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STUDI E RIFLESSIONI

 

Figli e genitori: veti e permessi per un amore vero

di Mons. Giuseppe Zenti

 

Se i figli si mettono nella condizione di una dialogo serio e rispettoso, sotto la guida sapiente di un animatore o di una maestro di vita, non temono di riconoscere la validità di certi no. Anche se all'atto pratico tendono a scrollarsi di dosso i no pur motivati dei genitori, confrontandosi con lo stile di permissività di altri genitori, assai più accondiscendenti nei confronti dei propri figli e loro compagni di viaggio.
Se infatti un ragazzo o giovane si trova nella condizione appena descritta, indirettamente si sente in netta minoranza e persino una mosca bianca.
Se infatti quasi tutti i genitori dei propri compagni acconsentono a tutto, alla condizione di evitare fastidi e grattacapi, i pochi votati per educazione ad andare controcorrente potrebbero sentirsi compatiti ed emarginati. Nell'età della facile omologazione, andare controcorrente è di pochi. Di solida personalità in crescita. Forse per questi ed altri motivi, anche genitori bene intenzionati lasciano perdere. Persuasi che la battaglia è perduta in partenza. Tanto più quando il serbatoio della pazienza segna rosso vivo, per stanchezza e per il peso delle preoccupazioni.
Evidentemente, oggi è soprattutto il coraggio che serve ai genitori per dire dei no. Che devono sempre essere motivati, almeno a partire da quando un figlio ha superato la soglia della preadolescenza. Anche perché essi richiedono la pazienza dei tempi prolungati e quell'amore a tutta prova che non desiste di fronte alle prime reazioni scomposte e persino violente di un figlio. Inoltre esigono di essere lungimiranti, investendo gli interventi, pacati e ragionati, sul lungo periodo. E non c'è dubbio che è faticoso star lì, a tu per tu, a spiegare le ragioni del diniego di quello che sembra essere semplicemente un permesso che altri genitori accordano con disinvoltura.
In certi momenti, i figli mettono a dura prova i nervi. Verrebbe la voglia di dare il consenso almeno per levarsi di dosso una seccatura.
I no infatti non pagano subito. Ma sono medicinali. Un po' amari nell'assunzione. Eppure salutari. Certo, occorre saperli dosare e finalizzare ad un di più di crescita qualitativa. Che solo la costanza premia. Magari a distanza di anni.
I figli hanno bisogno vitale di sentirsi dire dei no. Dei no importanti. Di quelli che segnalano confini precisi tra il bene e il male. Di quel bene e di quel male che di fatto è anche il bene e il male del soggetto in causa. Diversamente, la cosa migliore, senza paragone, è che i no verbali siano rarissimi. Solo se necessari.
I no più efficaci sono quelli assimilati in un clima di famiglia che nel suo stesso stile di vita dichiara invalicabili certi confini oltre i quali si scade nel disfacimento dei grandi valori, in un genere di vita libertino e vizioso che contraddice il vivere sociale familiare.
Sono i no che valgono simultaneamente per tutti i membri della famiglia, per i figli e per i genitori. In questo genere di famiglie, che non mancano anche se poco pubblicizzate, i sì hanno la preminenza. Sono i sì del loro amore reciproco che non entra mai nel circuito delle logoranti contrattazioni di permessi e super permessi, ma fa prevalere il buon senso. Dove regna l'amore, che è l'anima dell'educazione e della formazione, non imperano né divieti né ricatti.
Il dialogo, anche serrato, ma sempre rispettoso, è legge indiscutibile. E perciò clima altamente formativo. Sicché i genitori all'occorrenza potranno dire dei no, concordati tra sposi e mai in contraddizione tra di loro, se sono indispensabili; e i figli li accoglieranno, abitualmente convinti, in ogni caso facendo credito di fiducia all'esperienza, sofferta e amorevole, dei genitori. In questo caso il no equivale ad un sì. Il sì dell'amore perché un figlio cresca armoniosamente. Al meglio. Come la potatura per le piante da frutto. Una pianta opportunamente potata assicura frutti squisiti. Anche se occorrono la pazienza e la lungimiranza di saperli attendere. A stagione propizia.

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Autore: Mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona

pubblicato su L’Arena, domenica 27 aprile 2008 pag. 7

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