Nella quarta parte dello studio sono stati presentati
i segnali indicatori di una possibile sofferenza da abuso, da parte di un
bambino e quale cautela sia necessaria per interpretarli correttamente.
Tutto ciò, si è visto, necessita di una attenzione allenata
e responsabile, anche e soprattutto da parte delle figure genitoriali, nonché
di oculati interventi specialistici nell’intervento di aiuto.
Attenzione e comunicazione devono essere quindi qualificate e
si possono sviluppare con tecniche adeguate e di facile applicazione, dai
risultati efficaci.
In questa quinta e ultima parte verranno aggiornati i dati
del fenomeno e valutate le forme di prevenzione e di protezione dell’infanzia.
Abbiamo visto quanto il fenomeno sia esteso e quanto
sia necessario conoscere, per prevenire l’abuso, sia il pedofilo, sia la
possibile vittima. Accanto alle notizie diffuse dai mass-media, registriamo
sempre più frequentemente iniziative di sensibilizzazione e di controllo
diretto.
Sono alla ribalta (agosto 2002) le ultime operazioni della
polizia criminale, che segnala, per i primi quattro mesi del 2002, una diminuzione
dei minori vittime di reato, 70 minori, con una percentuale inferiore, meno
61,7%, dello stesso periodo del 2001, 183 minori.
Aumenta la fascia di età dei bambini abusati;
precedentemente era elevatissima la fascia 0-10 anni, attualmente i dati
riportano una distribuzione equivalente fra le diverse fasce: 0-10anni, 11-14,
15-17 anni.
Un altro dato significativo è poi quello riguardante i
denunciati. Sono in aumento gli estranei, 57%, in calo i denunciati della
cerchia di conoscenza del bambino, familiari, amici o insegnanti.
Non ci è difficile immaginare, dopo quanto relazionato in
questo studio, quali capacità investigative, ma anche psicologiche, siano state
investite nel contattare le vittime, quali strategie siano state impiegate per
permettere a questi minori di raccontarsi e di ritrovare la fiducia negli
adulti, per avviarsi poi a percorsi di recupero.
Anche in sede legislativa, a sostegno delle leggi
66/96, 269/98, 154/2001, sei sono le proposte di legge assegnate alla II
Commissione Giustizia, per introdurre nuove norme per contrastare e prevenire la
violenza sessuale, gli abusi e la pedopornografia, anche su internet.
Tutto ciò può rassicurare, ma riconferma ancora una volta l’urgenza
di azioni ampie e decise di carattere preventivo, nonché di informazione e di
formazione di genitori e di educatori, a cui si è dato in questa sede un
piccolo contributo.
Cosa fare dunque? E come parlarne ai bambini?
I bambini devono essere osservati, conosciuti, ascoltati con
intelligenza e poi protetti, ma soprattutto aiutati durante la crescita a
diventare autonomi e capaci di cavarsela da soli. Devono riconoscere i
pericoli e i rischi che corrono se si affidano alle lusinghe di un adulto.
Vanno educati e informati di ciò che loro può
accadere se sono avvicinati da un adulto che dedica loro attenzioni insistenti. Senza
ingenerare in loro ansie eccessive, o mortificare la fiducia negli adulti,
devono capire se il comportamento di un adulto è qualcosa che va al di là
delle normali attenzioni e manifestazioni affettive.
Man mano che il bambino cresce deve diventare più accorto e
attento. Deve essere informato, in modo rispettoso e adeguato all’età sulle
tematiche relative alla sessualità, alle perversioni e alle devianze. Tutto
ciò deve essere graduale, idoneo all’età, ma anche alla sensibilità e all’evoluzione
psicologica bambino stesso.
Se il bambino s’imbatte in un episodio sgradevole, per
esempio di esibizionismo, è necessario rassicurarlo che per quanto gravi
siano, si tratta di episodi da cui si può "uscirne", con attenzione,
rassicurazione, dialogo che suscita la confidenza, iniezione di esperienze e
forze "positive".
Può essere utile insegnare ai bambini a stare in gruppo, per
imparare a difendersi.
"Torniamo a parlare di virtù, non dobbiamo avere paura
di parlare ai giovani di valori etici. Spieghiamo cos’è la violenza, la
sopraffazione, la cattiveria… diciamo ai bambini con chiarezza di stare
attenti…" (Giovanni Bollea in Avvenire 1/10/2000).
Inoltre vorrei ricordare ai genitori
LE OTTO REGOLE D'ORO PER I GENITORI
(fonte: Telefono
Arcobaleno)
- Non facciamo sentire soli i bambini perché la solitudine li rende
fragili.
- Ascoltiamo sempre i bambini con attenzione e pazienza: le cose che a
noi possono apparire meno importanti potrebbero essere significative per loro.
- Diciamo ai bambini che la sessualità con gli adulti è sempre sbagliata.
Ci sono persone che possono fare loro del male. E’ un’amara
considerazione ma bisogna dirglielo.
- Se i bambini possiedono oggetti o soldi chiediamo loro da dove provengono.
- La pornografia minorile , in qualunque forma deve essere sempre
tempestivamente denunciata all’autorità.
- Non lasciamo i bambini soli davanti a Internet ma non facciamo loro
mancare questo straordinario strumento di progresso, di conoscenza e di
cultura.
- Se abbiamo dei sospetti di abuso, chiunque sia il sospettato, occorre
chiedere subito aiuto. Eviteremo così per quel bambino ulteriori
abusi.
- La pedofilia non è un problema dei bambini, ma degli adulti che hanno il dovere
di affrontarlo.
torna indietro
"Quello che sta accadendo è il frutto della
cultura della trasgressione. E’ l’ultimo gradino di questa cultura."
(G. Bollea)
"Bisogna che l’educazione fissi ben saldi i paletti
fra desiderio e realtà, e insegni l’importanza di dire no alle proprie
pulsioni, senza per questo reprimere le proprie fantasie. Bisogna che un’educazione
sottolinei la capacità di imporsi un comportamento sulla base di una
necessità sociale." (V. Andreoli – Dalla parte dei bambini-
Rizzoli).
Ecco allora che anche su queste premesse, si fa sempre più
strada una prassi vincente in termini di prevenzione: essa si realizza
essenzialmente con azioni di rifiuto e di contrasto capillare di tutto ciò e
di tutti coloro che attaccano e minacciano i piccoli di questa società.
L’educazione
alla difesa dei bambini, quale bene e valore sociale, diventa prevenzione dell’abuso
minorile, ma questa educazione passa attraverso una presa di coscienza di
vastissime proporzioni, che coinvolge tutta la società, nella sua globalità.
Il
gruppo sociale diventa solidale nelle sue realtà più note: la scuola, il
comune, la parrocchia, i gruppi sportivi.
I parenti dei bambini, i vicini
di casa, i negozianti, gli insegnanti, i giovani, i compagni delle classi
superiori, tutti… sentono e devono avvertire la necessità della difesa e
della vigilanza dei minori, dei "cuccioli" di questa società.
Devono
avvolgere i piccoli in un manto di protezione che non lascia scampo ai
provocatori, che isola i tentativi pedofili, che diventa condanna vivente dell’attacco
all’infanzia. Pronti a dare aiuto, sostegno.
Le esperienze sono ormai
numerose. Qualche piccolo esempio:
una mamma brasiliana, contattandomi per
chiedere una collaborazione per la preparazione di uno spettacolo per i
numerosi bambini di una scuola mi disse: "Ho coinvolto un sacco di gente,
ma così ci conosciamo e lavorando insieme stiamo creando un bel clima fra
genitori e bambini. E’ così che combattiamo, uniti, i pericoli… e facciamo
barriera intorno ai nostri figli!"
Occasione di sensibilizzazione e di educazione alla
prevenzione è stata quella che la scuola elementare di Lonigo (Vi) ha
proposto ai ragazzi di 9 e 10 anni. Essi hanno assistito all’animazione del
racconto di Nik, il cucciolo che riesce a salvarsi dal "lupo", che
ha approfittato della sua ingenuità e della sua fragilità, grazie all’attenzione
di una madre accorta e comunicativa e di un padre attivo e coraggioso (vedere
bibliografia). Ai 200 ragazzi è stato chiesto di tracciare la mappa dei comportamenti
di Nik e degli altri personaggi significativi, riconoscendo i punti di
forza e di debolezza, in termini di prevenzione. Ma è stato loro chiesto
anche di comporre il manifesto della difesa dei più piccoli, individuando
dall’esperienza fatta, quali consigli e quali strategie consigliare ai
compagni più piccoli, per difendersi… convinti quindi che i più piccoli
vanno davvero difesi!
I ragazzi, con grande responsabilità hanno saputo essere molto attenti e
provvidenzialmente alcuni dei loro suggerimenti hanno coinciso con
LE OTTO REGOLE D'ORO PER I BAMBINI
(fonte: Telefono
Arcobaleno)
- Quando esco di casa, dico sempre ai miei genitori con chi esco e con
chi vado.
- Io non parlo mai con gli estranei e non mi lascerò convincere ad
andare da nessuna parte con qualcuno che i miei genitori non conoscono.
- Io dirò sempre NO a qualsiasi persona, anche se adulta, che
proverà a toccarmi in modo che non mi piace.
- Se qualcuno prova a toccarmi e a portarmi via, io scapperò molto
velocemente. Griderò "questo non è il mio papà" o
"questa non è la mia mamma" e "aiutatemi".
- Racconterò ai miei genitori che qualcuno prova o a toccarmi in modo
che non mi piace.
- Io non devo mai avere segreti davanti ai miei genitori, io parlerò
loro delle cose o delle persone che mi fanno paura.
- I miei genitori mi vogliono bene, mi ascolteranno e mi aiuteranno
se ho dei problemi.
- Se qualcuno prova a minacciarmi le mie regole sono: dire NO! Scappare
Raccontarlo a qualcuno.
torna indietro
Significativa risulta l’esperienza proposta dal Centro
tutela minori del Comune di Vicenza, che ha dedicato al lavoro di prevenzione
dell’abuso sessuale, un progetto denominato creativamente
"Carovana", in quanto si compone di "carri", proposte che
vanno ad arricchire le esperienze dei ragazzi in un percorso vario e
articolato. Ai centri estivi i ragazzi hanno "camminato" con gli
operatori su percorsi riguardanti la corporeità, la prevenzione e la
diversità.
Uno dei "carri" inoltre molto opportunamente ha
affrontato in termini informativi e preventivi le problematiche poste dall’utilizzo
della rete di Internet, strumento così importante , ma anche sotto accusa,
proprio per il proliferare di siti pedofili e di rischi nell’adescamento in
chat.
Due gli utenti preferenziali di questo servizio: i ragazzi con i
laboratori di conoscenza creativa e critica dello strumento e i loro genitori
ed educatori.
Uno degli esempi di come è possibile lavorare per assicurare
un futuro sereno e dignitoso dei nostri bambini, nel rispetto inoltre dei loro
fondamentali diritti.
"Voglio nascere" disse il bambino "perché
voglio giocare con le stelle e sorridere al sole che sorge. Voglio prendere
per mano tutti per volare su nel cielo, in alto e vedere dove va a finire la
luna quando va a dormire. Mi accompagni anche tu?"