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STUDI E RIFLESSIONI

 

Relazioni omeomorfiche tra la mediazione familiare e la mediazione penale

 

di Margherita Marzario

 

Abstract: In una società in cui si fa sempre più crescente la necessità della diffusione della cosiddetta cultura della mediazione, tanto che si auspica la sua introduzione anche nei Piani di offerta formativa (P.O.F.) delle scuole, l'Autrice esamina i parallelismi tra la mediazione familiare e la mediazione penale parlandone in termini di "omeomorfismo".

1. La mediazione e l’omeomorfismo
Col dilagare della conflittualità nella nostra società si fa sempre più crescente l’esigenza e la diffusione della cosiddetta cultura della mediazione e dei vari tipi di mediazione (dalla mediazione aziendale a quella territoriale). Quelle più note, e forse più necessarie, sono la mediazione familiare e la mediazione penale, che possono essere considerate omeomorfe. Omeomorfismo significa che le due nozioni giocano ruoli equivalenti, che assolvono equivalenti funzioni all'interno dei loro rispettivi sistemi. Omeomorfismo è uno dei tanti concetti mutuati dalle scienze fisiche o chimiche (come omeostasi, resilienza, equilibrio), introdotto per la prima volta nelle scienze umane proprio nella teoria della mediazione [1] ed in questo contesto assimilabile a quello filosofico di “parallele convergenti” coniato da Aldo Moro.

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Note:
[1] Brutti Carlo e Rita (a cura di), Mediazione, conciliazione, riparazione (Ed.Giappichelli 1999)

Autore: Margherita Marzario, docente, laureata con lode in giurisprudenza e perfezionata in legislazione minorile presso l'Università degli Studi di Bari. Già operatrice socio-culturale a titolo di volontariato, cultrice di scienze umane, collabora con le riviste giuridiche online Filodiritto e Diritto&Diritti.

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copyright © Educare.it - Anno VIII, Numero 8, Luglio 2008


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