I
mass media, ed in particolare la TV, hanno rivoluzionato il rapporto
che le persone avevano con la trasmissione culturale, permettendo
una più larga diffusione e circolazione delle conoscenze
nei più disparati campi ed a diversi livelli di approfondimento.
Da
numerose ricerche emerge che, in Italia, i bambini in età
prescolare guardano la televisione in media due ore e mezza al
giorno, con punte fino a cinque ore (1). Il dato è particolarmente
significativo se si considera che l'esposizione al video è
prevalentemente solitaria ed assorbe più tempo di quanto
non si dedichi al gioco ed allo studio.
Secondo
un rapporto dell'American Psychological Association, a dieci anni
di età, in media ogni bambino americano ha già visto
in TV centomila ore di violenza, con conseguenze verosimilmente
drammatiche nel processo formativo e di costruzione della personalità.
Il
piccolo utente infatti può arrivare a confondere la violenza
vera con quella fittizia, identificarsi in personaggi violenti
e considerare l'aggressività come il modo migliore per
reagire alle situazioni difficili (2); può trovarsi davanti
a messaggi che, anziché rafforzare i valori, ampliare la
conoscenza e sviluppare le capacità critiche, possono incrementare
atteggiamenti distruttivi per se stesso e per gli altri (3).
Allo
stesso modo, tuttavia, la TV può favorire la crescita e
l'educazione, può informare e persino formare. Basti pensare
al telegiornale per i ragazzi, alle trasmissioni (pure come cartoni
animati) che trattano temi di storia o di geografia, ad alcuni
programmi come "L'Albero Azzurro" che si propongono obiettivi
cognitiva, logici e linguistici.
La
valenza positiva o negativa della televisione nella crescita dei
bambini dipende dunque dalla qualità e dai contenuti delle
trasmissioni cui vengono esposti, oltre che dal tempo che trascorrono
davanti al video.
La
TV in famiglia
Vi
è un ulteriore aspetto, ben descritto da Calvani e Bondioli:
gli effetti dei media nella crescita di una persona non dipende
tanto dal medium ma piuttosto dallo specifico contesto
di applicazione. E' all'interno di quest'ultimo che si definiscono
le potenzialità ed i possibili effetti negativi; in altre
parole se la televisione ha effetti passivizzanti, ciò
accade perché è passivizzante il contesto d'uso
prevalente (4).
Prendiamo in considerazione le
nostre famiglie; spesso si vive una vita frenetica: i genitori
devono rispettare gli orari di lavoro, conciliare gli orari dei
figli, legati alla scuola e alle sempre più numerose attività
extrascolastiche, cercare di trovare qualche spazio per se stessi.
Nella maggior parte dei casi i membri della famiglia si trovano
riuniti per cena e in compagnia della televisione; papà
e mamme, stanchi della lunga giornata lavorativa, hanno il desiderio
di rilassarsi, di ascoltare le notizie del giorno al telegiornale
o vedere un programma di "evasione"; i figli però pretendono
di vedere programmi adatti a loro, cosicché spesso, per
ovviare al problema, in una casa ci sono più apparecchi
televisivi in stanze diverse.
Sul piano educativo l'esito più
grave di questa organizzazione riguarda la diminuzione di momenti
dedicati alla comunicazione ed all'ascolto, allo scambio di opinioni
e di idee, alla presentazione dei problemi personali.
Lesile Bennet, Lastrengo e Testa
(5) Suggeriscono alcune regole:
- Non
accendere la TV durante i pasti
- Non
permettere ai bambini di disporre di TV nelle camere da letto
- Non
lasciare che i bambini svolgano i compiti davanti alla TV
accesa
- Stabilire
limiti di tempo per guardare la TV
- Discutere
insieme la scelta dei programmi
- Guardare
la TV insieme
- Organizzare
ai ragazzi attività alternative alle quali dedicarsi
insieme
- Fare
in modo che non vedano programmi terrorizzanti.
Risulta
inoltre importante non considerare la visione dei cartoni animati
o di programmi diseducativi, che tuttavia piacciono a molti bambini,
come "un premio" dicendo ad esempio "se fai il bravo, se
fai i compiti puoi vedere i cartoni", poiché potrà
solo aumentare nel bambino il valore attribuito a quei programmi
e il desiderio di vederli anziché dedicarsi ad altre attività
più costruttive.
L'educazione
all'immagine nella scuola
Nella
cultura e nella società contemporanea il linguaggio delle
immagini riveste un ruolo estremamente importante, influisce sul
pensiero e condiziona il modo di conoscere la realtà.
Una
ricerca di Ferracin e Porcelli (6) tra i preadolescenti di 10-14
anni, ad esempio, ha messo in evidenza quanto sia prevalente,
nel processo di costruzione dell'identità, l'assimilazione
dei modelli sociali veicolati dai mass media in generale e dalla
tv in particolare.
Ma
come trasformare dunque un passivo spettatore di pubblicità,
telefilm e cartoni in uno spettatore attivo capace di leggere
e valutare qualsiasi prodotto filmico?
Nella
scuola questo compito spetta in modo specifico all'educazione
all'immagine ed ai progetti ad essa riferiti.
Se
nella scuola elementare vi è una ricerca ed una attenzione
su questi temi, la scuola secondaria sembra molto meno impegnata.
Eppure con l'età aumentano situazioni e contesti in cui
serve spirito critico e ponderazione: durante l'adolescenza c'è
infatti maggior bisogno d'identificazione, conoscenza di se stessi
e lettura critica della realtà.
Secondo
Trisciuzzi e Ulivieri, un progetto che intenda sviluppare capacità
di controllo della comunicazione audiovisiva può essere
concentrato attorno a tre unità essenziali:
- lo
studio del rapporto tra pubblico e televisione (con l'obiettivo
di oggettivare e storicizzare il rapporto che i giovani e
le famiglie hanno con la Tv)
- l'introduzione
agli elementi essenziali del linguaggio televisivo (per mettere
in condizione i ragazzi di percepire e qualificare il rapporto
tra realtà e rappresentazione della realtà nel
linguaggio televisivo)
- l'analisi
della comunicazione televisiva (con lo scopo di imparare a
leggere un prodotto televisivo, riconoscere la logica con
cui sono organizzati gli elementi e interpretarne i significati).
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