HOME

STUDI E RIFLESSIONI

 

 

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

IL DISEGNO INFANTILE COME PARADIGMA DI SVILUPPO

seconda parte

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

di Elisabetta Galuppi

prima parte

bibliografia

 

Disegno, narrazione e dimensione evolutiva

Le possibilità realizzative e risolutive dei poteri fantastici trovano una significativa applicazione in uno dei primi e più coinvolgenti conflitti a cui il bambino deve far fronte: il complesso edipico.

Secondo le mie ormai numerose esperienze, i genitori hanno la parte principale nella vita psichica infantile di tutti i futuri psiconevrotici: amore per l’uno, odio per l’altro dei genitori, fanno parte di quella riserva inalienabile di impulsi psichici che si forma in quel periodo ed è così significativa per la semiologia della futura nevrosi. Non credo però che gli psiconevrotici si differenzino molto a questo riguardo da altri uomini che rimangono normali, nel senso che riescono a creare qualche cosa di assolutamente nuovo e loro peculiare. E’ molto più probabile, ed è comprovato da osservazioni casuali in bambini normali, che anche in questi sentimenti di amore e odio verso i genitori essi ci facciano distinguere più chiaramente, per semplice ingrandimento, ciò che accade in modo meno chiaro e meno intenso nella psiche della maggior parte dei bambini. A sostegno di questa conoscenza, l’antichità ci ha tramandato un materiale leggendario, la cui incisività profonda e universale riesce comprensibile soltanto ammettendo un’analoga validità generale delle premesse anzidette, tratte dalla psicologia infantile. Intendo la leggenda del re Edipo e l’omonimo dramma di Sofocle” (S. Freud, 1972, p. 247).

Edipo, figlio di Laio re di Tebe e di Giocasta, viene abbandonato lattante perché un oracolo ha predetto al padre che il figlio che sta per nascergli sarà il suo assassino. Edipo viene salvato e cresce come re in una corte straniera, sinchè, incerto della propria origine, interroga egli stesso l’oracolo e ne ottiene il consiglio di stare lontano dalla patria, perché facendovi ritorno sarebbe costretto a divenire l’assassino di suo padre e lo sposo di sua madre. Sulla strada che lo porta lontano dalla presunta patria, incontra il re Laio e lo uccide nel corso di una repentina lite. Giunge poi davanti a Tebe, dove risolve gli enigmi della Sfinge che sbarra la via; per ringraziamento i tebani lo eleggono re e gli offrono in dono la mano di Giocasta. Per lungo tempo regna pacifico e onorato, genera con la madre a lui sconosciuta due figli e due figlie, finchè scoppia una pestilenza che induce ancora una volta i tebani a consultare l’oracolo. Qui comincia la tragedia di Sofocle. I messi portano il responso che la pestilenza avrà fine quando l’uccisore di Laio sarà espulso dal paese. Ma dove si trova costui? Ora, l’azione della tragedia non consiste in altro che nella rivelazione gradualmente approfondita e ritardata ad arte –paragonabile al lavoro di una psicoanalisi- che Edipo stesso è l’assassino di Laio, ma anche il figlio dell’assassinato e di Giocasta. Travolto dalla mostruosità dei fatti commessi inconsapevolmente, Edipo si acceca e abbandona la patria. La sentenza dell’oracolo è compiuta” (S.Freud, 1899, p.247-248).

Così Freud si esprime per la prima volta nel Cap. 5 dell’Interpretazione dei sogni proponendo una tesi che rimarrà fondamentale in tutte le sue successive teorizzazioni e che trova la propria rappresentazione nell’utilizzo della tragedia quale espressione congiunta della realizzazione del desiderio (uccidere il padre per sposare la madre) accanto al suo totale e assoluto declino (la punizione con la cecità e la morte).
Indipendentemente dal differente esito conclusivo, per il sesso maschile e per quello femminile, in una compresenza di complicità emotive ed affettive, l’intensità dei legami edipici sopravvivrà nel mondo dell’immaginario e diverrà elemento fondante delle relazioni interpersonali successive.
Al di là delle caratteristiche del conflitto e della sua ingente partecipazione nello svolgersi dell’evoluzione pulsionale, l’Edipo, secondo Freud, diventa il modello di riferimento per il costituirsi dei rapporti sociali, per la strutturazione della personalità e, non ultimo, per l’orientamento del desiderio.

La storia che vorrei proporvi come esempio di lettura interpretativa della correlazione disegno-narrazione è il racconto di un incontro nell’Angolo della Fantasia [4]. Un incontro che ha permesso l’ascolto di realtà e pensieri fantastici in cui le tematiche edipiche hanno trovato l’occasione di potersi esprimere.


Storie di fantasmi e vampiri

Aspetto adulto, grande serietà d’immagine, educata disponibilità a scoprire l’attività del Laboratorio di narrazione del fantastico insieme ai compagni, Eugenio, accetta con un battito di ciglia di fare un disegno e poi raccontarlo.
Di seguito verranno riportati i dialoghi e i disegni raccolti al termine dell’incontro [5].

Prima storia, rif.disegno n.1

Eugenio, 5 anni disegno n.1


(C’era una volta nel tuo disegno…)
E’ un giorno di sole, ci sono tre fantasmi e stanno andando in giro a far spaventare le persone.

(E ci riescono?)
Si!. Le persone non ci sono (nel disegno) perché non ho avuto spazio. Adesso le disegno qui.

(Sono spaventate?)
Non sono spaventate perché i fantasmi stanno girando e non le hanno ancora viste. Ci sono quattro persone e tre fantasmi. I fantasmi vanno vicino alle quattro persone e le persone dicono: “Ma chi è?”. Le persone sentono che c’è qualcuno ma non le possono vedere (i fantasmi) e vanno via. I fantasmi le seguono e dicono: “Forse si spaventano e vanno via”. Le persone non sono proprio sicure che fossero fantasmi veri, pensavano che fossero finti e poi queste persone dicono: “E’ meglio che stiamo fermi. Ma questi fantasmi mi fanno….

(Queste persone che hai disegnato le conosci?)
Si, sono: nonno, nonna, mamma e papà. Io e Anna non ci siamo perché non c’è troppo spazio…..ho disegnato delle goccioline. Scatta la pioggia. I fantasmi sono aria e quindi non si bagnano. I fantasmi continuano a spaventarli e però poi….

(Come finisce questa storia?)
Finisce che le quattro persone si svegliano perché era solo un sogno.

(Eugenio, invitato a tornare in classe insieme ai compagni, preferisce restare perché “non ha ancora finito”): Non ho ancora finito, poi devo inventare le storie.

(Le storie si inventano?)
E si!. Lasciami il tempo.


(Ma non ti stanchi a stare qui così tanto?)
NO, NO!. Così sento tutte le storie degli altri e magari me ne spicca una in mente in classe.


Seconda storia, rif.disegno n.2

Eugenio, 5 anni disegno n.2


(C’era una volta nel tuo disegno…)
Questa è una colonna che divide i due vampiri: Dracula (figura di sinistra), maschio e Onilia (figura di destra) femmina, e stanno andando a cacciare le prede. Onilia caccia una preda e le succhia il sangue…io so queste cose! E la fa diventare un vampiro. E poi anche Dracula.

(Ma tu come fai a sapere queste cose? Si può dire?)
Me le ha dette la P…

(E ci si può fidare della P…?)
Si!. E’ la mia babysitter.
Poi tornano a casa nelle loro stanze però nelle loro stanze non ci sono luci e non ci sono specchi. Io lo so!. Ai vampiri coloro le goccioline……Dracula caccia una preda donna, Onilia una preda uomo. Poi vanno a fare l’orto dove si coltiva.

(Che cosa coltivano i vampiri?)
Pomodori!. Solo pomodori. Non si coltiva: aglio, cipolla…perché quelli lì non piacciono. Poi arriva un uomo che ci ha un po’ di cipolla che poi…

(Lo conosci l’uomo?)
Si! E’ un cacciatore di vampiri che uccide Dracula e il suo aiutante. Poi va a cercare Onilia che le lancia un fulmine e poi lui la uccide. Onilia si polverizza. Poi la uccide con una pistola laser. E la storia è finita.

(Eugenio avrebbe continuato ma la mancanza di tempo, visualizzata di comune accordo, con l’ultimo spazio disponibile sul foglio su cui scrivevo le storie che venivano narrate, ha risolto velocemente la situazione e la trama del racconto con un finale deciso e sintetico: E la storia è finita!).


L’incontro di pensieri, fantasie, immagini e parole ha dato visibilità a correlazioni e osservazioni commentate insieme alle educatrici al fine di delineare un possibile percorso di lettura delle espressioni dei bambini (grafiche, narrative e immaginative) in relazione alle dinamiche evolutive che ne caratterizzano l’iter di sviluppo (in questo caso al periodo 3-5 anni e alle dinamiche edipiche).

Note:

[4] L’Angolo della fantasia è uno spazio dedicato al laboratorio di narrazione del fantastico allestito, nel caso in questione, nella Sc. dell’Infanzia frequentata dal piccolo autore.
[5] Nella sequenza di domande e risposte le frasi tra parentesi indicano l’intervento adulto, le altre, sono le narrazioni del bambino.

Bibliografia

Canestrari R., Psicologia generale e dello sviluppo, Bologna, CLUEB, 1984.
Freud S. (1899), L’interpretazione dei sogni, trad. it., Boringhieri, Torino, 1981.
Laplanche J., Pontalis J. (1967), Enciclopedia della psicoanalisi, trad.it. Universale Laterza, 1973. Lumbelli L., Comunicazione della Pedagogia Verbale, Milano, Franco Angeli, 1994.

indietro

 

copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 12, Novembre 2004


Educare.it - Rivista on line - Registrazione n. 1418 Tribunale di Verona del 21.11.2000