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I
segnali dei bambini, le attenzioni dei genitori
Nella terza
parte ho presentato alcuni aspetti del maltrattamento inflitto ai bambini e
ho osservato l’importanza di individuare i segnali di allarme che i bambini
possono fornirci in proposito.
Non è certo
facile riconoscere un bambino che ha subito violenza, è un tema soggetto a
grande prudenza e sensibilità, che prevede comunque l’intervento di
professionisti preparati, quali medici e psicologi per una diagnosi precisa.
Le indicazioni
comportamentali
che vengono ora elencate sono solo indicatori a cui prestare attenzione
con grande cautela, per eventualmente rivolgersi all’esperto,
in caso di grande evidenza e dopo aver tenuto conto del contesto
generale di vita del bambino.
Un’ eventuale
situazione di abuso può manifestare nel bambino più aspetti fra i seguenti:
- improvviso rifiuto di cibo;
- gravi disturbi del sonno
come incubi, ripetuti risvegli, ansia nell’addormentamento ed enuresi
notturna;
- stanchezza, affaticamento,
apatia;
- disturbi fisici localizzati
come mal di pancia, sensazioni dolorose alle vie urinarie;
- improvvise fobie e forti
angosce, tratti depressivi, malinconia, pianti e chiusura in sé;
- improvvisi mutamenti del
comportamento, crollo del rendimento scolastico;
- crisi di aggressività,
atteggiamenti ribelli e provocatori non prima manifestati;
- precoci conoscenze di
comportamenti sessuali degli adulti;
- comportamenti chiaramente
seduttivi nei confronti delle figure adulte, giochi a sfondo sessuale.
Il bambino che
opportunamente è stato messo nella condizione di confidare il proprio dramma e
che è stato osservato con attenzione, necessita poi di un aiuto tempestivo e
concreto. E’ un bambino molto fragile, che spesso ha perso la fiducia negli
adulti e che occorrerà preparare, calmando la sua angoscia, a una serie di
interventi speciali di aiuto.
Tutto ciò
presuppone naturalmente l’aiuto di figure che, secondo le loro competenze,
possano preparare un progetto terapeutico adeguato per quel bambino, in
quella situazione: il medico, lo psicologo, l’assistente sociale, gli
insegnanti, il giudice. Tale progetto coinvolge, con il necessario sostegno,
anche la famiglia e l’ambiente di riferimento.
E’ essenziale
creare intorno al bambino un clima di fiducia e di dialogo, per poterlo
ascoltare e permettergli di raccontare, familiarizzare con le espressioni che
usa per riferire e raccontarsi, per rivedersi nell’esperienza e percepire
quindi anche eventuali campanelli d’allarme. Se un bambino si sente protetto,
ascoltato, se avverte la presenza di adulti di riferimento che gli danno
sicurezza e protezione, riuscirà a superare più facilmente una esperienza
così traumatica, senza che l’abuso lasci tracce indelebili e patologie nella
sua personalità.
E’ evidente
quanto giochi nell’attività di prevenzione la capacità di comunicazione e di
attenzione consapevole dei genitori, in particolare e degli educatori, in
generale. (Si veda educare.it, archivio editoriali: SOS: attenzione per un
figlio)
Favorire la
comunicazione è un’arte che viene appresa ed esercitata nella
specializzazione delle abilità sociali, in generale; condizione importantissima
di crescita per il bambino fin dai primi giorni di vita, diviene strumento di
qualificazione della relazione madre-bambino prima e poi bambino-mondo esterno.
L’attenzione finalizzata sostiene la qualità della comunicazione, che
naturalmente non è solo verbale, anzi è prevalentemente analogica, fatta di
comportamenti, espressioni facciali, toni di voce, gesti e… silenzi, che
quindi vanno tenuti in considerazione ed esaminati nel contesto.
Si fa qui cenno
a due strategie che possono favorire la comunicazione efficace, anche in ottica
preventiva: l’ascolto attivo e il messaggio-io. (T. Gordon, vedere in
bibliografia)
L’ascolto
attivo si realizza nell’esercizio dell’attenzione ai messaggi dei bambini o
degli adolescenti, ai sentimenti manifestati per poi attivare, con frasi
finalizzate, il racconto del vissuto.
Es. Al bambino
che rincasa pensieroso e senza il desiderio di raccontare, il genitore
espliciterà lo stato d’animo rilevato: "Ti vedo un po’ preoccupato…"
Il bambino sarà così messo nella condizione di confidarsi. La domanda
"Cosa ti è successo? Dimmelo!" non otterrebbe alcun esito atteso.
Il messaggio-io
è la tecnica che sposta l’attenzione dal soggetto al comportamento.
Es.
"Quando tu non mi avvisi dei tuoi spostamenti, io sono molto preoccupata,
perché temo che tu possa trovarti in pericolo, senza volerlo…" Ciò
mette il bambino nella condizione di non sentirsi giudicato e lo rende
collaborativo.
Esistono
fattori, tra i più significativi, che scoraggiano la comunicazione con i
bambini; brevemente li elenchiamo:
- il disinteresse
- l’ironia;
- l’umiliazione;
- lo stress e la fretta nella
relazione;
- lo scoraggiamento dell’iniziativa;
- l’inflessibilità e l’autoritarismo;
- il permissivismo;
- l’incoerenza educativa…
e il cattivo esempio!
Altri
atteggiamenti invece favoriscono la comunicazione:
- l’attesa e l’accoglienza;
- la pazienza;
- il favorire momenti di
silenzio e di pausa;
- l’ascolto (anche attivo)
interessato;
- il perdono reciproco e la
metacomunicazione su errori commessi;
- l’attenzione e l’osservazione;
- richiesta di pareri e
coinvolgimento dei bambini nel ménage familiare;
- giochi insieme;
- potenziamento del senso dell’umorismo...
Solo una
comunicazione sorretta dall’attenzione costante potrà collaborare alla
prevenzione degli abusi, tema del prossimo 5^ appuntamento, in cui si
illustreranno le misure preventive necessarie e di come parlarne ai bambini, per
proteggerli.
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