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La depressione
è stata definita come il "male oscuro" del nostro secolo.
Su di essa si sono spese grandi pagine di letteratura e studi
scientifici, sono state sperimentate terapie farmacologiche e
psicologiche. Propriamente definita come "caduta del tono dell'umore",
da pochissimi anni la depressione è studiata nei bambini,
tra i quali sembra essere in preoccupante aumento. E’ questo fatto
che ci spinge ad affrontare un tema che non rientra propriamente
nell’ambito psicopedagogico.
In
questo articolo cercheremo di presentare alcune tra le manifestazioni
depressive più tipiche nell’età infantile, considerando
soprattutto le forme più "nascoste", tanto varie e diffuse.
In ciò faremo riferimento agli studi pionieristici di Renato
Cocchi, neuropsichiatra marchigiano, membro del Consiglio Direttivo
dell’Associazione Internazionale per lo Studio Scientifico dei
Disturbi Cognitivi (cfr. www.stress-cocchi.net).
Dunque,
come si manifesta la depressione in un bambino? Innanzitutto il
dr. Cocchi suggerisce di distinguere i sintomi "difettuali" (qualcosa
non "funziona" a sufficienza) dai sintomi di "compenso", i quali
sono la risposta, spesso eccessiva, dell’organismo nello sforzo
di ristabilire un equilibrio. L’alterazione principale che starebbe
all’origine delle depressioni infantili sarebbe infatti di tipo
neurochimico, soprattutto a carico di un neurotrasmettitore molto
importante definito GABA (acido gama-aminobutirico).
Si
parla di depressioni infantili al plurale perché i sintomi
sono multiformi e possono manifestarsi diversamente a seconda
dell'età, della gravità della malattia e dei compensi
posti in atto. In ogni caso comprendono sempre sintomi somatici
e psichici, con un aumento di quest’ultimi man mano che ci si
avvicina all'età adolescenziale.
Ecco
che, tra il secondo anno e l'ingresso nella scuola elementare,
i disturbi del sonno, lo scarso appetito o una scelta alimentare
ridotta, il pianto facile, la tristezza, l’isolamento, il gioco
solitario o con pochissimi compagni, l’astenia (stanchezza fisica
e muscolare) possono essere sintomi difettuali di depressione.
Di converso la voracità (in particolare per i dolciumi),
la preferenza alimentare per il brodo di carne possono essere
sintomi di compenso. I dolci infatti stimolano la produzione di
GABA ed il brodo contiene glutammina e/o glutammato che sono pure
precursori dell’acido gama-aminobutirico. Anche la ricerca attiva
di caffè o alcolici (birra, vino) possono essere tentativi
di compenso neurochimico in quanto si tratta di bevande
psicostimolanti.
Altri bambini cercano di compensare la propria depressione sul
versante psichico con una dipendenza accentuata dalla figura materna,
mettendosi sempre al centro dell'attenzione o scegliendo compagni
più giovani per il gioco. Con i più piccoli, infatti,
il livello delle proprie capacità diventa adeguato e spesso
il bambino depresso, essendo il più grande, riesce ad imporsi
come "capo" del gruppetto. Altri sintomi di compenso possono apparire
sul versante somatico come dondolii, d’iperattività o con
forme infantili di masturbazione.
L'ingresso
nella scuola elementare, di per se stesso, può smascherare
una depressività di fondo in bambini che fino a quel momento
erano stati in una situazione, almeno apparente, di benessere.
Tra
i 6 e gli 11-12 anni, oltre ai sintomi difettuali precedentemente
descritti, possono comparire mal di testa frequenti (cefalee frontali
o nucali), una certa inibizione emotiva, permalosità, linguaggio
puerile, goffaggine motoria, difficoltà di attenzione,
concentrazione, memoria, ideazione. I bambini possono cercare
di compensare lo squilibrio anche con nuove modalità comportamentali,
come la ricerca di situazioni di rischio, tendendo all'ordine
ed alla meticolosità, ponendosi sempre al centro dell’attenzione
oppure attraverso la dipendenza dalla figura materna o da un sostituto
quale può essere la maestra nella scuola elementare.
Cause e decorsi
Secondo
questa impostazione, la malattia depressiva sembrerebbe dunque
consistere in un disordine neuropsichico che coinvolge l'intero
organismo nelle sue componenti neurovegetativa, motoria, intellettiva,
oltre che affettiva.
Le
cause della depressione infantile andrebbero ricercate in agenti
fisici, chimici, infettivi (specie virali) o psicologici che abbiano
agito in un periodo critico, alterando il normale equilibrio dell’organismo.
Questo
tipo di lettura modifica completamente i rapporti di causalità
tradizionalmente attribuiti alla depressione: innanzitutto perché
privilegia ampiamente fattori che non sono psicologici; in secondo
luogo perché quelle che spesso sono state individuate come
cause psicologiche del disturbo infantile (ad es. l’alterata relazione
madre-bambino) ad un esame più approfondito, si mostrano
per lo più come conseguenze.
Con
ciò, precisa il dr. Cocchi, non si afferma che i disturbi
depressivi dell'infanzia non possano avere un’origine solo psicologica,
per lo più materna. Essi sono però molto più
rari di quanto abitualmente si ritiene.
Relativamente
all’evoluzione delle depressioni infantili le conoscenze sono
in corso di radicale cambiamento.
Ad
esempio, non è chiaro se l'organismo sia in grado di superare
completamente, con le sole sue forze, qualsiasi depressione. Di
certo alcuni sintomi, spesso i più appariscenti, possono
modificarsi, ridursi o scomparire. Ad un'indagine accurata, ci
si accorge però che un certo numero di altri sintomi è
rimasto sullo sfondo. A questo fine gioca un ruolo l'apprendimento
inconscio di meccanismi sostitutivi, alcuni dei quali però
possono diventare una componente essenziale per la strutturazione
della personalità adulta. Si pensi a quelli che agiscono
sull'adrenalina e noradrenalina come aggressività, masturbazione
neurotica, ricerca di situazioni di rischio, ecc.
In
genere la prognosi sarà tanto peggiore quanto più
grave è la depressione, quanto meno l'organismo è
stato in grado di mettere in atto meccanismi di compenso, quanto
maggiore è la componente biologica implicata, quanto prima
la depressione si è manifestata e quanto più si
è mantenuta nel tempo. |