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STUDI E RIFLESSIONI

 

 

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IL LEGAME PRIMARIO
In apparenza un racconto ascoltato molte volte ma in realtà... Un'esperienza di vita tutt'altro che perduta
QUINTa parte

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di Denise Bucalossi

 

5. I DISTURBI DELL'ATTACCAMENTO

La teoria dell’attaccamento è stata utilizzata non solo per spiegare lo sviluppo della personalità, ma anche le manifestazioni di alcune psicopatologie.

5.1 Il disturbo reattivo dell’attaccamento dell’infanzia e della prima fanciullezza
I disturbi dell’attaccamento fecero la loro prima apparizione nelle nosologie ufficiali nel 1980, nel DSM-III. A quel tempo, il disturbo reattivo dell’attaccamento era considerato un fallimento evolutivo. Tra i requisiti richiesti per la diagnosi, c’era quello che il disturbo si manifestasse prima dei nove mesi d’età. Ora, dal momento che gli attaccamenti selettivi avvengono tra i sei e i nove mesi, ai bambini si richiedeva di sviluppare manifestazioni d’attaccamento disordinato ancora prima di essere in grado di manifestare un legame di attaccamento.

I criteri furono rivisti in maniera sostanziale nella terza edizione riveduta del DSM, che indicò la manifestazione essenziale di questo disturbo “in una marcata alterazione delle relazioni sociali in quasi tutti i contesti”, collocò l’età di esordio prima dei cinque anni e distinse due sottotipi di Disturbo: l’uno caratterizzato dalla “persistente incapacità di iniziare a rispondere alla gran parte delle interazioni sociali”, l’altro dalla “socievolezza indiscriminata”. L’affidabilità della diagnosi risultò migliorata in maniera molto significativa da questi cambiamenti apportati ai criteri.

Per il DSM-IV la caratteristica fondamentale del Disturbo Reattivo dell’Attaccamento (DRA) è “una modalità di relazione sociale, notevolmente disturbata e inadeguata rispetto al livello di sviluppo, che si manifesta in quasi tutti i contesti, che inizia prima dei 5 anni ed è associata ad un accudimento grossolanamente patologico”.

Il DRA presenta due tipi di sintomatologia clinica che erano già stati introdotti per la prima volta dal DSM-III-R e che sono stati conservati anche dal DSM-IV: Il Tipo Inibito e il Tipo Disinibito.
Nel Tipo Inibito, il bambino “è persistentemente incapace di dare inizio alla maggior parte delle interazioni sociali e di rispondere ad esse in maniera adeguata al suo livello di sviluppo” e “mostra modalità di risposta eccessivamente inibite, ipervigili, o altamente ambivalenti (per es., attenzione fredda, resistenza alle tenerezze o un misto di approccio ed evitamento)”.
Nel Tipo Disinibito, vi è una modalità di attaccamento diffuso: il bambino mostra socievolezza indiscriminata o una mancanza di selettività nella scelta delle figure di attaccamento.

5.2 Attaccamento e rischio psicopatologico
In un ambiente dove si instaura un tipo di attaccamento insicuro il bambino svilupperà una personalità molto debole per quanto concerne la sfera emotiva: stati affettivi condivisi vissuti in modo inadeguato, la rigidità e ripetitività delle risposte alle esperienze emotive del contesto interpersonale, l’interiorizzazione di difese per evitare vissuti emotivi non sostenibili. L’attaccamento insicuro di per sé non è sinonimo di patologia ma la scarsa adattabilità alle esperienze emotive dei bambini che hanno un tipo di attaccamento di questo tipo, fa si che essi siano più facilmente esposti al rischio di disfunzioni psicopatologiche.
Tutto ciò conferma che la sicurezza dell’attaccamento svolge anche una “funzione di protezione” nelle situazioni stressanti e negli eventi traumatici: il bambino sicuro sviluppa una soglia difensiva più alta nei confronti di tali situazioni.

Alcuni studi hanno messo in evidenza che i bambini insicuri dimostrano di avere una scarsa resistenza (resilence) di fronte a lutti, abusi o traumi e che esiste la possibilità che essi possono sviluppare un disturbo post-traumatico da stress.
Altri studi hanno dimostrato che un’insicurezza nell’attaccamento predispone a relazioni negative di vario tipo, che vanno dal prevaricare gli altri bambini, nell’essere loro vittima, alla seduzione e allo sfruttamento (Sroufe, Fleeson in Hinde, Stevenson-Hinde, 1988).

E’ stata riscontrata anche una maggiore frequenza, nei bambini insicuri, di disturbi dell’attenzione, della regolazione delle emozioni e del controllo degli impulsi comportamentali (Lyons-Ruth e coll., 1993; Solomon e coll., 1995; Carlson, 1998). E’ stata anche identificata una corrispondenza rilevante tra attaccamento insicuro e il delinearsi di disturbi nell’area dell’alimentazione, del sonno e del linguaggio che permangono anche nel tempo. Questi sono interpretabili come “manifestazioni comportamentali di perturbazioni relazionali” (Sameroff e Emde, 1989) che se estese nel tempo, possono facilitare la strutturazione di disturbi relazionali veri e propri (Ammannati e coll.,1996).

Sono state anche rilevate notevoli difficoltà di interazione sociale e di relazione con il gruppo dei pari, verso i quali i bambini insicuri esibiscono molto spesso atteggiamenti di controllo, di ostilità e di aggressività (Karr-Morse, Wiley, 1997; Lyons-Ruth, Jacobwitz,1999).
Infine una meta-analisi ha dedotto che l’attaccamento insicuro è collegato ad una più alta incidenza di malattie psichiatriche e in particolare a disturbi d’ansia e dell’umore (Van Ijzendoorn, Bakermans-Kranenburg,1997).

 

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Autore: Dott.ssa Denise Bucalossi, psicopedagogista. Laureata in Scienze dell'Educazione con una tesi in Psicologia sociale dal titolo "PER LE VIE DEL MONDO. Migrazione e disagio psichico". Attualmente specializzanda in pedagogia clinica. Lavoro, come psicopedagogista, presso il Centro socio-riabilitativo dell'Azienda USL 11 di Empoli.

 

copyright © Educare.it - Anno V, Numero 8, Luglio 2005


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