Quando
una famiglia inizia a scoprire che il proprio figlio entra nella
fase adolescenziale si trova a dover affrontare una criticità
che le richiede una ristrutturazione interna faticosa e complessa.
Ristrutturazione
che deve avvenire a molti livelli e che richiede un particolare
sforzo, non solo per ripristinare una certa funzionalità
familiare, ma anche perché ciò avvenga nel minor
tempo possibile.
L’adolescenza, comporta un progressivo cambiamento fisico e psichico,
una graduale percezione della realtà, una incessante sete
di autonomia ed una continua ricerca di un’identità: un
grosso carico che, inevitabilmente, ricade sulla famiglia. Essa
deve assumersi, in modo quasi esclusivo, il peso emotivo e relazionale
che diventa sempre più oneroso sul piano psicologico con
l’intensificarsi della fase evolutiva in questione.
In
questa fase è importante che la famiglia sia accompagnata
nell’accettazione dei repentini mutamenti del figlio adolescente,
nella ricerca delle informazioni relative all’adolescenza e nell’aiutarla
a prefigurarsi eventuali necessità future del ragazzo che
insorgeranno e che richiedono un’organizzazione familiare specifica
ed un cambiamento considerevole nelle relazioni familiari. Questo
richiede una maturità interna e un equilibrio non sempre
facile da raggiungere.
I genitori sono particolarmente disturbati nel riscontrare che
le modalità relazionali da loro utilizzate prima dell’età
adolescenziale devono essere inevitabilmente modificate in funzione
dei nuovi e diversificati bisogni del proprio figlio. Alcuni conflitti
connessi al passato di queste famiglie possono emergere proprio
per l’elevato stress a cui sono sottoposte. Solo i familiari che
riescono ad adattare la propria modalità interattiva alle
mutate caratteristiche del giovane mantengono un livello di soddisfazione
relazionale discreto. Quelli che, viceversa, non adeguano le proprie
modalità comportamentali al decorso di tale fase evolutiva,
sono più in difficoltà ad espletare i compiti di
vicinanza necessari.
Per essere più preciso, la famiglia e i membri che la compongono
si influenzano e si condizionano reciprocamente, in un rapporto
di interdipendenza, creando un continuum relazionale. Importante
è sottolineare come: i membri di una famiglia sono tanto
più indifferenziati quanto più sono dipendenti l’uno
dall’altro, al contrario, i membri di una famiglia sono tanto
più autonomi e liberi quanto più sono differenziati;
per dirla tutta e con Galimberti: “la buona riuscita del processo
di differenziazione della famiglia di origine dipende infatti
anche da come i genitori hanno, per così dire, “metabolizzato”
gli eventi relativi alla propria uscita dalle rispettive famiglie
di origine e da come essi stessi regolano e modificano le distanze
relazionali”.
Per comprendere meglio il tutto, senza non qualche forzatura,
utilizzerò concettualmente un costrutto definito “omeostasi
familiare” - per indicare, in generale, la tendenza dell’organismo
a mantenere il proprio equilibrio e a conservare le proprie caratteristiche
morfologiche e fisiologiche contro gli squilibri che possono essere
determinati da variazioni interne esterne( W.B.Cannon)-; in altre
parole e nel nostro caso: l’adolescenza non è solo un’esperienza
personale del giovane, ma è una fase che si colloca all’interno
di un contesto relazionale; la famiglia, in larga misura i genitori,
vive questo “cambiamento del loro membro” come qualcosa di perturbante
l’equilibrio, in negativo o in positivo, che ha costruito e concretizzato.
Nasce attorno all’adolescente una sorta di sofferenza relazionale
e comunicativa che, spesso, impedisce la scoperta di nuove risorse
interne al sistema famiglia. Se il corpo, la psiche, la spinta
verso la differenziazione, l’autonomia del figlio adolescente
è comunicazione, diventa importante sapere come e a chi
viene indirizzata questo comunicare, ad individuare le strategie
dialoganti che la famiglia mette in atto per superare questa fase
di disagio “fisiologico e normale”.
Allora la domanda di fondo: “cosa rappresenta l’adolescenza per
la famiglia intesa come sistema? La risposta assume un duplice
aspetto e significato: un evento nuovo stressante, che sconvolge
il sistema famiglia; un tentativo di ristabilire l’equilibrio
omeostatico. Se consideriamo il primo aspetto e cioè la
rottura di un equilibrio costituito, i cambiamenti più
importanti prodotti sono: il passaggio dalla dipendenza alla indipendenza,
o almeno il tentativo, del figlio adolescente che tende alla trasformazione
in soggetto autonomo ed indipendente; sconvolgimento delle regole,
del funzionamento, dei ritmi e delle priorità nella vita
quotidiana ; crisi della maturità (“crisi della mezza età”)
con sensazione di perdita del ruolo genitoriale oppure iniziare
ad avvertire i disagi di tale situazione vivendo in modo depressivo
la “sindrome del nido vuoto”.
Nel sistema familiare l’adolescente trova le conferme e le disconferme
del suo atteggiamento, del suo essere ambivalente che da una parte
vuole essere una persona indipendente ed autonoma, con l’idea
di essersi fatto da solo e di “separarsi, dall’altra ha un non
manifesto ma profondo bisogno di appartenenza, di dipendere dalla
famiglia e ne chiede, sotto ogni forma, aiuto sostegno. Pertanto
la famiglia è il luogo di apprendimento importante, di
sostegno per vivere intensamente la magica esperienza dell’adolescenza.
Desidero concludere questa prima parte dell’articolo con una affermazione
di Nicolò-Corigliano-Ferraris (1991) : “L’adolescente normale
nella famiglia normale è perciò ribelle e contestarlo.
Saranno piuttosto i ragazzi passivi, remissivi e sottomessi, bloccati
ed inibiti nella loro protesta che desteranno le preoccupazioni
del clinico (….) l’aver interiorizzato i propri modelli genitoriali
(….) consente un migliore distacco ed un’efficace separazione
e stabilizza e rafforza i processi di identificazione. L’eccessiva
ed imitativa accettazione dei modelli parentali ci mostra una
difficoltà di interiorizzazione (….), tanto da non permettere
un’efficace individuazione e separazione nel sistema familiare
(….); mentre una ribellione e un rifiuto troppo marcati e violenti
ci mostreranno con quanta paura e angoscia l’adolescente stenta
a liberarsi dalle caratteristiche relazionali del mondo infantile
(….)”.
...continua...
Autore:
Raffaele Crescenzo, psicopedagogista, operatore della
pastorale familiare, operatore della pastorale sanitaria, perfezionato
in pedagogia per il territorio, educazione degli adulti e psichiatria
di consultazione e clinica psicosomatica. Responsabile progetto
"Centro Assistenza Ascolto" Servizio A.D.I. Distrettuale
per le famiglie ed i malati a domicilio. Giudice Onorario Tribunale
dei Minori Catanzaro. Già docente di Sociologia dei processi
culturali e comunicativi presso Università “Magna Greacia”
di Catanzaro. Tra le sue aree di interesse il rapporto adolescenti
famiglie, nei suoi campi di intervento forme individuali o di
gruppo per prevenzione disagio e nelle situazioni di psicopatologie
giovanili. Sostegno alle famiglie nel fronteggiare situazioni
di difficoltà relazionali.
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