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i figli si mettono nella condizione di una dialogo serio e rispettoso,
sotto la guida sapiente di un animatore o di una maestro di vita,
non temono di riconoscere la validità di certi no. Anche
se all'atto pratico tendono a scrollarsi di dosso i no pur motivati
dei genitori, confrontandosi con lo stile di permissività
di altri genitori, assai più accondiscendenti nei confronti
dei propri figli e loro compagni di viaggio.
Se infatti un ragazzo o giovane si trova nella condizione appena
descritta, indirettamente si sente in netta minoranza e persino
una mosca bianca.
Se infatti quasi tutti i genitori dei propri compagni acconsentono
a tutto, alla condizione di evitare fastidi e grattacapi, i pochi
votati per educazione ad andare controcorrente potrebbero sentirsi
compatiti ed emarginati. Nell'età della facile omologazione,
andare controcorrente è di pochi. Di solida personalità
in crescita. Forse per questi ed altri motivi, anche genitori
bene intenzionati lasciano perdere. Persuasi che la battaglia
è perduta in partenza. Tanto più quando il serbatoio
della pazienza segna rosso vivo, per stanchezza e per il peso
delle preoccupazioni.
Evidentemente, oggi è soprattutto il coraggio che serve
ai genitori per dire dei no. Che devono sempre essere motivati,
almeno a partire da quando un figlio ha superato la soglia della
preadolescenza. Anche perché essi richiedono la pazienza
dei tempi prolungati e quell'amore a tutta prova che non desiste
di fronte alle prime reazioni scomposte e persino violente di
un figlio. Inoltre esigono di essere lungimiranti, investendo
gli interventi, pacati e ragionati, sul lungo periodo. E non c'è
dubbio che è faticoso star lì, a tu per tu, a spiegare
le ragioni del diniego di quello che sembra essere semplicemente
un permesso che altri genitori accordano con disinvoltura.
In certi momenti, i figli mettono a dura prova i nervi. Verrebbe
la voglia di dare il consenso almeno per levarsi di dosso una
seccatura.
I no infatti non pagano subito. Ma sono medicinali. Un po' amari
nell'assunzione. Eppure salutari. Certo, occorre saperli dosare
e finalizzare ad un di più di crescita qualitativa. Che
solo la costanza premia. Magari a distanza di anni.
I figli hanno bisogno vitale di sentirsi dire dei no. Dei no importanti.
Di quelli che segnalano confini precisi tra il bene e il male.
Di quel bene e di quel male che di fatto è anche il bene
e il male del soggetto in causa. Diversamente, la cosa migliore,
senza paragone, è che i no verbali siano rarissimi. Solo
se necessari.
I no più efficaci sono quelli assimilati in un clima di
famiglia che nel suo stesso stile di vita dichiara invalicabili
certi confini oltre i quali si scade nel disfacimento dei grandi
valori, in un genere di vita libertino e vizioso che contraddice
il vivere sociale familiare.
Sono i no che valgono simultaneamente per tutti i membri della
famiglia, per i figli e per i genitori. In questo genere di famiglie,
che non mancano anche se poco pubblicizzate, i sì hanno
la preminenza. Sono i sì del loro amore reciproco che non
entra mai nel circuito delle logoranti contrattazioni di permessi
e super permessi, ma fa prevalere il buon senso. Dove regna l'amore,
che è l'anima dell'educazione e della formazione, non imperano
né divieti né ricatti.
Il dialogo, anche serrato, ma sempre rispettoso, è legge
indiscutibile. E perciò clima altamente formativo. Sicché
i genitori all'occorrenza potranno dire dei no, concordati tra
sposi e mai in contraddizione tra di loro, se sono indispensabili;
e i figli li accoglieranno, abitualmente convinti, in ogni caso
facendo credito di fiducia all'esperienza, sofferta e amorevole,
dei genitori. In questo caso il no equivale ad un sì. Il
sì dell'amore perché un figlio cresca armoniosamente.
Al meglio. Come la potatura per le piante da frutto. Una pianta
opportunamente potata assicura frutti squisiti. Anche se occorrono
la pazienza e la lungimiranza di saperli attendere. A stagione
propizia.
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Autore:
Mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona
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