Abstract:
In una società in cui si fa sempre più crescente
la necessità della diffusione della cosiddetta cultura
della mediazione, tanto che si auspica la sua introduzione anche
nei Piani di offerta formativa (P.O.F.) delle scuole, l'Autrice
esamina i parallelismi tra la mediazione familiare e la mediazione
penale parlandone in termini di "omeomorfismo".
1.
La mediazione e l’omeomorfismo
Col dilagare della conflittualità nella nostra società
si fa sempre più crescente l’esigenza e la diffusione
della cosiddetta cultura della mediazione e dei vari tipi di
mediazione (dalla mediazione aziendale a quella territoriale).
Quelle più note, e forse più necessarie, sono
la mediazione familiare e la mediazione penale, che possono
essere considerate omeomorfe. Omeomorfismo significa che le
due nozioni giocano ruoli equivalenti, che assolvono equivalenti
funzioni all'interno dei loro rispettivi sistemi. Omeomorfismo
è uno dei tanti concetti mutuati dalle scienze fisiche
o chimiche (come omeostasi, resilienza, equilibrio), introdotto
per la prima volta nelle scienze umane proprio nella teoria
della mediazione [1]
ed in questo contesto assimilabile a quello filosofico di “parallele
convergenti” coniato da Aldo Moro.
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Note:
[1] Brutti Carlo e Rita
(a cura di), Mediazione, conciliazione, riparazione (Ed.Giappichelli
1999)
Autore:
Margherita Marzario, docente, laureata con lode
in giurisprudenza e perfezionata in legislazione minorile presso
l'Università degli Studi di Bari. Già operatrice
socio-culturale a titolo di volontariato, cultrice di scienze
umane, collabora con le riviste giuridiche online Filodiritto
e Diritto&Diritti.
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