L’ideale
di comunicazione e informazione non è altro che una declinazione
di rapporti tra società e istituzioni [1].
Un’azione che narrativamente, nella letteratura classica, si
traduce in un gesto di amore, di apertura e di cura dell’altro.
A quell’amore che può tutto, che rende uguali e “ingentilisce”.
Simbolo di quell’utopica e remota età dell’oro, governata
dalla giustizia, dove la felicità e il benessere non
si legavano alla ricchezza o al potere, dove la violenza era
bandita, e dove eterna vi sostava la primavera [2].
Ma è un’illusione. Il nodo non risolto delle contraddizioni
sociali è sempre presente.
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Note:
[1]
N. Delai, “Senza interpretazione non
c’è buona comunicazione”, in rivista Italiana di Comunicazione
Pubblica, n. 23 Ed. F. Angeli – Trimestrale 2005.
[2]
T. Tasso, L’Aminta, Atto I Scena I, vv.
110.115 a cura di C. Varese, Ed. Mursia, 2004
Autore:
Flora Tumminello, laureata
in Infermieristica conseguita l’Università di Pavia e in
lettere moderne con indirizzo pedagogico presso l’Università
statale di Milano, con tesi in Educazione degli adulti: “La comunicazione
sanitaria, strumento di educazione nell’adulto”. Master in comunicazione
istituzionale e marketing per le aziende sanitarie presso CRT.
Corso di specializzazione per Operatori delle Strutture di Comunicazione,
Milano IREF, con Tesi di fine corso: “Il Marketing nelle Aziende
Sanitarie”. Comunicatore presso Azienda sanitaria pubblica. Esperienza
di formatore in ambito socio-sanitario privato e pubblico. Giornalista
pubblicista presso l’ordine di Milano.
Bibliografia:
M.
Castiglioni, La ricerca autobiografica, Unicopli, Milano,
2002
M. Castiglioni, Educazione degli adulti, l’approccio autobiografico,
Unicopli, Milano, 2002
L. Mortari, Aver cura della vita della mente, La nuova
Italia, Milano, 2002
I. Calvino, Le città invisibili, Oscar
Mondatori, Milano, 1999
H. Gadamer, Dove si nasconde la salute, Raffaello Cortina,
Milano, 1994
D. Demetrio, Raccontarsi l’autobiografia come cura di sé,
Ed. Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996
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