Riflettere sulle barriere
Per concludere sembra
interessante illustrare rapidamente quali sono gli ostacoli individuati dalla
ricerca educativa ad un uso proficuo delle Tecnologie dell’Informazione e
della Comunicazione nella didattica. Possiamo facilmente suddividerli in due
grandi categorie:
- Ostacoli
che si collocano a livello individuale del singolo docente ;
- Ostacoli
che si collocano a livello istituzionale, di scuola, di struttura.
All’interno della prima
categoria i docenti richiamano in primo luogo la mancanza di tempo richiesto per
formarsi, per programmare le attività didattiche, per reperire le risorse e
preparare il materiale, in secondo luogo la loro scarsa confidenza con la
tecnologia.
Rivestono però un interesse
a nostro parere molto più grande alcune voci che la dicono lunga sulle
percezioni dei docenti e sulle angosce che sempre si affacciano
all’immaginario di chi è alle prese con una qualche forma di innovazione. I
docenti riferiscono in un elevato numero di casi delle vere e proprie paure,
come quella di essere messi in difficoltà dalla maggiore esperienza degli
alunni o dalla possibile insorgenza di problemi tecnici cui non sarebbero in
grado di far fronte, eventi che, a detta dei docenti,
potrebbero condurre ad una perdita di status e di credibilità.
Vi sono poi le percezioni
negative circa l’improduttività dell’uso didattico del computer o la sua
difficoltà d’uso e infine la carenza di motivazione a rivedere pratiche
didattiche consolidatesi nel tempo.
A livello istituzionale,
invece, i principali ostacoli riguardano ancora l’insufficienza delle
dotazioni, la difficoltà di accesso ai laboratori di informatica, specie per i
docenti che non insegnano questa disciplina o discipline affini,
l’obsolescenza e l’inaffidabilità delle attrezzature e dei software.
Si segnalano tuttavia, in una
posizione di rilevo, anche le lamentele per la mancanza di supporto tecnico e
istituzionale, dove per supporto
istituzionale deve intendesi la mancata motivazione dei dirigenti scolastici ad
implementare l’innovazione, con le conseguenti trasformazioni organizzative
comportate.
Una epistemologia per le
TIC
Tutto quanto è stato fin’ora
evidenziato come portato dell’insostituibile lavoro svolto dalla ricerca
educativa, mette in luce una grande evidenza: se l’approccio pedagogico che
guida i docenti aderisce ad una
visione dell’apprendimento come trasferimento di contenuti e nozioni dal
docente al discente, se il modello di scuola che hanno presente e sul quale
pensano di poter collocare la didattica con le nuove tecnologie è la
“scuola-auditorium”, allora potremo essere certi che nonostante le macchine
a disposizione, anche le più sofisticate, nonostante il software e le sue
innumerevoli potenzialità, la scuola continuerà a non cambiare e le tecnologie
disponibili continueranno a far bella mostra di sé nei laboratori di
informatica, utilizzate dai docenti della disciplina e forse da qualche docente
di matematica, ma per lo più sconosciute alla maggioranza e guardate anche con
un certo disprezzo. Si sarà trattato allora di un investimento inutile.
Se invece i docenti saranno
disponibili a passare da una concezione di scuola come
luogo di trasmissione delle conoscenze (didattica centrata sul processo di
insegnamento), a quella di scuola come ambiente di apprendimento, allora
si sarà già a buon punto ed una graduale adesione ai paradigmi epistemologici
del costruttivismo sociale preparerà al meglio il terreno per una proficua
integrazione delle TIC nella didattica.
Ma
che cos’è un ambiente di apprendimento, in che cosa si differenzia
dall’aula in cui siamo abituati ad operare?
L'ambiente d'apprendimento costruttivista è un luogo, reale o virtuale, in cui
gli studenti possono lavorare insieme ed aiutarsi a vicenda per imparare ad
usare una molteplicità di strumenti e risorse informative nel comune
perseguimento di obiettivi di apprendimento e di attività di problem
solving.
La filosofia educativa costruttivista, infatti,
interpreta la conoscenza come insieme di significati costruiti con
l'intelligenza, attraverso l'interazione con il proprio ambiente , ricco di
strumenti e di risorse, in cui il soggetto si appropria dei modi di vedere e di
agire di un gruppo di cui è parte integrante (prospettiva situazionista).
Nell’ambiente di apprendimento costruttivista l’allievo non opera da solo ma
prevalentemente in gruppi collaborativi, nell’ambito dei quali si sviluppa
l’importante fenomeno del conflitto cognitivo, frutto del confronto fra
intelligenze e punti di vista diversi e motore dell’adattamento. La
dimensione sociale dell’apprendimento, le interazioni, gli scambi che si
verificano all’interno di un gruppo di lavoro, specie se formato da individui
con intelligenze e capacità differenti, permette di agire
sulle Zone di Sviluppo Prossimali degli individui, stimolando
l’apprendimento e portando i soggetti ad accrescere continuamente le proprie
capacità cognitive.
Nell’ambiente costruttivista si dà importanza della
dimensione pratica, per far sì che l’esperienza di apprendimento non sia
relegata alla sola sfera teorica, con l’effetto di
fornire conoscenze che risultano spesso anacronistiche e inapplicabili
oltre che difficilmente utilizzabili in contesti d’uso, ma si avvalga anche
dell’esperienza concreta, in situazione.
Solo
muovendosi all’interno di questa cornice teorica di riferimento la ricerca ci
ha dimostrato che è possibile contare sulle potenzialità educative e formative
delle nuove tecnologie, fuori di questo quadro ogni tentativo sarà di scarso
valore e continuerà a sbilanciare
il rapporto costi-benefici relativo all’introduzione delle tecnologie
informatiche nella scuola in direzione dei costi.
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