Riassunto
La nascita e la diffusione dei test per la misurazione del QI
sono state motivate dalla necessità di costituire misure
valutative delle abilità intellettive che fossero oggettive
e svincolate dai contesti sociali. La progressiva diffusione di
questi strumenti si è storicamente scontrata col pensiero
di studiosi, provenienti da diversi ambiti disciplinari, che hanno
demolito l’illusione di una “mente” sciolta dalla cultura, così
come intesa da coloro che hanno provveduto alla istituzione e
divulgazione dei test d’intelligenza. Dopo aver succintamente
descritto lo scenario nel quale si è realizzata la fondazione
di tali test, verrà proposto un “esperimento mentale”,
al fine di rendere esplicita l’idea che gli stessi costrutti di
“intelligenza” ed “abilità” non potrebbero sussistere se
non al di fuori del contesto culturale nel quale sono generati.
Parole
Chiave
Test d’intelligenza; abilità mentale; cultura; QI; contesti
culturali; teoria socioculturale; interazione; apprendimento culturale.
Abstract
The birth and circulation of IQ tests have been motivated by the
necessity of creating objective modes, context-free, by which
to measure intellectual abilities. Historically the progressive
diffusion of these methods has been contrasted with the thought
of academics, who stemmed from various fields of knowledge. These
authors demolished the illusion of a culture-free “mind”, as intended
by the academicians that have arranged the institution and divulgation
of IQ testing. After briefly describing the layout of the foundation
upon which these tests have been established, it will be proposed
a “thought experiment,” in order to demonstrate that the ideas
of “intelligence” and “ability” cannot exist outside the cultural
context which generates them.
Key
Words
Intelligence testing; mental ability; culture; IQ; cultural contexts;
sociocultural theory; interaction; cultural learning.
Introduzione
Per quasi tutto il tempo che ha visto l’esistenza di test per
la misurazione del QI, ci sono stati psicologi che hanno creduto
nella possibilità di costruire test “liberi dalla cultura”
(Jensen, 1980). Il desiderio di produrre questo genere di test
proveniva direttamente dallo scopo per il quale essi venivano
realizzati: fornire una misurazione dell’abilità intellettiva
che fosse valida, oggettiva e non socialmente distorta. La nostra
società, fondata, sul principio che tutti gli essere umani
sono stati creati uguali, non ha mai vissuto facilmente con l’idea
che al suo interno potessero esistere forme di disparità
così vaste e variegate. E’ sempre costante la ricerca di
una giustificazione logica a tali iniquità e le nostre
tradizioni ci spingono vigorosamente a cercarne le cause all’interno
delle caratteristiche dell’individuo e non all’interno del corpo
sociale. Allo stesso tempo, le persone realizzano come le condizioni
sociali ed economiche, modellando l’esperienza, possano divenire
le cause delle differenze intellettive tra gli individui, come
pure le loro conseguenze. E’ pertanto possibile rinvenire principi
universali nell’esperienza umana e costruire test sulla loro base?
Cosa sarebbe più ideale di un test psicologico che possa
misurare il potenziale intellettivo indipendentemente dall’esperienza
specifica procurata dalle circostanze socioculturali ed economiche?
Un test di questo genere rappresenterebbe lo strumento ideale
per garantire l’identificazione delle capacità intellettive,
anche in presenza di condizioni sociali sfavorevoli. Alcuni psicologi
hanno dichiarato che la realizzazione di questi test non solo
è possibile in linea di principio, ma essi sono già
stati applicati nella pratica (Hernnstein e Murray, 1994).
In questo articolo discuterò come la nozione di “intelligenza
cultura-indipendente” rappresenti una contraddizione in termini.
Inizierò l’esposizione riesaminando il retroterra storico
in cui si sono realizzati gli sforzi per capire la relazione tra
cultura e pensiero, ovvero il terreno che ha rappresentato lo
sfondo accademico nel quale ha avuto origine l’impiego di test
per la misurazione del QI. Dopo aver riassunto succintamente la
strategia sviluppata dai pionieri dei test d’intelligenza, formulerò
un “esperimento mentale” che aiuterà ad esemplificare queste
questioni e fornirò alcune evidenze empiriche ricavate
da una ricerca che ha cercato di approssimare le condizioni di
tale esperimento. Concluderò questo contributo offrendo
alcuni commenti su come ripensare la relazione tra cultura e test
di intelligenza, data l’impossibilità di misurare l’abilità
intellettiva con test svincolati dai patrimoni culturali.
...continua...
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su Autore:
Michael
Cole si è laureato in psicologia all'Università
di California a Los Angeles ed ha conseguito il dottorato sempre
in psicologia presso l'Università dell'Indiana. La sua
carrriera accademica è proseguita nell'Università
di Stanford, nell'Università di Yale, nell'Università
Rockfeller e infine nella Università di California a San
Diego. Il prof. Cole ha saputo unire nel suo lavoro la costruzione
di una robusta teoria della cultura come insieme di processi di
mediazione, che riprende l'approccio della scuola russa ed in
particolare Vygotskji, con la conduzione di studi sul campo che
fanno ormai parte della storia della psicologia. Tra questi ricordiamo
in particolare i lavori degli anni sessanta sulla memoria tra
i bambini Kpelle, una popolazione di coltivatori di riso stanziata
nella Liberia centrale, che portò non solo alla comprensione
del ruolo che le agenzie di socializzazione giocano nella acquisizione
di particolari classi di conoscenza ma anche ad una più
generale chiarificazione delle caratteristiche e dei limiti della
ricerca cross-cultural. Egli è riconosciuto come uno dei
maggior contribuenti allo sviluppo di una Psicologia Culturale.
In Italia ha pubblicato "Psicologia Culturale", edito
da Carlo Amore Edizioni."
Traduttore:
Raffaele Alessandro Panza,
studente della Facoltà di
Psicologia di Padova, attualmente ricercatore/collaboratore all'University
of California, San Diego (UCSD). Nel tempo speso qui ha avuto
modo di conoscere e collaborare con il Prof. Michael Cole.
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