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STUDI E RIFLESSIONI

 

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L’illusione dei Test di Intelligenza
svincolati dalla Cultura

introduzione

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già pubblicato su http://lchc.ucsd.edu/MCA/Paper/Cole/iq.html

di Michael Cole
trad. di Raffaele Alessandro Panza

indice - Bibliografia

Riassunto
La nascita e la diffusione dei test per la misurazione del QI sono state motivate dalla necessità di costituire misure valutative delle abilità intellettive che fossero oggettive e svincolate dai contesti sociali. La progressiva diffusione di questi strumenti si è storicamente scontrata col pensiero di studiosi, provenienti da diversi ambiti disciplinari, che hanno demolito l’illusione di una “mente” sciolta dalla cultura, così come intesa da coloro che hanno provveduto alla istituzione e divulgazione dei test d’intelligenza. Dopo aver succintamente descritto lo scenario nel quale si è realizzata la fondazione di tali test, verrà proposto un “esperimento mentale”, al fine di rendere esplicita l’idea che gli stessi costrutti di “intelligenza” ed “abilità” non potrebbero sussistere se non al di fuori del contesto culturale nel quale sono generati.

Parole Chiave
Test d’intelligenza; abilità mentale; cultura; QI; contesti culturali; teoria socioculturale; interazione; apprendimento culturale.

Abstract
The birth and circulation of IQ tests have been motivated by the necessity of creating objective modes, context-free, by which to measure intellectual abilities. Historically the progressive diffusion of these methods has been contrasted with the thought of academics, who stemmed from various fields of knowledge. These authors demolished the illusion of a culture-free “mind”, as intended by the academicians that have arranged the institution and divulgation of IQ testing. After briefly describing the layout of the foundation upon which these tests have been established, it will be proposed a “thought experiment,” in order to demonstrate that the ideas of “intelligence” and “ability” cannot exist outside the cultural context which generates them.

Key Words
Intelligence testing; mental ability; culture; IQ; cultural contexts; sociocultural theory; interaction; cultural learning.

Introduzione
Per quasi tutto il tempo che ha visto l’esistenza di test per la misurazione del QI, ci sono stati psicologi che hanno creduto nella possibilità di costruire test “liberi dalla cultura” (Jensen, 1980). Il desiderio di produrre questo genere di test proveniva direttamente dallo scopo per il quale essi venivano realizzati: fornire una misurazione dell’abilità intellettiva che fosse valida, oggettiva e non socialmente distorta. La nostra società, fondata, sul principio che tutti gli essere umani sono stati creati uguali, non ha mai vissuto facilmente con l’idea che al suo interno potessero esistere forme di disparità così vaste e variegate. E’ sempre costante la ricerca di una giustificazione logica a tali iniquità e le nostre tradizioni ci spingono vigorosamente a cercarne le cause all’interno delle caratteristiche dell’individuo e non all’interno del corpo sociale. Allo stesso tempo, le persone realizzano come le condizioni sociali ed economiche, modellando l’esperienza, possano divenire le cause delle differenze intellettive tra gli individui, come pure le loro conseguenze. E’ pertanto possibile rinvenire principi universali nell’esperienza umana e costruire test sulla loro base?
Cosa sarebbe più ideale di un test psicologico che possa misurare il potenziale intellettivo indipendentemente dall’esperienza specifica procurata dalle circostanze socioculturali ed economiche? Un test di questo genere rappresenterebbe lo strumento ideale per garantire l’identificazione delle capacità intellettive, anche in presenza di condizioni sociali sfavorevoli. Alcuni psicologi hanno dichiarato che la realizzazione di questi test non solo è possibile in linea di principio, ma essi sono già stati applicati nella pratica (Hernnstein e Murray, 1994).
In questo articolo discuterò come la nozione di “intelligenza cultura-indipendente” rappresenti una contraddizione in termini. Inizierò l’esposizione riesaminando il retroterra storico in cui si sono realizzati gli sforzi per capire la relazione tra cultura e pensiero, ovvero il terreno che ha rappresentato lo sfondo accademico nel quale ha avuto origine l’impiego di test per la misurazione del QI. Dopo aver riassunto succintamente la strategia sviluppata dai pionieri dei test d’intelligenza, formulerò un “esperimento mentale” che aiuterà ad esemplificare queste questioni e fornirò alcune evidenze empiriche ricavate da una ricerca che ha cercato di approssimare le condizioni di tale esperimento. Concluderò questo contributo offrendo alcuni commenti su come ripensare la relazione tra cultura e test di intelligenza, data l’impossibilità di misurare l’abilità intellettiva con test svincolati dai patrimoni culturali.

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Autore: Michael Cole si è laureato in psicologia all'Università di California a Los Angeles ed ha conseguito il dottorato sempre in psicologia presso l'Università dell'Indiana. La sua carrriera accademica è proseguita nell'Università di Stanford, nell'Università di Yale, nell'Università Rockfeller e infine nella Università di California a San Diego. Il prof. Cole ha saputo unire nel suo lavoro la costruzione di una robusta teoria della cultura come insieme di processi di mediazione, che riprende l'approccio della scuola russa ed in particolare Vygotskji, con la conduzione di studi sul campo che fanno ormai parte della storia della psicologia. Tra questi ricordiamo in particolare i lavori degli anni sessanta sulla memoria tra i bambini Kpelle, una popolazione di coltivatori di riso stanziata nella Liberia centrale, che portò non solo alla comprensione del ruolo che le agenzie di socializzazione giocano nella acquisizione di particolari classi di conoscenza ma anche ad una più generale chiarificazione delle caratteristiche e dei limiti della ricerca cross-cultural. Egli è riconosciuto come uno dei maggior contribuenti allo sviluppo di una Psicologia Culturale. In Italia ha pubblicato "Psicologia Culturale", edito da Carlo Amore Edizioni."

Traduttore: Raffaele Alessandro Panza, studente della Facoltà di Psicologia di Padova, attualmente ricercatore/collaboratore all'University of California, San Diego (UCSD). Nel tempo speso qui ha avuto modo di conoscere e collaborare con il Prof. Michael Cole.


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