1.
La ripetizione che placa l'ansia
2. Le regole degli adulti |
1.LA
RIPETIZIONE CHE PLACA L’ANSIA
I
comportamenti ripetitivi dei bambini hanno alcuni tratti in comune
con i disturbi ossessivo compulsivi.
Ma nei rituali dell'infanzia
non c'è niente di patologico: “Papà, mi leggi la favola
dell'orsetto?". Tutte le sere in molte famiglie il ritornello
è lo stesso: intorno ai due anni i bambini chiedono con insistenza
ai genitori di leggergli la stessa storia quando vanno a dormire.
Spesso la lettura deve essere fedele fino alla virgola e all'intonazione
della voce. A volte il bambino chiede un bicchiere d'acqua e che
gli si lasci accesa una luce. A quell'età la maggior parte
dei piccoli vuole occupare sempre lo stesso posto a tavola, e usare
lo stesso bicchiere e lo stesso piatto.
Secondo lo psicologo David W. Evans, dell'università di Yale,
questi rituali servono a calmare l'angoscia. A partire dai diciotto
mesi i bambini cominciano infatti ad assimilare regole di comportamento
che riguardano soprattutto la pulizia, e imparano a reprimere alcuni
atteggiamenti impulsivi come per esempio l'alzarsi continuamente
da tavola. Imparano anche in quale contesto? al momento del pasto,
quando vanno a dormire, durante il riposino pomeridiano? devono
applicare queste nuove regole. Di frequente, quando si trovano a
dover affrontare situazioni costrittive, i bambini piccoli sviluppano
dei comportamenti quasi irreprimibili definiti compulsivi. Compiere
questi rituali è un modo per ridurre l'ansia che nasce dal
rispetto di norme precise.
Le
regole degli adulti
Secondo l'ipotesi di Evans, basata sull'osservazione e sulle tecniche
di visualizzazione del cervello, questi rituali infantili potrebbero
condividere alcune delle basi neurobiologiche che hanno i disturbi
ossessivo compulsivi (Doc). Su un piano puramente fenomenologico
i Doc somigliano molto ai rituali infantili: entrambi si traducono
in comportamenti ripetitivi e sembrano avere come obiettivo quello
di placare l'ansia. Mentre il bambino crescendo abbandona gradualmente
i rituali, il paziente invece non riesce a eliminare i Doc.
Che succede a livello neurocognitivo? I rituali infantili sono frequenti
fino alla fine del quinto anno d'età poi diminuiscono significativamente
quando il bambino impara un po'alla volta a inibire i suoi impulsi.
Per esempio smette di alzarsi più volte durante la notte
per chiedere un bicchiere d'acqua. A poco a poco, comincia ad accettare
le regole del mondo degli adulti. A livello cerebrale, le capacità
d'inibizione delle risposte, di risoluzione dei conflitti e di soppressione
dei comportamenti sono associate alla maturazione delle cortecce
orbitofrontale e cingolare anteriore. Verso i sei anni l'ansia è
generalmente ridotta. Il controllo degli automatismi e il ricorso
ai rituali non sembrano più necessari.
Invece alcuni bambini sviluppano i Doc, dei comportamenti ripetitivi
molto più invalidanti per la vita quotidiana rispetto ai
rituali dell'infanzia. Questi disturbi possono cominciare prima
degli otto anni; nell'80 percento dei casi si manifestano nell'infanzia
o nell'adolescenza. Una continuità tra la forma giovanile
e quella adulta del disturbo è stata dimostrata da Martine
Flament dell'università di Ottawa. I risultati degli studi
condotti con le tecniche di visualizzazione del cervello in azione
rivelano una disfunzione del circuito detto "corticostriato?talamo?corticale"
e si sospetta un'attività anomala anche nella corteccia cingolare
anteriore.
Che conclusioni possiamo trarre sui legami tra i rituali infantili
e i Doc?
Oltre alle somiglianze sul piano fenomenologico, su quello neurobiologico
la comparsa dei Doc potrebbe spiegarsi in parte con un difetto d'inibizione
dei comportamenti ripetitivi dovuti a una disfunzione delle cortecce
orbitofrontali e cingolari anteriori. Ma la maturazione di queste
regioni cerebrali coincide proprio con l'emergenza delle capacità
d'inibizione e della padronanza di sé che permettono al bambino
sano di abbandonare i rituali a partire dai cinque anni. Il Doc
sembrerebbe allora una specie di rituale che il bambino non é
in grado di inibire. Ci sono altri meccanismi cerebrali, legati
all'attenzione, che intervengono nella patologia a partire dall'adolescenza.
Va sottolineato che i comportamenti ripetitivi del bambino non sono
necessariamente dei precursori di Doc successivi: anche se precocissimi
o molto pronunciati, questi rituali non indicano in nessun caso
una maggiore vulnerabilità nei confronti di questi disturbi.
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