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Abstract:
l’autrice descrive la sua esperienza di docente nella scuola primaria,
riportando gli opportuni riferimenti normativi, per mostrare come
sia possibile, ed auspicabile, tutelare e far esercitare ai bambini
i loro diritti nella scuola.
1.
Premessa
Con la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia adottata
dall’ONU a New York il 20 novembre 1989 (conosciuta anche come Convenzione
di New York e ratificata in Italia con L.27 maggio 1991 n.176, a
cui è seguito un decennio proficuo di legislazione a tutela
dell’infanzia) si è affermata una nuova cultura, giuridica
e non, nei confronti dei minori d’età considerandoli non
più passivi destinatari di assistenza ma soggetti attivi,
degni di attenzione e di ascolto. Nonostante questo substrato culturale
non mancano quasi quotidianamente episodi di ignoranza o, peggio,
di violazione dei diritti riconosciuti nella Convenzione. Tra i
soggetti educativi (espressione da preferirsi, secondo alcuni, a
quella di agenzie educative) chiamati a far conoscere diffusamente
i principi e le norme della Convenzione (proprio per renderla più
fruibile esiste una versione semplificata del 1997 curata dall’Associazione
Telefono Azzurro), in modo attivo e adeguato, tanto agli adulti
quanto ai fanciulli e a promuovere la sua effettiva applicazione
(mutuando il contenuto dell’art.42 e dell’inizio dell’art.45 della
Convenzione) vi è sicuramente la scuola.
Per rivitalizzare questo ruolo fondamentale della scuola non è
necessario riformare e contro-riformare continuamente la legislazione
scolastica (anche perché nell’adozione delle leggi riguardanti
i minori, “la considerazione determinante deve essere il superiore
interesse del bambino”, come già recitava l’art.2 della Dichiarazione
dei diritti del bambino del 1959), ma è sufficiente riprendere
la migliore tradizione pedagogica e giuridica.
Questo è quanto ho cercato di realizzare personalmente nell’anno
scolastico 2005/06 allorquando sono stata chiamata ad insegnare
in una classe prima di una scuola primaria di un Istituto Comprensivo
in un piccolo paese della Basilicata occupandomi dell’ambito antropologico,
di tecnologia ed informatica e del laboratorio linguistico - espressivo
pomeridiano.
Ancor prima dell’inizio dell’anno scolastico mi sono posta non solo
come neo-insegnante ma anche come “giurista minorile” (o come una
sorta di garante dell’infanzia, figura di cui tanto si parla ma
che stenta ad affermarsi), data la mia formazione post-universitaria;
per questo ho letto il Piano dell’offerta formativa (P.O.F.) dell’anno
scolastico precedente sulla base del quale ho fissato i cardini
del mio percorso lavorativo, secondo quello che ritengo l’ABC della
vita relazionale in qualsiasi contesto, scolastico ed extrascolastico,
e con qualsiasi soggetto:
Accoglienza
del fanciullo,
Benessere del fanciullo,
Codice della vita (nel senso di rispetto, prima,
e trasmissione, poi, dei principali valori della vita),
Dimensione uomo e cittadino (il principio ispiratore),
Educazione (la modalità).
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Autore:
Margherita Marzario, docente, laureata in giurisprudenza
e perfezionata in legislazione minorile presso l'Università
degli Studi di Bari. Cultrice di diritto minorile ed operatrice
socio-culturale a titolo di volontariato. Attualmente insegnante
di italiano L2 presso il C.T.P.-E.D.A. di Matera. Collabora con
diverse riviste giuridiche on line, tra cui Filodiritto e Diritto&Diritti. |