HOME

STUDI E RIFLESSIONI

 

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

PENSARE, AGIRE, SENTIRE ovvero GIOCARE:

la differenza tra gioco e sport nelle attività motorie.

(seconda parte)

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

 

di Maurizio Bertollo

Prima parte:

| Gioco e sviluppo emotivo |
| Gioco e sviluppo cognitivo |
| Gioco e sviluppo sociale |
| Le basi biologiche del gioco |
| La dimensione evolutiva del gioco |

Seconda parte:

| Gioco e attività motoria e sportiva |
| Il gioco come motivazione allo sport |
| Differenze tra gioco e sport |
| Le tipologie del gioco motorio-sportivo |

Bibliografia

Soffermandoci sul gioco motorio, che, in questa sede, ci interessa di più, benché non sia l’unica specie di gioco, vediamo che esso impegna completamente i movimenti, la prontezza senso percettiva, le coordinazioni, l’apprezzamento dello spazio e del tempo, della massa e dell’energia. Esso è fine a se stesso e, come lo definisce la Ripamonti, è autotelico.

Proprio qui troviamo la maggiore differenza con lo sport che, proprio in quanto tale, invece, ha un fine esplicito che, a volte si trasforma in vittoria, a volte in record, ma che può ritrovare il piacere del gioco se si situa sul piano della performance.

Il concetto di performance è stato sviluppato proprio dagli psicologi dello sport americani che si rifanno alle teorie psicosociali: in particolare Martens e Singer. In Italia ha trovato un notevole sviluppo nei concetti di apprendimento motorio da parte di due teorici del movimento a noi vicini Bortoli e Robazza. Ragionare in termini di performance significa porre l’attenzione su di sé attraverso la ripetizione, l’imitazione e la trasposizione simbolica dei movimenti fino a costruire le regole delle discipline sportive per dominarle ed interiorizzarle. Significa saper utilizzare i feedback dell’ambiente anziché crogiolarsi sui risultati.

Il discorso del gioco competitivo si riallaccia da una parte alla concezione costruttiva della persona e dall’altra nuovamente agli aspetti psicosociali a cui abbiamo fatto cenno prima, in quanto l’attribuzione delle cause di successo ed insuccesso trovano qui le loro prime basi. Allo stesso modo se male interpretati possono portare a situazioni di Nikefobia o di demotivazione (Luciani et al. 98).

Più il bambino diventa grande, più il rafforzamento dell’autostima dipende dalla riuscita in situazioni di competizione, dove la competizione socializzata diventa il prevalere sull’altro ma preceduto dal miglioramento della propria performance. In questo caso il miglioramento del numero dei palleggi a calcio agisce su questo piano.

Non c’è da stupirsi che anche negli sport dove l’obiettivo dell’adulto è prevalere sull’altro (come avviene nel calcio), per il bambino c’è il prevalere su di sé per sviluppare il proprio io. Significa leggere la partita di calcio non con gli occhi dell’adulto bensì con quelli del bambino.

Del resto, "competizione" deriva dal latino competere così come il termine competenza (cioè lo sviluppo delle abilità fino a saperle utilizzare anche in ambienti nuovi) che significa tra le altre cose "cercare di ottenere insieme con qualcuno".

Con una letture di questo tipo vediamo che cooperazione e competizione non sono più degli opposti. Il calcio se vissuto ed agito secondo gli schemi del bambino è un gioco altamente educativo: purtroppo troppi lo sentono come proprio e ai bambini resta un gioco mediato dall’adulto.

torna indietro

Abbiamo detto che lo sport nasce come un gioco caratterizzato dalla presenza di finalità agonistiche. In tal senso, allora, il gioco diventa una motivazione primaria allo sport.

Vale la pena a questo punto citare l’italiano che ha fondato nel mondo la psicologia dello sport il prof. Antonelli. Parlando di gioco e sport egli fa un simpatico paragone col sesso e la sessualità. Ogni esser umano nasce con un determinato sesso: maschile o femminile. La sessualità viene dopo il sesso e si sviluppa in varie fasi. Da comportamenti che distinguono il bambino dalla bambina, c’è poi la differenziazione fisiologica, in seguito c’è l’oggetto d’amore nella fase di innamoramento, infine c’è il partner.

torna indietro

Tra gioco e sport c’è una cosa simile: all’inizio c’è il gioco, poi viene lo sport (gioco + agonismo) sia di tipo cooperativo che competitivo. "Io faccio meglio di te"; "Insieme possiamo fare di più"; "Insieme possiamo batterli". Poi c’è la prova di tutti gli sport l’innamoramento per il calcio per lo sci ecc., quindi la scelta sportiva fino alla fase della specializzazione di alto livello.

Proprio per questo motivo lo sport vero, competitivo, impegnato, "agonistico" non è da tutti, proprio perché non è più gioco, ed allora ci deve essere una scelta ben precisa, una scelta di campo, che deve essere esplicitata da un punto di vista educativo.

Bisogna sapere quali sono gli scopi, esplicitarli, in modo da poter fare un contratto formativo chiaro tra agenzia educativa e cliente.

La lingua inglese ci corre in soccorso proprio per chiarire meglio la differenza tra gioco e sport: in modo improprio sentiamo talvolta dire "I play football" e questo continua a creare una profonda confusione. Il contratto educativo si lega su un falsità in quanto in inglese c’è una profonda differenza tra TO PLAY e GAME. Oggi i giochi olimpici sono game e non play; il game è il gioco strutturato, play è il giocherellare fine a se stesso. Il game è la partita, di solito competitiva, caratterizzata da regole consensualmente accettate e spesso imposte dall’esterno.

A questo proposito è significativa la risposta di un bambino di 8 anni che, qualche anno fa alla mia proposta di intraprendere una attività di Pentathlon Moderno, disciplina sportiva per lui sconosciuta, mi ha risposto con una domanda: "E’ un gioco per giocare o un gioco per vincere?" interpretando così a modo suo la differenza tra gioco e sport in modo abbastanza evidente.

torna indietro

A questo proposito Caillois suddivideva le tipologie del gioco sportivo-motorio in quattro categorie:

Agone: categoria in cui rientra anche il gioco del calcio insieme alla lotta ed altri giochi basati sulla sfida;

Alea: giochi basati in parte sulle leggi del caso (pesca caccia vela);

Mimesi: cambiamento di ruolo e imitazione (palio storico, giochi carnevaleschi);

Ilix: giochi di vertigine ed equilibrio (pattinaggio, arrampicata sportiva).

Sono molte comunque le classificazioni dei giochi basate sulle più disparate categorie a partire da Gross Fino a Lowenfeld. In questa sede vorrei ricordare la classificazione proposta da Sotgiu e Pellegrini, perché ci può essere utile per capire cosa si intende per gioco-sport nell’ambito del CONI.

Rispetto alle funzioni cognitive:

  • giochi percettivo motori;
  • giochi di scoperta e di esplorazione;
  • giochi di risoluzione dei problemi;
  • giochi di comprensione di regole;
  • giochi di strategia, di territorio…; ecc.

Rispetto alle funzioni motorie:

  • giochi di attivazione degli schemi motori e posturali;
  • giochi di combinazione di schemi;
  • giochi di coordinazione grezza;
  • giochi di coordinazione fine;
  • giochi di coordinazione dinamica;
  • giochi di dominio del corpo
  • giochi di dominio degli oggetti; ecc.

Rispetto alle funzioni emotivo affettive:

  • Giochi di coraggio;
  • giochi di decisione;
  • giochi di eliminazione;
  • giochi di finte;
  • giochi di opposizione; ecc.

Rispetto alle funzioni sociali:

  • giochi individuali e collettivi;
  • giochi senza ruoli;
  • giochi con ruoli;
  • giochi di gruppo,
  • giochi di squadra;
  • giochi di collaborazione;
  • giochi di cooperazione;
  • giochi con arbitraggio; ecc.

Da un punto di vista pedagogico ci si può rifare, invece, alla suddivisione presente in Educazione motoria di base edito dalla IEI:

  • Giochi in libertà
  • Giochi simbolici
  • Giochi imitativi
  • Giochi con regole
  • Giochi di avviamento allo sport

Come emerge dall’ultima classificazione, gli stessi teorici del CONI affermano che l’avviamento ai giochi sportivi deve contenere, considerare e valorizzare, in un continuum coerente, il gioco libero, quello simbolico, quello imitativo, quello con regole e quello di movimento (Sotgiu 89).

La zona di sviluppo potenziale, sulla quale dobbiamo operare soprattutto fra gli 8 e gli 11 anni, è lo scarto fra gli apprendimenti spontanei e gli apprendimenti guidati.

Considerando il tipo di attività ludica ed il tipo di apprendimento principalmente attivato possiamo ragionare secondo la seguente tabella di correlazione:

Forma di attività ludica

Tipo di apprendimento

Giochi liberi

Prove ed errori

Giochi simbolici

Intuizione

Giochi di imitazione

Imitazione

Giochi di regole

Comprensione

Giochi di movimento

Condizionamento

In questa suddivisione concettuale tra sport e gioco, che cosa è allora il gioco-sport se non una modalità di gioco competitivo, in cui il fine non è il risultato bensì la performance e la sperimentazione del mio io verso l'ambiente?

Attenzione quindi a non snaturare questa attività delle sue peculiarità evolutive, in particolare nella delicata fase di mini-sport che va dai 5 agli 8 anni.

Sarebbe meglio parlare più semplicemente di gioco libero fino agli 8 anni, di gioco di regole fino agli 11-12 anni, e di sport inteso in senso lato dopo i 12; in questo modo eviteremmo confusioni educative pericolose tra gioco e sport.

torna indietro

 

copyright © Educare.it - Anno II, Numero 3, Febbraio 2002


Educare.it - Rivista on line - Registrazione n. 1418 Tribunale di Verona del 21.11.2000