CONCLUSIONI
Nel
nostro studio, ed in accordo con precedenti lavori, paiono essere
principalmente i maschi i soggetti maggiormente coinvolti nel problema
del comportamento deviante. Questi, soprattutto nella fascia dai
17\19 anni seguiti dai 14\16 anni, hanno anche mostrato un marcato
desiderio di interrompere gli studi oppure hanno già attuato
questa scelta. Ciò risulta ancora più evidente in
coloro che hanno frequentato o attualmente frequentano gli Istituti
professionali o tecnici.
Nel sottogruppo di soggetti con moderati o elevati comportamenti
a rischio, è emersa una scarsa stima di sé ed un senso
di incapacità che pare “congelare” le capacità di
risoluzione dei problemi.
Ricordiamo che la scuola pone dinanzi ai giovani sempre delle sfide/problemi
(non solo organizzativi) che devono via via essere superati per
superare ogni quadrimestre ed ogni anno sino al diploma finale.
Il tempo libero dei soggetti a rischio è risultato improntato
ad incontri fuori casa con gli amici in sala giochi o “senza meta”.
Anche ad una rapida rilettura dei dati sin qui evidenziati appare
evidente la necessità per gli operatori di offrire alternative
valide e condivisibili dai giovani alla possibilità di abbandonare
il “sistema scuola” prima del tempo.
La parola chiave in merito a questa problematica dovrebbe essere
“inclusione”.
Non è solo il “rimanere a scuola” ad essere vitale, ma lo
sviluppo di inclusione nel gruppo scuola e nel gruppo classe, con
azioni sinergiche sia nella scuola che a livello extrascolastico
atte a stimolare comportamenti di prosocialità in un clima
stabile di qualitativi rapporti interpersonali.
Il ragazzo che percepisce una esclusione sia dal mondo scolastico
che da quello dei pari in formazione, attuerà condotte “di
compenso”, e non tutte potrebbero rivelarsi salutari o valide.
Un miglioramento delle cosiddette “life skills” [14]
o abilità di gestire gli eventi che faranno parte della vita
del giovane [15]
con un’educazione alla gestione e risoluzione dei problemi stimolando
le competenze relazionali, la critica obiettiva e la progettualita’
individuale dovranno far parte delle materie in classe sin dai primi
anni scolastici.
Curioso notare come in una recente ricerca attuata nel nostro Paese,
sebbene condotta in un ristretto campione (500 soggetti su 3250
contatti) [16]
le competenze umanistiche, e quindi anche quelle di analisi e critica
obiettiva sono all’ultimo posto, rispetto a quelle matematico-scientifico
o tecnico-professionali ritenute valide per ottenere un lavoro.
Sembra quindi logico uno scarso interesse a “coltivare” nel contesto
scolastico competenze ritenute ormai prive di senso dai giovani
ma importanti per “l’adulto che verrà”
Gli anni di transizione fra i gradi scolastici mettono a dura prova
i ragazzi ed è qui che si dovrebbe maggiormente inscrivere
l’interesse degli operatori [17].
Il passaggio dalla scuola media inferiore a quella superiore e dal
terzo al quarto anno di scuola media superiore sono quelli che abbiamo
rilevato più degni di attenzione per il futuro.
I ragazzi che abbandonano sono ragazzi che lamentano una sofferenza,
che abbiamo definito come “sofferenza scolastica”. Essa è
data dal divario tra i ragazzi ed i loro docenti, tra gli studenti
e le loro materie, vale a dire i saperi minimi indispensabili e
le “regole” ed orari della scuola e del mondo degli adulti in genere.
I fattori che ci permettono di connettere, nel campione rilevato,
comportamenti devianti e abbandono scolastico vanno infatti dallo
scarso rendimento o dalla difficoltà di apprendimento\inserimento
sin dai primi anni scolastici alla scarsa se non assente progettualità
nel tempo libero ed individuale unita ad una limitata partecipazione
alle attività svolte all’interno della scuola.
Alcuni precedenti lavori hanno valutato anche le abilità
verbali, riscontrando abilità deboli in soggetti devianti.
Non ci è stato possibile rilevarlo ed è questo uno
dei limiti di questa ricerca dato che questo “minus”, nei soggetti
devianti non consente loro di comunicare correttamente ed inficia
la capacità di esprimere sé stessi.
Si rendono necessari pertanto parametri atti a valutare il particolare
“disagio scolastico” che sottende alla devianza. La scuola non deve
avere paura di avere un voto e deve costruire indicatori, qualitativi
e quantitativi comuni per una lettura rapida e precisa di essi.
E’ importante che tali informazioni vengano diffuse prontamente
alle Istituzioni scolastiche interessate al fine di sviluppare politiche
di prevenzione di recupero degli alunni dispersi.
Appare quindi necessario, come rilevato anche da altri studiosi,
non solo valorizzare e potenziare i cosiddetti ‘fattori protettivi’
all’interno della comunità scolastica, ma creare sinergie
d’intervento fra operatori scolastici e giuridici aumentando la
consapevolezza delle correlazioni del fenomeno [18].
E’ opinione personale di chi scrive che si rende impellente ed essenziale
un attento monitoraggio del sistema formativo, che deve necessariamente
essere contestualizzato anche in ottiche professionalizzanti e responsabilizzanti.
Ciò è possibile attraverso l’istituzione di politiche
orientate a circoscrivere principalmente la dispersione, ma al tempo
stesso,anche a recuperare gli alunni già dispersi. Bullismo,
abuso di alcol e di stupefacenti ed altri comportamenti devianti
sono solo la punta dell’iceberg che nasconde un disagio sociale
meno visibile e che risulta essere terreno fertile per il fenomeno
della dispersione scolastica e della microcriminalità.
E’ vitale quindi motivare e stimolare i nostri giovani, valutando
insieme a loro le cause che spingono a scegliere come “strategia
migliore” quella di allontanarsi per sempre dalla scuola e non farvi
più ritorno.
torna
su
Note:
[14]
Il termine Life Skills si riferisce ad un insieme di abilità
personali e relazionali che servono per governare i rapporti
con il resto del mondo e per affrontare positivamente la vita
quotidiana, si tratta di competenze sociali e relazionali che
permettono ai ragazzi di affrontare in modo efficace le esigenze
della vita quotidiana, rapportandosi con fiducia a se stessi,
agli altri e alla comunità.
[15] Boda
G., Life skill e peer education. Strategie per l'efficacia personale
e collettiva, La Nuova Italia,Milano 2001
Marmocchi P., Dall'Aglio C., Tannini M. Educare le Life Skills
Come promuovere le abilità psicosociali e affettive secondo
l'Organizzazione Mondiale della Sanità, Erickson, Trento
2004
[16] SWG-
Dipartimento Analisi dell’ Opinione Pubblica- Indagine sulla
qualità dell’insegnamento scolastico in Italia. Novembre
2007 [17]
Oh
W, Rubin KH, Bowker JC, Booth-Laforce C, Rose-Krasnor L, Laursen
B. Trajectories of Social Withdrawal from Middle Childhood to
Early Adolescence. J Abnorm Child Psychol. 2008 Jan 10
[18]
Giorgi
R., Vallarlo L. Fallimento scolastico, fallimento sociale: riflessioni
critiche su dispersione scolastica e devianza. Associazione
Italiana di Psicologia Giuridica. Newsletter n° 6 Luglio
- Settembre 2001
Autori:
Emanuel
Mian, psicologo perfezionato in diagnosi e trattamento
dei disturbi del comportamento alimentare. Giudice Onorario
della Corte d'Appello sez. Minori delTribunale di Trieste. Presidente
dell’ Istituto di Ricerca Internazionale sul Disagio e la Salute
nell'Adolescenza (IRIDSA) Responsabile di numerosi progetti
di ricerca e prevenzione sui disturbi del comportamento alimentare,
sull’abbandono scolastico e sull’uso delle nuove tecnologie
nell'apprendimento. Membro di Auxilia Onlus per la tutela dei
soggetti deboli con il protocollo d’'intesa con il Ministero
della Giustizia stipulato con il Dipartimento Giustizia Minorile
e con il Ministero degli Interni stipulato con il Dipartimento
Immigrazione Collaboratore di redazione di SocialNews mensile
di informazione sociale scelto dal Ministero della Giustizia
per diffondere le attività del Dipartimento Giustizia
Minorile.
Massimiliano
Fanni Canelles, dirigente Medico Specializzato in Medicina
Interna e in Nefrologia di ruolo presso l'’unità operativa
di Nefrologia e Dialisi dell’ Azienda Sanitaria n° 4 Medio
Friuli. Presidente del Comitato Italiano Mielina per la ricerca
neurologica e delle malattie demielinizzanti. Direttore della
rivista mensile SocialNews specializzata nelle tematiche sociali
relative all’'infanzia e all'adolescenza, scelta dal Ministero
della Giustizia per diffondere
le attività del Dipartimento Giustizia Minorile Vicepresidente
di Auxilia Onlus per la tutela dei soggetti deboli con il protocollo
d’intesa con il Ministero della Giustizia stipulato con il Dipartimento
Giustizia Minorile e con il Ministero degli Interni stipulato
con il Dipartimento Immigrazione.
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