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STUDI E RIFLESSIONI

 

 

Il fumetto come strumento psicopedagogico
sesta parte

 

di Fabio Pinciroli e Alessandro Reati

 

6. I Centri d'Aggregazione Giovanile

Da alcuni decenni i Centri di Aggregazione Giovanile si collocano all’interno dei servizi di prevenzione primaria al disagio sociale. Si rivolgono a preadolescenti, adolescenti e giovani ed operano in stretta sinergia con la realtà della zona in cui sorgono, offrendo un punto di ritrovo strutturato a quei ragazzi che, sebbene non abbiano ancora sviluppato comportamenti devianti conclamati, presentano difficoltà d’integrazione nelle reti sociali del proprio quartiere o del proprio paese.
Alla base di questa difficoltà è stata più volte riscontrato, semplificando, una scarsa consapevolezza del contesto di cui si è parte, sia da parte dei giovani nei confronti degli adulti e delle istituzioni, sia viceversa.
Attraverso il fumetto è possibile ricostruire la storia del quartiere, andando a scoprire gli aspetti della quotidianità (parrocchia, punti di ritrovo, bar, sala giochi…) e facendone un’analisi che nel passaggio dalla concettualizzazione alla realizzazione a fumetti, subisce un processo di razionalizzazione.
Questo lavoro permetterebbe agli adolescenti di comprendere più da vicino le problematiche del proprio quartiere (delinquenza, droga, prostituzione, criminalità) e, una volta realizzato, potrebbe essere portato all’esterno del C.A.G. per far comprendere al territorio sia le potenzialità espressive dei giovani, sia la loro capacità di concettualizzazione ed analisi.

I Centri Psico Sociali
Alcuni Centri Psico Sociali (C.P.S.) dell’area milanese, già da qualche tempo utilizzano il fumetto “senza sonoro”. A delle strisce a fumetti viene cancellato lo scritto nelle nuvolette e si propone ai pazienti di ricostruire il dialogo basandosi sulle espressioni e sui fatti.
Si tratta quindi di dare una corretta interpretazione degli stati umorali dei protagonisti del fumetto, che per i pazienti affetti da psicosi è spesso difficoltoso.
Si ha quindi un mezzo per la verbalizzazione degli stati d’animo ma anche e soprattutto un canale d’espressione per le produzioni deliranti che, uscendo allo scoperto, possono essere accolte e gestite. (Fig. 9: un esempio di fumetto utilizzato).


Fig. 9

Autori: Fabio Pinciroli è Educatore Professionale coordinatore a Milano. Alessandro Reati, educatore professionale, psicologo, docente presso l’Università degli Studi di Milano e la libera Università di Bolzano

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copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 3, Febbraio 2006


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