Il Coordinamento
Regionale Educatori Professionali svolge la propria attività
dal 1992, con la finalità di creare una rete di informazioni
e di confronto sulla professione all’interno dei Servizi per
le Tossicodipendenze e Comunità Pubbliche. Dall’ottobre
2004 entra a far parte dell’Osservatorio Regionale per le Dipendenze
(ORD). E’ questo un passaggio decisamente significativo: all’
interno dell’ ORD il Coordinamento Regionale Educatori ha la
finalità di condividere le esperienze, le conoscenze
e le competenze al fine di realizzare una proposta di linee
di indirizzo relativamente a prevenzione, cura, reinserimento,
mediante modalità educative e di integrazione tra le
diverse figure professionali, da poter utilizzare all’ interno
del sistema regionale delle dipendenze.
Creare pensiero, cultura e innovazione nell’ambito pedagogico-educativo
per le aree specifiche di riferimento è compito arduo,
ed ancor più impegnativo quando si opera per creare integrazione
tra varie figure professionali. Questo ha motivato il Coordinamento
ad organizzare una giornata di formazione rivolta agli educatori
professionali all’interno del Piano di Formazione Triennale
(PFT) 2003-2005 della Regione Veneto.
Il
seminario si è svolto il 24 ottobre 2005 ed ha messo
a confronto educatori professionali che operano da oltre dieci
anni nell’ambito dei Servizi per le Tossicodipendenze e Comunità
Terapeutiche del Veneto sul tema: “EDUCATORI SER.T. E C.T. NEI
DIPARTIMENTI DELLE DIPENDENZE: SPECIFICITA’ E INTEGRAZIONE INTERDISCIPLINARE”.
Sono
stati portati i contributi di professionisti**
con esperienze significative nei due filoni portanti della giornata:
l’ azione educativa e l’ integrazione interdisciplinare.
Nella
relazione “Educazione
professionale non sommatoria ma dialogo di saperi”
il prof. Angelo Lascioli sottolinea come la complessità
dell’essere umano necessiti sempre più di risposte multidisciplinari
e interdisciplinari, di interventi coordinati, di costruzioni
di reti di servizi.
Intervenire in modo interdisciplinare con il soggetto non significa
solo complementarietà metodologica nella diagnosi, nella
prognosi e nella terapia, ma anche unità di fini. Restituire
all’azione educativa la sua dimensione pedagogica è una
delle tante sfide che il prof. Lascioli espone nel suo argomentare.
Nell’intervento
della dott.ssa Chiara Covri “Multiprofessionalità,
integrazione dei saperi e delle competenze, appartenenza al
gruppo di lavoro: risorse e criticità dell’équipe
come gruppo pensante”, si rileva la complessità
del lavoro d’équipe quale base di socializzazione e messa
in comune di: conoscenze, linguaggi, competenze, formazioni
specifiche nel processo diagnostico al fine di una definizione
ed attuazione di piani di trattamento.
Per
l’area della prevenzione, il dott. Valter Drusetta in “Abitare
le relazioni” porta l’interessante contributo
sull’uso del racconto. Si può “raccontare” un’esperienza
senza doverla per forza “vivere”. Per far capire questi passaggi,
propone la pratica di tale metodo mediante il racconto di alcuni
brani e la sperimentazione di un progetto, ripreso dalla propria
esperienza professionale.
Per
l’ area cura e riabilitazione, l’educatrice professionale Alessandra
di Toma, in “Inserimento
lavorativo: possibile strumento di integrazione per gli utenti
e per l’ équipe” evidenzia l’importante
contributo della ricerca-azione vista come approccio con cui
affrontare problemi complessi che si pongono in uno specifico
contesto sociale e/o organizzativo.
Negli interventi socio-educativi tale approccio svolge anche
un lavoro di conoscenza, che non si esprime nel mettere in campo
azioni, ma anche nel rappresentarsi i problemi su cui si vuole
intervenire, conoscere, discutere e fare ipotesi, per riorientare
la direzione.
Infine
l’ educatrice professionale Floriana Tortato in “Koinè:
l’essere accomunati in molteplici saperi, integrare linguaggi
per il cambiamento” tratta del difficile
e delicato argomento della riabilitazione, soffermandosi sulla
metodologia del bilancio di competenze (B.d.C.), intesa come
setting che contribuisce a favorire le quattro funzioni: riflessione,
ricostruzione, analisi e sintesi. Queste funzioni sono dimensioni
chiave che valorizzano la biografia formativo-professionale
della persona. Il B.d.C. è un processo che vede l’esigenza
di collaborazione fra servizi pubblici e privato sociale, per
la costruzione, condivisa con il paziente, di un progetto individuale
di cambiamento che restituisca il diritto di cittadinanza.
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Il Coordinamento è costituito da otto educatori professionali
rappresentativi per la propria provincia di riferimento
delle seguenti Aziende ULSS:
Enzo Storti - Ser.T. Montecchio Maggiore Vicenza - Az. ULSS
5
Albino Ferrarotto - C.T. Diurna Ser.t. Vicenza - Az. ULSS 6
Clorinda Paolin - Ser.T. Conegliano Veneto Treviso - Az. ULSS
7
Mariella Vidal Tagliapietre - Ser.T. Centro Storico Venezia
- Az. ULSS 12
Nicoletta Canton - Ser.T. Padova - Az. ULSS 16
Giovanni Endrizzi - Ser.T. Rovigo - Az. ULSS 18
Grazia Maestrello - Prevenzione Primaria Dipartimento Dipendenze
Verona - Az. ULSS 20
Paola Tomelleri - Ser.t. Bussolengo Verona - Az.ULSS 22 .
** Prof. Angelo
Lascioli, pedagogista e docente Università degli Studi
- Verona,
Dott.ssa Chiara Covri, psicologa Ser.T. Az. Usl - Reggio Emilia,
Dott. Valter Drusetta, educatore professionale Ser. T. Az. Usl
- Mantova e Fondazione Exodus – Verona
Alessandra Di Toma, educatrice professionale Ser.T. Est Az.
Usl - Bologna
Floriana Tortato, educatrice professionale Cooperativa CO.GE.S.
- Mestre Venezia.