compito difficile anche per un dottorando americano. I nostri
bambini conoscono alcuni indovinelli; tuttavia, poiché
si fa poco uso di questo genere di conoscenza nella nostra società,
essi sarebbero svantaggiati alla presenza di item più “avanzati”.
Se i nostri bambini fossero forzati a sostenere test costruiti
da un Binet dell’Africa occidentale, potremmo obiettare che gli
item siano ingiustamente influenzati dalla cultura Kpelle. Ci
riterremmo oltraggiati se le eventuali conseguenze future dei
nostri bambini dipendessero in qualche modo dalla loro abilità
di interpretare gli indovinelli Kpelle, come stratagemmi retorici.
Ciò che perlomeno desidereremmo sarebbe un test cultura-svincolato,
qualora i risultati nella vita pratica derivassero dalle nostre
prestazione ad esso. Comunque, che tipo di test un Binet dell’Africa
dell’Ovest sognerebbe, tale da essere considerato come culturalmente
svincolato? Di sicuro non ingloberebbe un insieme di figure geometriche
precise, poiché il popolo dei Kpelle, non conoscendo ancora
la scrittura, non viene a contatto con molte rappresentazioni
di tipo grafico e non possiede la tecnologia adatta per tracciare
linee dritte. Tale test non sarebbe neppure costituito da una
lista di sillabe o parole senza senso, in quanto non ci sarebbero
attività corrispondenti nella vita dei Kpelle adulti. Si
potrebbe tentare la formulazione di un test di memoria, come ricordare
tutti i componenti della famiglia; ma qui i Kpelle, che insegnano
ai propri figli le genealogie, avrebbero un consistente vantaggio:
quale è il nome del padre della nonna paterna? Infatti,
se scorressimo la lista dei presunti item cultura-indipendenti
che il nostro esperimento mentale sul test QI dei Kpelle ha fatto
emergere, quasi certamente non potremmo rinvenire nessuno dei
sottotest di intelligenza che sono stati dichiarati svincolati
dalla cultura della nostra società. La ragione è
molto semplice; il nostro Binet dell’Africa dell’Ovest, avendo
scientificamente campionato la sua cultura, avrebbe escogitato
item che riflettano le attività valorizzate e che differenziano
gli individui nella sua cultura, mentre Binet e tutti i suoi successori
hanno proceduto nella stessa direzione ma con la propria cultura
d’appartenenza. Esse rappresentano due attività differenti.
Il nostro immaginario studio cross-culturale circa la costruzione
dei test ci rende chiaro che la misurazione delle abilità
rappresenta inevitabilmente un artificio culturale. Questa conclusione
deve apparire fosca e deludente per coloro che hanno lavorato
a costruire test validi e sciolti da vincoli culturali. Tuttavia
da una prospettiva storica e logica, è facile confermare
quanto dichiarato da Franz Boas mezzo secolo fa, che “la mente,
al di fuori dell’esperienza, è inconcepibile”.
torna
su Autore:
Michael
Cole si è laureato in psicologia all'Università
di California a Los Angeles ed ha conseguito il dottorato sempre
in psicologia presso l'Università dell'Indiana. La sua
carrriera accademica è proseguita nell'Università
di Stanford, nell'Università di Yale, nell'Università
Rockfeller e infine nella Università di California a San
Diego. Il prof. Cole ha saputo unire nel suo lavoro la costruzione
di una robusta teoria della cultura come insieme di processi di
mediazione, che riprende l'approccio della scuola russa ed in
particolare Vygotskji, con la conduzione di studi sul campo che
fanno ormai parte della storia della psicologia. Tra questi ricordiamo
in particolare i lavori degli anni sessanta sulla memoria tra
i bambini Kpelle, una popolazione di coltivatori di riso stanziata
nella Liberia centrale, che portò non solo alla comprensione
del ruolo che le agenzie di socializzazione giocano nella acquisizione
di particolari classi di conoscenza ma anche ad una più
generale chiarificazione delle caratteristiche e dei limiti della
ricerca cross-cultural. Egli è riconosciuto come uno dei
maggior contribuenti allo sviluppo di una Psicologia Culturale.
In Italia ha pubblicato "Psicologia Culturale", edito
da Carlo Amore Edizioni."
Traduttore:
Raffaele Alessandro Panza,
studente della Facoltà di
Psicologia di Padova, attualmente ricercatore/collaboratore all'University
of California, San Diego (UCSD). Nel tempo speso qui ha avuto
modo di conoscere e collaborare con il Prof. Michael Cole.
|