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Gli esseri umani vengono al mondo
con una specifica predisposizione a percepire i suoni del linguaggio;
non esiste nessun altro stimolo uditivo che percepiamo con lo
stesso grado di precisione nella medesima unità di tempo. Tutti
i bambini, tranne quelli che presentano forme più o meno accentuate
di ritardo cognitivo (o articolatorio/motorio), entro i tre -
massimo quattro - anni di età, acquisiscono la piena capacità
di comprendere e produrre il linguaggio.
Dato che ogni piccolo cresce e
matura secondo un proprio ritmo di vita peculiare, non è sempre
facile stabilire se presenta anomalie e difficoltà evolutive,
soprattutto se non si possiedono sufficienti elementi di giudizio
(dati anamnestici sulla storia pregressa del piccolo, eventuali
disturbi dell’udito di varia entità, otiti in tenera età...).
Tali dati sono molto importanti perché aiutano a definire un quadro
medico - diagnostico delle eventuali difficoltà che il bambino
ha affrontato, difficoltà che possono averlo privato di sufficienti
stimoli linguistici provenienti dal mondo esterno.
Ci sono, però, situazioni nelle
quali il bambino non ha fatto esperienza di "ostacoli"
anatomo - fisiologici alla stimolazione linguistica, bensì relazionali.
Credo che tutte le mamme di bimbi piccoli si siano sentite dire
quanto è importante parlare con il proprio figlio, raccontargli
cosa gli sta accadendo intorno (di modo che anche lui possa imparare
a dare un nome alle realtà che esperisce) e chiamarlo per nome
con dolcezza. Verissimo, anzi, ancora di più: fondamentale! Sappiamo
che il bambino tende a preferire il timbro della voce femminile
perché più acuto di quello maschile (ed anche perché la donna,
in genere, per qualche meraviglioso meccanismo evolutivo di conservazione
della specie, tende a parlare ai bambini facendo uso del "motherese",
quel particolare registro linguistico caratterizzato da voce più
acuta della norma, cadenza ritmata - cantilenante - e corollario
di mimica facciale sorridente); tra tutte le voci femminili, inoltre,
il bambino preferisce quella della sua mamma. Alla luce di ciò,
parafrasando un noto detto popolare, è possibile affermare che,
con un bimbo piccolo, "il silenzio non è d’oro"!
Diversi studi dimostrano che, in assenza di un’adeguata stimolazione
linguistica, il linguaggio non si sviluppa completamente: il ruolo
dell’adulto è, quindi, fondamentale. Accade anche che, purtroppo,
il bambino non si trovi a vivere in un ambiente che lo stimola
linguisticamente: è il caso del bambino che ha, ad esempio, una
madre gravemente depressa. Diversi studi sperimentali mostrano
come ci siano evidenti ritardi nello sviluppo linguistico nei
figli di madri depresse, in special modo nel caso di famiglie
monoparentali e di assenza di altri adulti interagenti. Tali studi
evidenziano la scarsità - a livello quantitativo - e la povertà
- a livello qualitativo - delle stimolazioni linguistiche offerte
da tali madri ai propri figli: "mono-tone" (tono monocorde
e, quindi, noioso), isolate, ripetitive, prive di coloritura emotiva
e di enfasi. I bimbi esposti a tali (in)attività linguistiche
hanno difficoltà a sviluppare un ricco vocabolario e ad apprendere
quella competenza comunicativa fondamentale che è il rispetto
dei turni nell’interazione, hanno maggiore difficoltà ad iniziare
scambi verbali ed anche a rispondervi. Tale quadro di "fatica
linguistica" si colloca all’interno di una relazione generalmente
insufficiente anche da altri punti di vista: il bambino spesso
non beneficia di un sufficiente supporto emotivo (l’emotional
scaffolding tanto caro a Winnicott) e di relazioni significative
con altri adulti (il padre – troppo spesso poco protagonista nella
vita del figlio, specialmente quando è molto piccolo e sembra
che sia "affare della madre", altri parenti adulti,
amici dei genitori…); una madre depressa, inoltre, è frequentemente
troppo presa dalla gestione del proprio mondo interno per offrire
sufficiente attenzione al proprio piccolo (spesso determinando
la formazione di un Legame di Attaccamento Insicuro – Evitante).
A partire da quanto affermato, precisando che l’intento non è
certamente quello di demonizzare le madri che soffrono di depressione
(che anzi - anche i virtù delle riflessioni qui riportate - meriterebbero
molto più aiuto ed attenzione di quanto venga loro attualmente
offerto), emergono alcuni spunti di riflessione che ritengo meritevoli
di approfondimento:
-
E’
vero che il bambino predilige la voce femminile: ma la voce
del papà - che magari ha sentito nelle ultime settimane di
gravidanza attraverso la parete uterina - è (MOLTO) meglio
di qualsiasi silenzio! Coraggio padri: raccontate ai vostri
bimbi le favole della buona notte, fateli giocare, fateli
chiacchierare ed incoraggiateli alla "sperimentazione
linguistica"!
-
Cantare
filastrocche, ritornelli e ninna nanne ai piccoli è meraviglioso..
anche se siete stonati! Fatelo tenendo (se possibile, ovviamente)
il piccolo in braccio: c’è una buona possibilità che cantiate
sorridendo, con più dolcezza e cullando il piccolo al ritmo
della melodia, offrendogli una serie incredibile di stimolazioni
interessanti (cinesiche, visive, linguistiche, musicali, tattili…).
-
Educatrici
e maestre dei nidi dovrebbero ricevere una maggiore - e migliore
- formazione sull’opportunità di utilizzare la musica come
strumento di interazione e relazione con i bambini. Si sa
che i pionieri hanno vita dura.. ma il valore di ciò che si
propone induce a perseverare.
-
I
disturbi e le difficoltà nello sviluppo linguistico vanno
presi in considerazione con attenzione e flessibilità: è meglio
rischiare di interessarsi a qualcosa che, poi, in poco tempo
si risolve spontaneamente piuttosto che trascurare difficoltà
significative.
Desidero
concludere questa riflessione relativa all’importanza della relazione
linguistica adulto – bambino, citando un passaggio tratto da "Tre
saggi sulla teoria sessuale" di S .Freud (1905), che riporta
un breve stralcio della conversazione tra un bambino e sua zia:
<<
Zia, dimmi qualcosa, ho paura perché è buio>>
"A cosa ti servirebbe, dal momento che non puoi vedermi?"
<< Non fa niente, quando qualcuno mi parla è giorno>>
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