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Per
ogni essere umano vivere significa costruire, instaurare ponti di
relazioni, all’interno dei quali ciascuno si riconosce come essere
sessuato in rapporto con altri di sesso simile e diverso. Riflettere
intorno a questo tema significa impegnarsi rispetto all’incontro,
alla comunicazione con l’altra e l’altro: "Solo e sola non
esisto. Ho bisogno del mio tu". La relazione, l’incontro, la
comunicazione rivelano identità, similitudini, affinità ma anche
differenze.
"Io
sono, tu esisti": pari e diversi, ma l’identità può omogeneizzare
ed omologare e appianare le diversità e la differenza può mutarsi
in estraneità, ostilità, competitività ed esclusione.
Occorre
diventare "noi" (comunione), pluralità che abbraccia posizioni
diverse ed anche conflittuali. L’Agape biblico, l’amore fraterno
e di genere insegna a finalizzare le differenze per impedir loro
di diventare possesso, prevaricazione, sfruttamento, dipendenza,
violenza, guerra.
L’amore
insegna ad essere propositivi: "Io accolgo la tua differenza
e tu la mia, per amore", lasciandoci penetrare da questa reciprocità,
vivendola come il dono in cui ognuno accoglie l’altro lasciandolo
diverso. "Amo ciò che è in te e resta altro da me" (Luce
Irigaray).
"Crescere,
perciò vivere di relazioni, significa aprirsi ad un rapporto positivo
con la propria realtà fatta di progetti e desideri che passano attraverso
un corpo e si esprimono in un sesso, per riuscire ad amare tutto
questo anche negli altri" sostiene M.C. Jacobelli. Ogni atteggiamento
che ignori le soggettività, mortifichi le dignità e codifichi un
non ascolto, abbozzi spietatamente una negazione e disconferma dell’altro,
calpesta sempre il contributo che ognuno ha, uomo e donna, da offrire
al mondo, alla vita, alla verità ed impoverisca l’intera umanità.
Emerge
una forte coscienza della diversità, della differenza come valore:
il riferimento esplicito è al genio femminile suggerito dalla Mulieris
Dignitatem di Giovanni Paolo II nel 1988.
Una
specificità femminile che non contrasta in nessun modo con l’affermazione
delle pari dignità nei rapporti di genere. La stessa evoluzione
del femminismo colloca la ricerca della parità in un’ottica di tutela
e di salvaguardia e non distruzione della diversità.
La
presenza femminile dentro la società potrebbe maggiormente modificare
le logiche che regolano la politica ed il lavoro, oltre che la cultura
economicistica e utilitaristica corrente.
La
sensibilità femminile può aiutare a percepire in particolare valori
come la dimensione umana della vita, la disponibilità e solidarietà
verso gli altri, la cura ed il farsi carico dei più deboli.
Ne
consegue la necessità della formazione ed educazione alla diversità,
per riconciliare le donne e gli uomini con la propria identità (1).
Dal
femminismo elitario si è passati alla coscienza più allargata e
inquietante, dalla inquieta trasgressione ed autonomia alla scomoda
ricerca /proposta di integrazione della donna in un tessuto di solidarietà
più ampie, di più vasto respiro, anche se spesso conflittuali. Da
questi presupposti scaturisce la richiesta di impegno concreto nelle
istituzioni, il desiderio di introdurre nel macro-sociale le esperienze
vissute dalla donna per secoli nel corso della "s"toria
(con la s minuscola) nel micro-sociale, l’esigenza del confronto
di genere, uomo/ donna sul terreno del quotidiano. Il nucleo centrale
dell’argomentazione è la ricerca di nuova solidarietà, di partecipazione
delle donne alla costruzione della storia e di produzione di cultura.
Nell’attualità
così inquieta e difficile e complessa il contributo femminile appare
una ricchezza forse decisiva per ricostruire un tessuto sociale
smagliato, una società da ritessere nelle sue trame di reciprocità,
di dialogo, di solidarietà.
Note:
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Cfr Rosanna E., Rapporto
uomo/donna. Problemi e prospettive, in Colombo A. (a cura di), Verso
l’educazione della donna oggi, LAS, Roma.
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Autore:
Laureata in Lettere Moderne e
in Filosofia, opera come giornalista pubblicista e formatrice.
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